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Reload: Roma

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di Flavia Guidi

Orazio parlava di “aurea mediocritas”, l’incisione nel tempio di Apollo a Delfi “medèn àgan”, cioè “nulla di troppo”. E anche nella cultura sembra la via mediana quella vincente.
È stato da poco presentato al Liceo Classico Niccolini-Gerrazzi di Livorno il libro di Donatella Puliga e Silvia Panichi Roma. Monumenti, miti, storie della città eterna, edito da Einaudi. Roma non è che il terzo frutto della collaborazione fra la professoressa Puliga, docente all’università di Siena e responsabile del Laboratorio di ricerca sulla didattica dell’antico, e l’archeologa e storica dell’arte Silvia Panichi, che si occupa in particolare di tematiche relative alla trasmissione di temi e modelli classici nell’arte moderna. “Abbiamo pubblicato nel 2001 In Grecia e nel 2005 Un’altra Grecia”, dice Silvia, “ due libri che volevano presentarsi come una sorta di guida per tutti coloro che volevano visitare la Grecia sapendo che cosa stavano ammirando. Non volevamo realizzare saggi per specialisti, con lunghe e complesse note come si fa nei testi universitari, ma non ci siamo neppure accontentate di stendere qualcosa che semplificasse e in qualche modo andasse a distorcere la storia, gli usi e i costumi dell’antica Grecia. La casa editrice, dopo il successo dei nostri primi due lavori, ha così deciso di realizzare una serie di saggi, uno dei quali addirittura parla di Cuba”.

Così ecco il loro terzo lavoro. Stavolta la protagonista è Roma, che nel libro si racconta attraverso le sue bellezze artistiche come il tempio di Giove Capitolino, il sepolcro degli Scipioni, l’Ara Pacis o l’Arco di Costantino. Nel saggio, inoltre, viene seguita la storia dei monumenti attraverso il tempo: tutto ciò che si è conservato è stato protagonista anche della storia recente, cambiando spesso il proprio “significato”. Ecco, infatti, che le due autrici raccontano di scavi archeologici e riscoperte, di riprese di canoni e temi classici nell’età moderna e contemporanea (come nella Morte di Giulio Cesare del pittore Vincenzo Camuccini, realizzata fra il 1793 e il 1806 o nell’uso e abuso della figura di Augusto durante il ventennio fascista).

La professoressa Puliga ha istituito un paragone, dicendo che come la Divina Commedia di oggi è anche quella di Roberto Benigni, il Colosseo degli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento è stato anche quello “regale e fatiscente” ricostruito dentro Cinecittà. Quello che colpisce del saggio è che attraverso l’arte, quindi forse attraverso la bellezza, chiunque è capace di avvicinarsi alla storia, alla letteratura, all’antropologia, portandosi dentro conoscenze finalmente non “da rotocalco”.

Il libro è ricco di immagini e in fondo è presente un indice dei nomi. Se si scorre con attenzione questo indice vediamo che nel saggio sono presenti grandi figure storiche dell’antichità, come Adriano e Alessandro Magno, ma anche odierne come Barack Obama, e inoltre personaggi mitici come Enea o grandi letterati come Euripide, Tacito, Goethe. Le numerose citazioni aiutano quando a immergersi nell’atmosfera dell’antica Roma, quando a fare interessanti paragoni con il presente. Le due autrici hanno sottolineato, infatti, come sia necessario e sostanziale conoscere il passato, anche quello più remoto, per comprendere ciò che ci circonda oggi. Quello che siamo noi adesso lo dobbiamo in gran parte a quello che Roma è stata, nell’età repubblicana come nel periodo imperiale. E, infatti, chissà quante cose sarebbero diverse se non ci fosse stato l’Impero romano e la civiltà latina. Vincenzo FarinellaRaccontando ai ragazzi del liceo la storia dell’Anfiteatro Flavio, meglio noto come Colosseo, Donatella Puliga ha fatto capire come gli studi classici servano anche a comprendere che, come un tempo le matrone romane impazzivano per la fama e la prestanza fisica dei gladiatori, oggi le ragazzine sono affascinate dai calciatori. Questo è uno degli esempi più semplici per accorgersi che per molti aspetti le distanze temporali non contano.Dobbiamo, quindi, prima conoscere a fondo, poi vedere con i nostri occhi ciò che di una antica civiltà rimane, recarsi sul posto, e infine saper collegare fra loro le nostre conoscenze, utilizzare con discernimento il nostro strumento critico, tessere una tela che riesca a collegare correttamente tutto ciò che abbiamo finora appreso. Roma sembra essere il luogo più esemplificativo.

Vincenzo Farinella, docente di Storia dell’Arte moderna all’università di Pisa, nella sua postfazione al saggio riesce a riassumere tutto questo quando dice che dobbiamo: “prendere coscienza della caratteristica che fa di Roma una città unica al mondo: la millenaria continuità di epoche, di culture e di monumenti stratificatisi l’uno sull’altro, in un’affascinante simbiosi che pone costantemente ogni nuova creazione in relazione strettissima col passato, in un continuum estremamente vitale e fecondo, fonte di infiniti stimoli per tutti gli artisti che a Roma hanno lavorato, creato, vissuto”.

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