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Reload: Save Italy

Tornano le nuvole e la pioggia: torna anche il blog e la nostra Flavia “Scaramouche” Guidi che riprende la sua rubrica culturale “Reload”. Enjoy ^^

Non è un paese per l’arte? Save Italy!

di Flavia Guidi

Il nostro Paese è unico per i suoi beni artistici e architettonici. Il progetto “Save Italy” promosso da Philippe Daverio sembra sottolineare che anche in tempi di crisi questo vero e proprio patrimonio ha bisogno di essere salvaguardato. Viviamo in un paese che non ama ciò che andrebbe protetto: prendiamo un paio di casi.

Il primo. La Galleria Estense di Modena ha conservato per anni nei suoi depositi un’opera originale di Raffaello Sanzio senza saperlo. Il soprintendente ad interim di Modena e Reggio Emilia Mario Scalini si era incuriosito di quest’opera tanto da decidere di affidarla alla restauratrice fiorentina Lisa Venerosi Pesciolini e ad Art-Test Firenze per uno studio più approfondito. Come mai quella testa di donna era stata ritenuta una copia, e perciò quasi dimenticata? Gli esperti avevano pensato che si trattasse di un’opera ottocentesca, e questo è un chiaro segno dell’abilità che il Sanzio ha riversato in questo suo capolavoro. Tuttavia a Scalini sembrava che quel volto avesse troppi tratti raffaelleschi, e così in pochi mesi i laboratori toscani sono riusciti ad affermare nell’aprile 2010 che si trattava di un frammento della prima redazione della famosissima “Madonna della Perla” conservata al Museo Nacional del Prado nato dalla mano dello stesso artista.
Inutile dire che alla notizia è stato concesso solo qualche distratto accenno su giornali e tv.

In occasione delle Olimpiadi di Londra 2012, il British Museum ha ospitato nella sala dei fregi del Partenone l’Efebo di Mozia, una statua marmorea di valore inestimabile che segna il passaggio dall’ arte arcaica a quella classica, solitamente conservata al Museo Whitaker vicino Marsala. Dopo che nel 2008 Guy Devreux, responsabile del Laboratorio Restauro Marmi e Calchi dei Musei Vaticani, aveva asserito: “La scultura del Giovane di Mozia non deve assolutamente più essere trasportata in altre sedi museali. Questo andrebbe a compromettere il suo stato di conservazione in modo irreversibile”, dobbiamo sentirci impotenti sapendo che l’opera tornerà in Italia nel 2014 in data ancora da definire, dopo aver viaggiato per l’Europa e l’America. Proprio così: la Giunta regionale ha fatto trionfare la cosiddetta “valorizzazione” ai danni della tutela del patrimonio storico e artistico, andando anche contro il motivato parere della Soprintendenza di Trapani e la direttiva che nel 2007 aveva collocato l’Efebo fra le 21 opere inamovibili.
Come hanno motivato la tournèe del marmo di Mozia i membri della delegazione che ha firmato l’accordo con il British Museum? “E’ motivo di grande orgoglio e visibilità per la nostra regione. E poi l’Auriga era già destinato a breve ad un altro viaggio”. Nel 2007, infatti, l’allora ministro Francesco Rutelli, per riottenere la Dea di Morgantina, statua femminile esposta dal 1988 al 2011 al Paul Getty Museum di Malibù dopo appropriazione indebita da parte del ricettatore Renzo Canavesi, aveva fatto una trattativa che obbligava l’Italia a prestare al Getty una sua opera dall’aprile all’agosto 2013. E quando, nonostante l’Efebo abbia viaggiato per terra e per mare alla volta di Londra, si parla di jet per il percorso che lo porterà in America, Stefano Biondo, uno di coloro che ha firmato l’accordo con il British, afferma: “Ma i marmi sono pietre, molto più solidi di alcuni dipinti che spesso vengono trasferiti in aereo… E poi siamo costretti a farlo nel segno del protocollo del 2007”.
Per ora le conseguenze si sono fatte sentire, e non sono state certo positive: la direttrice della Fondazione Whitaker, che gestisce il museo di Mozia, è preoccupata perchè “la stagione si presenta magra”: coloro che avevano acquistato i biglietti per andare a vedere il bell’ auriga hanno rinunciato alla visita del museo e si sono fatti risarcire.

Malgrado lo scenario desolante, ad accompagnare il numero di luglio-agosto 2012 del mensile diretto da Philippe Daverio è un dossier su Lorenzo Ghiberti. La scelta non è casuale: Daverio sottolinea come nell’Ottocento l’Inghilterra, già fortemente industrializzata, avesse bisogno di abbandonare il prodotto seriale, nato fra i fumi delle fabbriche, per restituire dignità a quei lavoratori che Marx avrebbe definito “alienati”. Furono, infatti, proprio gli Inglesi di quel tempo a vedere nell’Umanesimo fiorentino un’epoca aurea, governata da equilibri estetici e morali che avrebbero voluto riproporre. Gli artisti fiorentini del Quattrocento, contemporanei a Ghiberti, erano anche degli artigiani, che mettevano nel proprio lavoro il proprio essere; i prodotti nascevano “ex artibus”, dalle mani.
In questo clima nasce “Save Italy”. Con la speranza che questo movimento acquisti sempre più autorità, vi dico: “Non date ascolto a chi afferma che la cultura non si mangia!”

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