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Recensione: [kaiser(schnitt)amboss/laszlo] , “Viva Terror!” (2011)

Ha qualcosa di simile a questo sabato il disco che ho in mano, “Viva Terror!” di [kaiser(schnitt)amboss/laszlo], per gli amici Laszlo, e di conseguenza mi autonomino suo amico almeno per la durata di questa recensione… ma che dicevo? ah, di questo sabato: è stato riposante, autarchico e con una buona dose di misantropia, poco divertimento e molta introspezione involontaria e non gradita (sickness is here, and no fun 4 all Deemon/PhlegmaZ).

Questo sabato ha l’aspetto di un gatto tigrato, come il piccolo Ballboy finito sotto una ruota preterintenzionale a cui mi viene da chiedere scuse postume (sorry if i can’t save you from this lifePoor Ballboy), come una quinta stagione dell’anno dove anche le rette parallele dell’anima si incontrano (where anger and fear and fury and collision of senses and meanings have been already digested and spewed out5th season) e la Divina Indifferenza montaliana ci invade col suo nulla.

L’inizio e la fine del mio weekend è alla ricerca di una gridata anarchia, di un nichilismo che pare avere un cuore proprio, si espande e si contrae, invade tutto e si ritrae lasciando impotente le cose al loro posto (Destroy your generation, Viva Anarchia).

Eppure vorremmo che le cose avessero una loro solidità, che res e verba si riunissero a formare una nuova unità del mondo, ma tutto pare atomizzato nella follia del buon senso individuale, ed il nichilismo scettico pare l’ultima frontiera (can you feel the weight of what im sayingDogmen’s Gang).

Eppure mi chiedo come faccia questo sabato ad esistere, come faccia Laszlo a dipanare la trama di questo dubbio iperbolico: io mi scorderei anche come si fanno gli accordi della chitarra. Allora, mi dico, la mia amica di una recensione forse trova una sistemazione al proprio nichilismo non traformandolo in sistema, ma stemperandolo nelle emozioni della sua arte e concretizzandolo in un disco che alla fine risulta una efficace fuga dal Nulla e, perdipiù, un disco molto bello.

Registrato e mixato da una nostra vecchia conoscenza, Colonel Xs, Laszlo tira fuori un cd che sembra un lungo, stralunato blues, ora declinato con la chitarra acustica alla Devendra Banhart, ora con impennate soniche, ora con tetri e ipnotici episodi elettronici in cui lo zampino di Colonel Xs si fa più evidente. Unica eccezione, l’ultima traccia (la già citata Dogmen’s Gang), più vicina a certi suoni alla Dresden Dolls, che chiude il sipario in tono severo con stridente contrasto con la stralunata quasi-allegria della prima traccia (Radio hollerwhen i crossed this road i was used to sing that blues, but i confess: the real blues was you).

 

Sabato adesso è quasi domenica, questo disco ha reso un sabato disincantato e misantropo qualcosa di assai meglio.

YOUTUBE: http://www.youtube.com/user/LaszloMusicChannel

Categorie:Musica, Recensioni Tag:
  1. Non c'è ancora nessun commento.
  1. aprile 14, 2013 alle 8:19 pm

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