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Music Report: Disciplinatha a Bologna, (Moonlight Festival 09-11-12)

 Filo-nessuno: un concerto irripetibile
di Claudia Amantini (foto e testi)

Con i Disciplinatha è stato subito amore. Capita di rado. Simpatia per un gruppo che, pur inserito in una cornice, ha sempre rappresentato il cane sciolto, il figlio sgraziato che mamma e papà non sanno gestire. Gran provocatori i Disciplinatha, ma soprattutto grandi anticipatori. Nella prima metà degli anni ’90 la scena musicale indipendente italiana ha vissuto anni di gloria, gran trascinamento, grazie anche al C.P.I. (Consorzio Produttori Indipendenti).
In Emilia, si sa, le sigle vanno forte come le Coop. I Csi nascono dalle ceneri dei Cccp, parallelamente nasce il CPI che unisce due realtà: Reggio Emilia (I Dischi del Mulo by Giovanni Lindo Ferretti e Massimo Zamboni) e Firenze (Sonica, direzione di Gianni Maroccolo). Due etichette, diversi figli, ogni etichetta i suoi portabandiera: Ustmamo’ per Giovanni Lindo e Massimo, Marlene Kuntz per Gianni.

I Disciplinatha finiscono sotto la guida di Ferretti&Zamboni: all’epoca si disse che i filo-fascisti incontravano i filo-sovietici. In un periodo in cui era ed è più facile fare gli “alternativi di sinistra” i Disciplinatha avevano già dato alla luce quel “abbiamo pazientato quarant’anni, ora basta!” con voce recitante di un certo Dittatore. E tutti a puntare il dito. Come ben si sa, la provocazione non sempre viene recepita. Un po’ figli abbandonati a se stessi, un po’ cani sciolti, i Disciplinatha per il CPI producono “Un Mondo Nuovo”, il mio primo incontro, il mio personale colpo di fulmine.

Siamo nel 1994 e loro sono già anticipatori. Nell’album compare “Vi ricordate quel 18 aprile”, canzone tradizionale partigiana contro chi li definiva fascisti (salvo poi anticipare quel “Materiale Resistente” dell’anno dopo). Compare anche “Up patriots to arms”, cover di Franco Battiato. Nuovamente anticipatori, dato che solo dopo di loro il mondo cosiddetto “alternativo” (ri)scopre il Maestro: i Csi lo fanno nel 1996 con Linea Gotica, dentro la bellissima “E ti vengo a cercare”. Lo stesso anno, ’96, si accodano tutti gli altri con l’album “Battiato non Battiato” (Carmen Consoli, Bluvertigo, Ustmamò, La Crus, …). Oggi lo stesso brano “Up patriots to arms” è stato oggetto di un’altra cover, ad opera Subsonica, ma mi spiace per Samuel&Casacci, la versione Disciplinatha è di gran lunga migliore. Mi spiace per Pierpaolo Capovilla (Teatro degli Orrori), ma prima di lui/loro c’era già chi aveva chiamato un album “Un Mondo Nuovo” (il/un… non attacchiamoci agli articoli). Anticipare, evidentemente, non paga.
Nel 1995 esce “A Raccolta” perché “Riciclare è tentazione irresistibile”, dentro “Abbiamo pazientato quarant’anni, ora basta!”, “Nazione-Crisi di valori”, qualche inedito, alcuni pezzi dal vivo. “Fate presto voi a parlare, Europa unita indipendente, cadaveri al risveglio smaniosi di ricominciare: a morte! Già detto, già visto, già fatto e approvato. Razze pure, etnie, frontiere. 80milioni di tedeschi. 80milioni di ricchi tedeschi grassi”. Cosa che, ancor oggi, suona incredibilmente attuale.
Nel 1996 esce “Primigenia”, per certi versi l’apice/baratro. Un disco introverso, melodico, graffiante. Per alcuni un “compromesso”, per altri il decreto della fine. Per me un disco bellissimo.
Nel 1997 Bologna ultimo concerto Disciplinatha, la fine annunciata.

Ora, 2012, sempre Bologna, 15 anni dopo. Esce il cofanetto “Tesori della Patria”, un’edizione limitata, 4cd e 1 dvd; l’occasione, buona, per rimettere tutti sul palco, un concerto, una reunion, serata non ripetibile, così han detto. Sul palco: Cristiano Santini, Dario Parisini, Marco Maiani, Roberta Vicinelli, Valeria Cevolani, Simone Bellotti, Marco Bolognini, eppoi un coro di Alpini e le Mondine di Bentivoglio. Supporti video (immagini di parate militari, tv “spazzatura” e altro), la musica (la loro e la mia), brani che attraversano il repertorio (anche se Primigenia è stata saccheggiata poco, “Esilio”), le voci.

Concerto meraviglioso, il non-ripetibile lo rende ancor più unico. Felice di esser stata lì, felice di essermi (ri)ascoltata un gruppo che meritava sicuramente di più… di più, come cantano loro, del posto che occupi (hanno occupato).

Un tuffo al cuore, trafitto e appagato.

Disciplinatha non è un gruppo filosovietico.

Disciplinatha non è un gruppo filo-americano.

Disciplinatha non è un gruppo filo-cinese.

Disciplinatha non è un gruppo filo-cileno.

Ed infine Disciplinatha non è filo-fascista. Perché Disciplinatha non è filo qualcosa, non appoggia un partito, un’idea, neppure una nostalgia data, precostituita, strutturata, sedimentata.

Disciplinatha critica e nega, e come tale sarà criticata e negata.

 

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