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Recensione: Allan Glass, “Guzznag” (2012)

Psichedelia, elettronica, minimalismo, noise, Lo-Fi. In sintesi estrema è quello che troverete dentro l’album degli Allan Glass in rigoroso ordine di apparizione, un po’ qui, un po’ là fra le 5 tracce del loro Guzznag (2012).

Il bello è che, a rileggere queste facili categorie, constato che sono le stesse che animavano alcune discussioni del Paleolitico in cui si dibatteva sulla morte di qualcheccosa, la musica, il rock, la cultura, vallaccapì: c’era sempre qualcuno che, con un certo mio stupore, si affrettava a snocciolare le cause del rigor mortis di cui sopra trovandole nell’elettronica (“fa tutto il computer”), nel minimalismo (“smettila di citare Philip Glass che dopo tre accordi hai già sentito tutto”), nel noise (“distorci, distorci e non suoni mani”), nel Lo-Fi (“roba da poveracci”).
Le domande che sorgevano allora spontanee forse erano dubbi troppo iperbolici, ma avevano il loro valore diciamo euristico, comunque costringono ancor oggi ad un’attenta analisi delle cose: non basta suonare sporco per suonare bene, non basta suonare distorto per dirigersi verso superiori stati di coscienza, ma servono ancora belle canzoni, belle composizioni.

Detto questo, non mi pare affatto disprezzabile il disco degli Allan Glass, al secolo Marco Matti e Jacopo Viale, che partono con i synth di “Satellite fra le dune” come intro difficile e perturbante; si continua con la semplice ironia chitarristica de “Il Sergente” (nella neve? Rigoni Stern?) per poi tuffarsi in una lunga suite di 12 minuti (“5 giorni bugiardi”, con echi di rock spaziale alla Ozric Tentacles); poi la pinkfloydiana “Marty’s Swallow” e un outro che omaggia Bulgakov (“A cena con Woland”), distorta e magica.
Alla fine, dicevamo, contano i fatti, contano i pezzi, e delle categorie facciamo volentieri a meno. Il disco è gradevole, l’insieme convincente: forse non piacerà a chi ama i concept, il pop dalle strutture riconoscibili, i suoni puliti e lindi che ormai puoi fare in casa, ma chi vuole del sano abbandono psichedelico si può scaricare una delle prime 200 copie disponibili su bandcamp di Guzznag.

FB: http://www.facebook.com/allanglassrock

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  1. ottobre 22, 2012 alle 9:59 pm

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