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Recensione: Cardiophobia, “Retrò” (2012)

Un disco coraggioso e imperfetto quello dei Cardiophobia, che conoscevamo come pop band raffinata e godibile e ora sfornano un lp carico carico di… cover. Ammetto che il primo pensiero è andato a Giuzu dei Milknake con la quale qualche secolo fa discutevamo di cover e cover band in termini molto critici.
Ma il tempo porta consiglio e ho ripensato spesso alle sue parole. In sé non trovo disdicevole se qualcuno si cimenta nella rielaborazione di un pezzo altrui: gli Yes che rifacevano splendidamente Brahms, Dylan impara a essere Dylan cantando i pezzi di Woody Guthrie, l’intera musica popolare è fare e disfare un canone di pezzi arcinoti: poi se non crei nulla di tuo è un altro conto, ma la cover ti rende forse più conscio di quello che sei e di quel che vuoi proporre. Poi, certo, se ti fermi lì è la fine.

Ma passiamo al disco.
L’idea alla base di “Retrò” è puntare a un sound naturale, senza sovraincisioni o altre sofisticate sovrastrutture, perché emerga la forma-canzone nella sua essenza melodica ed emozionale. Con risultati a volte molto convincenti, a volte no. In alcuni casi il modello è troppo forte, la sua presenza totemica inficia il risultato e lo rende inferiore alle attese: non è facile rifare quel gioiello che fu “Billie Jean” di Michael Jackson, né rifare Michael Jackson in sé; non è nemmeno agevole avvicinarsi ad una delle “canzoni perfette” della storia del rock come “Femme Fatale” dei Velvet Underground con Nico alla voce.
In altri casi il modello non è ancora “storia”, non fa “letteratura”, quindi i Cardiophobia levano i freno a mano e risultano efficaci e divertenti, come in “Glory Box” dei Portishead, rifatta con grande garbo ed efficacia, così come “Friction” dei Television, bel singolo e bel video.
Sfugge a questa dicotomia un pezzo importantissimo, da me non particolarmente amato, come “Love will tear us apart” dei Joy Division, che viene piegato e rielaborato con abilità.


Il problema dell’imitatio del modello originale è un problema che tormentava già Petrarca, che non riesce a completare l’Africa perché si accorge di plagiare Virgilio senza volere. Determinare quando sia opportuna l’imitazione o l’emulazione competitiva del modello non è impresa facile nemmeno in musica, ora che abbiamo intere discografie negli iPod e “possediamo” quasi in toto il nostro passato musicale. I Cardiophobia costruiscono un canone in cui riversano l’amore per i modelli e provano a trasmettercelo con sufficiente umiltà nei confronti dei propri modelli. Se questo disco è una prima tappa evolutiva, ben venga “Retrò”, un disco che dà una scossa alla nostra memoria ed al senso estetico del loro pubblico. Ma che sia una tappa: attendiamo la prossima fermata del loro viaggio.

ASCOLTO IN STREAMING: http://www.rockit.it/cardiophobia/album/retro/20662

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  1. dicembre 25, 2012 alle 11:06 pm

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