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Raffica di Cantautori di Gennaio 2013

Lo ricordava Luzzato Fegiz sul Corriere venerdì scorso: i cantautori italiani sono stati l’humus intorno al quale sono coagulati i sentimenti popolari, benevoli o meno, di una nazione. Venditti e il suo “Compagno di scuola”, il primo Bennato fino a “Uffa Uffa”, De Gregori e il suo ermetismo ellittico ma così affascinante, e mettiamoci pure Guccini, anche se sul suo valore complessivo sospendo il giudizio, e pure Ivano Fossati, anche se parecchio eterodosso: in cima Tenco e De Andrè.
I cantanti-autori, spesso accusati di essere cattivi musicisti e solo poet(astr)i prestati alla musica, hanno scritto pagine impossibili da dimenticare diventando dei classici che calvinianamente dobbiamo leggere e rileggere, riascoltare per scavarne la possanza poetica e rinverdirne l’attualità, dato che ci parlano a lungo e con voce ancora forte, e in qualche caso continuano ancora a dire la loro sul palco.
Nel desolante panorama del pop odierno colonizzato dai FigliDiEmma e dalle capigliature laccate, ascoltiamo canzoni che, analizzate blandamente, si riducono a “ti amo perché ci sei” e “ti amavo quando c’eri” (con la variante “ti amo se me la dài”) poiché quando l’economia va a peripatetiche e la società si sfalda, si vende meglio la melodia zuccherosa che consola il giusto e rassicura: almeno i sentimenti non cambieranno mai.
Il bello dei cantautori era proprio il riuscire a cogliere gli umori e le tensioni del cambiamento sociale per farne schizzo, racconto artistico e musica. “Rimmel” dipingeva il quadro dei nuovi rapporti uomo-donna, improntati alla fragilità della comunicazione e alla provvisorietà dei legami, “Hotel Supramonte” parlava del dramma dei sequestri, “Rinnegato” del difficile rapporto con la tradizione e le radici.
Ora mi trovo in un estremo imbarazzo a dovermi imbattere in nuovi cantautori che provano a creare un pop cantabile e gradevole, per trovare nello sfogo lirico e nell’intuizione crociana del bello un porto sicuro e lontano dai FigliDiEmma e dai loro ciuffi “I love you”, un imbarazzo dovuto alla sensazione sempre presente nei vecchiardi che tutto sia stato scritto, tutto sia stato detto. E molto meglio.
Già in passato mi sono imbattuto in un paio di esempi virtuosi che mi hanno un po’ svegliato dal sonno del dogmatismo passatista (Giovanni Peli e Dainocova). È ancora presto per dire se una nuova generazione di cantori del presente stia crescendo forte: di sicuro sta divenendo florida e numerosa schiera. Proviamo vedere cosa arriva alla nostra casella.

564559_551037904908021_933499958_nMarazzita – “Mi gioco i sogni a carte” (EP, 2013)

Una produzione homemade di un cantante calabrese in trasferta. Minimale e chitarristico è un EP molto gradevole che esplora con ironia disincantata i sentimenti nei confronti del mondo e del proprio oggetto di amore. Davvero carino il brano dedicato al grande Piero Ciampi (non sapete chi sia? sui ceci!). Deve ancor trovare una sua poetica definita, ma già la forma musicale è sobria e interessante. Nonostante la produzione sia DIY, la qualità delle incisioni è più che dignitosa, dimostrando che ormai la tecnologia casalinga permette spazi di espressione ignoti ai cantautori “di una volta”. E questo è un bene.

https://www.facebook.com/marazzitacantautore

neve-297x300Neve su di Lei  – “Cosa Sono Io” (singolo, 2013)
Il nome indiano “Neve su di Lei” etichetta il progetto di Marcella Garuzzo, cantautrice genovese, che ci propone il singolo che precede l’imminente pubblicazione del suo (primo?) disco “Cerco la Bellezza. Ci ha colpito l’approccio acustico e la freschezza dell’incisione quasi live di un pezzo che ricorda la tradizione delle cantanti americane degli anni 80/90 (Suzanne Vega, Tori Amos). Sulla definizione di folk avrei molto da dire, ma rimando a un mio passato vaneggiamento a questo link.

http://www.myspace.com/nevesudilei

Frigieri Cover smllGiancarlo Frigieri – “Togliamoci il pensiero” (2012)

Un disco musicalmente vario; pop, rock, vecchio funky, liscio (!). Tutte le tracce vogliono essere un rtratto caustico di una società in cambiamento, proprio quello che mi aspetterei da un cantautore attento ai mutamenti e al flusso delle cose. Efficaci il ritratto della borghesia perbenista nell’inno contro il conformismo “Diversi dagli altri”, bello il ritratto dell’umanità marginale de “La Polisportiva”, cattivissimo e caustico il quadro che esce da “La Nostalgia” e dalla quasi-nostalgica “Senza Canditi”, di quando il Natale era Natale e non pervertiva i suoi dolci per i gusti di chi mangia solo se ipocalorico. “Il mio Nemico” ha la palma di pezzo migliore, di scuola CCCP-ferrett-style (c’è sotto “Battagliero”.

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  1. aprile 14, 2013 alle 8:19 pm

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