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Reload: Massimo Gramellini, “Fai bei sogni”

Abbiamo bisogno di esempi, non di parole

di Flavia Guidi

Del primo incontro del percorso curato e condotto da Adriano Fabris al Caffè della Versiliana (Marina di Pietrasanta, Lucca) “I mille volti dell’Amore” è stato ospite il giornalista e scrittore Massimo Gramellini con il suo libro “Fai bei sogni”. Fabris ha spiegato perché questo romanzo sia stato da lui inserito nel ciclo di incontri: quando pensiamo all’amore di solito intendiamo l’amore per un’altra persona, una persona con cui possiamo costruire qualcosa. Nel caso di “Fai bei sogni” abbiamo l’amore per una persona che non c’è stata, l’amore per una madre assente, che Gramellini ha perso all’età di nove anni.

In realtà, nel libro, che ha molto dell’autobiografia, anche se, come dice lo scrittore stesso, si tratta solo di alcuni episodi della sua vita, si parla più dell’incapacità del suo autore di amare. Incapacità nata dalla rabbia e dalla paura dell’abbandono, sperimentato in giovanissima età per la perdita della figura materna. La prima elaborazione, infatti, che un bambino può attuare dopo la scomparsa della madre è che questa ha deciso di andarsene perché non vuole più bene al proprio figlio. “Non essere amati è una sofferenza grande, però non la più grande. La più grande è non essere amati più”.

Il pensiero di essere stato “assaggiato e sputato come una caramella cattiva” lede fortemente l’autostima e convince un bambino a credere che il mondo non lo amerà mai perché c’è qualcosa in lui che impedisce agli altri di amarlo. E questo è anche un meccanismo di autodifesa, chiamato nel libro col il nome di “Belfagor”, che in età adulta si tramuta nello sfuggire alla verità.

Solo alla soglia dei cinquant’anni, infatti, Gramellini ha scoperto la verità sulla morte di sua madre.

E se Hoffer, nella citazione posta all’inizio del libro, afferma: “Molto più importante di quello che sappiamo o non sappiamo è quello che non vogliamo sapere”, il giornalista ha ribadito questo concetto dicendo: “Quella su mia madre è una verità che in fondo avevo sempre saputo. Noi conosciamo sempre le verità fondamentali della nostra vita. Semplicemente non vogliamo conoscerle, perché conoscerle significa diventare adulti”. Crescere ci fa così paura che non abbiamo più tempo e spazio per avere amore.

L’amore, secondo Gramellini, è un sentimento. Abbiamo vissuto in questi ultimi trent’anni in una società che ha esaltato le emozioni come un bene in sé. L’emozione è violenta e breve, superficiale; il sentimento, invece, è qualcosa che si prolunga nel tempo, ma è più noioso, si deve costruire. E poiché in ogni vita c’è sempre una verità nascosta, un mistero, il romanzo sembra aver raggiunto il cuore di tutti, e le oltre 630 000 copie vendute lo confermano.
L’autore ha detto di aver ricevuto migliaia di lettere dalla pubblicazione del libro da parte di lettori che hanno voluto raccontare le loro storie, spesso simili alla sua.

Anche se lo scrittore ha scoperto così di non essere il solo ad avere attraversato un dolore simile, era forse l’unico in grado di scrivere “Fai bei sogni”. La prosa di Gramellini è così leggera da rendere il libro godibile e molto scorrevole; l’uso frequente dell’ironia, caratteristica del romanzo e del suo autore, riesce a esorcizzare la paura che spesso segna le pagine del romanzo e a non farlo cadere nella retorica della commozione.

Il pubblico ha talmente percepito questa sua abilità, che non ha potuto fare a meno di sorridere anche quando l’ospite della serata ha parlato di un tema serio come la genesi del libro. Più di un anno fa il giornalista avrebbe voluto scrivere un saggio intitolato “Nessun dorma” per “scuotere la gente dallo stato di abulìa in cui ancora adesso siamo, totalmente distratti da problemi marginali”. Prima, però, occorreva una prefazione che spiegasse il perché si sentisse autorizzato a dare una lezione di vita agli Italiani: la recente scoperta e accettazione della verità su sua madre. Infine la prefazione è divenuta romanzo.
Ed una lezione di vita è riuscito a dare anche durante l’incontro con Fabris quando ha parlato dei sogni: le persone sono spesso infelici perché inseguono cose che non sono quelle per cui sono venuti al mondo, perché non realizzano i propri sogni.

E proprio quando l’autore ha affermato: “Credo che la gente non ne possa più di parole. La gente vuole esempi.” è emerso il maggior valore di questo libro, quello che ne ha fatto innamorare i lettori: il suo tono di autenticità. Se Fabris confessa che avrebbe preferito trovare “un po’ di pudore in più” nelle pagine di “Fai bei sogni”, Gramellini racconta che in realtà ha dovuto limitare il suo impulso a fare parresìa, come è stata definita dal conduttore, a parlare di sé con estrema franchezza. Un impulso che suona come atto finale e testimonianza concreta di quella liberazione di sentimenti dopo anni di “freno a mano tirato che mi impediva di essere me stesso fino in fondo”, come ha detto lo scrittore. Nella parte finale del racconto si assiste a una vera e propria evoluzione, al superamento di un ostacolo che lo scrittore ha avuto sempre davanti a sé.

“La vita ha un senso. Tutto ciò che ci succede ha un senso. Evidentemente il senso della mia vita era quello di riuscire a dimostrare di potersi evolvere, crescere, in assenza della figura di una madre. Se noi finiamo la vita come l’abbiamo cominciata, vuol dire che che la vita non ci è servita a niente.”.

  1. SANDRA COSTANTE
    aprile 22, 2013 alle 1:48 pm

    qualcuno saprebbe dirmi la descrizione della mamma di massimo ?

  2. Franciscus wm
    aprile 22, 2013 alle 7:33 pm

    Chiedo conforto a chi ha già letto il libro… Chiara… Flavia…

  3. Tereza
    maggio 10, 2013 alle 2:43 pm

    Gramellini mi piace, punto.
    Passando a riflessioni meno sentenziose, posso dire che comprendo e condivido quel che Gramellini dice su sua madre, sul suo amore mancato e incompiuto, anche se pure una madre “in vita” può risultare almeno in parte assente, lo dico per esperienza diretta.
    Solo da adulti, da veramente adulti, si può arrivare a comprendere le ragioni di un distacco affettivo, di una mancata compiutezza del vincolo madre-figlio/a. Può accader, sì, si può arrivare a giustificare, se non addirittura a condividere le ragioni di una madre, sono qui a dirlo, a dire che può accadere.
    E’ un percorso difficilissimo però, e dolorosissimo: uno di quei dolori che durano anche per tutta la vita.
    Ciao, Franz!

  4. Franciscus wm
    maggio 11, 2013 alle 4:08 pm

    Ciao Tez!
    Dato che il dibattito su questo libro, diviso fra questo articolo e quello di Chiara Lorenzetti (https://blogdiout.wordpress.com/2013/01/05/recensione-massimo-gramellini-fai-bei-sogni-romanzo-2012/) di tenore contrario, mi ha molto incuriosito, mi sa che mi tocca leggere il libro!

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