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Recensione: Garden Of Alibis, “Colours” (2012)

colours front

di Gustavo Tagliaferri

Giungere alla propria opera prima è sempre un traguardo, un obiettivo raggiunto con impegno, E.P. o full length che sia. Nel caso dei Garden Of Alibis quest’ultimo. È come se entrasse in gioco la voglia di rappresentare in musica un arcobaleno, perso tra miriadi di spillette, che siano o meno quelle della copertina.
“Colours”, giustappunto, un tentativo, in giovane età, di coniugare varietà ed orecchiabilità. Il lavoro risultante, nella sua generalità, nella migliore delle ipotesi regala qualche perla, come il singolo “Wicayo”, o scorre senza particolari problemi (“GOA”), ma nella peggiore pecca di una certa scontatezza, rappresentata da melodie che lasciano il tempo che trovano (“Paper Dreams”), oppure da un tentativo di rifarsi, in chiave pop-rock, a vaghi richiami smithsiani (“Flower Power”) o pixiesiani (la title track) senza mettere sufficentemente a fuoco il tutto.
Fortunatamente ad interrompere l’andazzo è la seconda metà dell’album, come si avverte dalla malinconia di “Winter Lullabies”, dai synth ipnotici di “Overplastic”, dall’allegria trabordante di “In Your Wedding Gown” e dalla sfrenata “Herman”. Segnali che lasciano intuire che il coraggio ci sia, ma i quattro torinesi necessitino ancora di fare un po’ di strada. Al momento quello che rimane è un esordio sufficiente.

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