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Recensione: Post, “Fakes from another place” (2012)

cover postPost de che?
Tutti i “post” fanno sempre i conti con il “prima”; lo superano dialetticamente, ci fanno a botte, ci amoreggiano o se ne vanno via come zitelle acide. Per fortuna questi Post sono un’onesta band di rock che non vuole oltraggiare nulla e dispensa omaggi al rock anni ’80 e ’90 a piene mani, dalla new wave al grunge, con notevole immediatezza e onestà intellettuale, proponendosi di trasmettere energia e fare belle canzoni che si appiccichino alle orecchie e muovano il corpo, ottimo intendimento anzichenò.
La storia del titolo è curiosa: “fakes” nel senso di “cose finte”, “bufale”. Il timore e l’onestà intellettuale dei post è quella di essere scambiati per gente che fa una sorta di corso di corrispondenza e si diploma da casa come la scuola Radio Elettra del rockerolle, per poi risultare copie sbiadite “from another place” dei prodotti d’oltremanica e d’oltreoceano. Scrivere in inglese per una band italiana è un aprirsi ad un linguaggio transnazionale, ma anche puntare sulla qualità e non sull’immediatezza del cantare in italiano.
Mi pare che il tentativo dei Post sia lodevole, il disco omaggia, ma non è affatto sbiadito: alcuni pezzi, per così dire, spaccano, come l’ “Absent Life” che apre le danze, l’ipnotica “Who the Hell” (che fa spuntare una lagrimuccia pensando che secoli fa ascoltavo i Soundgarden con occhi ingenui), la post-rokkese “Unheard”. Bella la chiusura strumentale di “Non mi confondere”, che invece ci lascia pieni di dubbi: ma perché non puntare al post-rock e uscire dalle gabbie della lingua (straniera o patria che sia) e puntare alla musica?

In attesa di nuove loro prove, gustiamoci per ora questo “Fakes from another place”.

ps. Perché quasi scusarsi nelle note di non essere nati in Louisiana (ricordate “America Ok” dei New Trolls?) e di dover correggere la sintassi dell’inglese? Va bene l’onestà intellettuale, ma bisognerebbe essere fieri delle proprie imperfezioni, o diventa una excusatio non petita, che si traduce in accusatio manifesta.

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