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Beatles 12. “With the Beatles” (1963)

The-Beatles-With-The-BeatlesAl dodicesimo album dei quattro, dopo essermi sorbito tutti i “Yea Yea!” di Lennon del 1963, i dubbi mi hanno assalito come cani di notte, dubbi angoscianti che mi portavano quasi ad essere d’accordo con Scaruffi sul valore dei Beatles.
Ascoltando “With the Beatles” mi sono letteralmente scartavetrato i neuroni ascoltando liriche che farebbero un baffo alle boyband più piciòse e invurnite del pianeta. Quando sono costretto ad ascoltare robe come “Non ci vorrà molto che io sia tuuutto tuo” (“It won’t be long”, di Lennon), o “Postino, non andar via, aspetto la lettera della mia bella, non passare oltre etc…” (“Mr. Postman”, una cover) rischio seriamente la carie dentale per lo zucchero spalmato su questi testi per adolescenti in crisi di ormoni.

Il demone cartesiano del dubbio si insinua e mi dice: ma che ci hanno questi più di Take That o One Direction? A quest’altezza sono quattro pupi che se la cavano bene con le chitarre e con un bravo batterista nasuto, poi basta. Poi diventano bravi, ok, ma a quest’altezza sono forse  solo il volto passabile e borghese del rock’n’roll?

Eh no, mio caro demonietto cartesiano, non permetterò al dubbio di divenire iperbolico.Guardiamo ai fatti.
Cominciamo vedendoci un video…

ATTENZIONE!!! SE SIETE DI MALUMORE E AMANTI DELLA BUONA MUSICA E DEI NIRVANA… NON FATE PARTIRE QUESTO VIDEO! Sedetevi, respirate a fondo e preparatevi ad una esperienza che vi lascerà non pochi traumi.

Sì avete visto bene, sono i Take That che rifanno “Smells like a Teen Spirit”… (Santo Rocco, salvami tu…): un massacro indegno, una porcheria di dimensioni cosmiche, robe da processo di Norimberga.

Poi ascoltate questa…

i  quattro pischelletti che rifanno sua maestà Chuck Berry  e… non sfigurano, i quattro affrontano con un piglio sfrontato e geniale l’inventore del rock’n’roll e si impossessano di una sua canzone.
Tralasciando la coloritura adolescenziale dei testi, “With the Beatles” si rivela un album stupendo fatto da quattro animali da palcoscenico, pieno di cover e pezzi originali ben miscelati.
Inoltre, ricordiamolo, a un certo punto decisero di non fare più concerti perché erano stufi di essere quattro pupazzi per sbarbine ululanti che coprivano pure la musica con le urla, e loro si sentivano musicisti, non boyband.

Guai a sottovalutare i Fantastici Quattro. Da parte mia devo fare penitenza e riascoltarmi questo gioiello.

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  1. Non c'è ancora nessun commento.
  1. aprile 9, 2013 alle 9:08 am

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