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7. Beatles, “Revolver” (1966)

beatles-revolverScarto la plastica per afferrare il disco con voluttà, mi leggo il booklet, lo faccio girare mille volte nel lettore per poi consegnarlo alla magnificenza dello scaffale in posizione nobilissima. Ho aspettato sette uscite per mettere le mani su “Revolver” così come mia nipote scarta le figurine dei Cucciolotti per trovare solo quella di Cicciotto Appiccicaticcio, la più coccolosa del cucuzzaro.

Da 20 anni non ascolto il vinile, ormai perso chissà dove, e scopro con soddisfazione di ricordarmi pure i giri di basso del Macca e i coretti di “Here, There and Everywhere” (tra parentesi, una canzone da carie dentale che non perdonerei a nessun altro, ma “Revolver” è “Revolver” quindi termino lo Scaruffi che è in me con un colpo alla nuca).

Che disco, ragazzi, che disco… C’è di tutto, dalle canzoncine per bambini che gigioneggiano compiaciute (“Yellow Submarine” in cui canta Ringo Starr, che tutti trattano come il figlio scemo, ma che da parte mia avrà sempre un trattamento di rispetto), al rock psichedelico (la trascinante opening track di “Taxman”, con un Harrison che scrive un pezzo di brillante satira sociale che non perde un briciolo di freschezza dopo quasi cinquant’anni; “She said” che descrive un trip da LSD con delle chitarre di altri tempi); Lennon qui pare quasi un pischello divertente, lontano anni luce dalla appallante maschera da guru di pochi anni dopo, e si permette pure di rivendicare il proprio diritto alla pigrizia in “I’m only sleeping” e ad elaborare una geniale ballata mistica come “Tomorrow never knows” piena di tape loops ed effetti lisergici, con un Ringo in stato assoluto di grazia, un flusso di coscienza superiore. Poi c’è sempre il genio del Macca che tira fuori un canto elegiaco sulla solitudine degli ultimi come “Eleanor Rigby”, ricolmo di una totale disperazione nei confronti del destino degli uomini, che lasciano dietro di sé gli anziani e i più deboli, che non possono nemmeno sperare in un riscatto in una dimensione ultraterrena, perche “no one was saved”.

 

In “Revolver” stili, registri linguistici e musicali, tradizione, sperimentalismo, ironia e umorismo acido si squadernano canzone dopo canzone: i pezzi, dicono le cronache, sono frutto di un gruppo affiatato, i personalismi non sono ancora esplosi: nel 1966 i Beatles sono ancora quattro amici che si divertono a creare uno dei dischi più belli della storia della musica.

 

Dixi.

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