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Recensione: Quiet in the Cave “Tell him he’s dead” e Fuoco Fatuo “33 colpi di schizofrenia astrale”

Il “portatore sano” di metal sempre stato per me categoria assai grata: tutti quelli che frequentavo nei tempi belli facevano un ottimo caffè, suonavano parecchio trash e discutevano con parole fuori luogo come “universo”, “destino” e compagnia cantante. Eh, trovatemelo voi ora qualcuno che si arrischi a parlare in pubblico di fato (anzi di “Fato”), di Libero o Servo Arbitrio con il Necronomicon in una mano a mo’ di empia bibbia.
Insomma, non mi sono annoiato mai a frequentare le parrocchie del metal perché ci trovavo sempre brava gente e la musica non era male, anche se non sempre faceva amicizia con le mie orecchie.

Ora due dischi di doom e black metal mi riportano ai felici tempi dei discorsi fra cosmogonia e vino buono: meno male che è domenica, perché le casse saranno messe a dura prova oggi. Dalla scuderia di Metaversus ci giungono delle proposte piuttosto interessanti.

I Quiet in the Cave con il loro “Tell him he’s dead” (EP) costruiscono in bello stile cinque tracce da ascoltare come un flusso unico: ritmica potente e precisa, ma il beat non è insistente e fluisce con i battiti del cuore, permettendo un ascolto profondo e viscerale. Le parti vocali ricercano germi di melodia che forse andrebbero sviluppati con maggiore coraggio. Comunque, bravi: cinque belle tracce.

I Fuoco Fatuo e il loro “33 colpi di schizofrenia astrale” scavano nell’estetica barocca della morte mescolando i richiami ad un antico e polveroso evo con quel kitsch che ogni iconografia metal si può permettere a iosa. Un EP di sole tre tracce di ritmica roboante e coinvolgente: un disco che mantiene le promesse di una vorticosa apocalisse sonora. Forse un po’ troppo filologico, ortodosso: un po’ di sana incoscienza non farebbe male ai nostri, anche se li porterebbe lontani dai territori del Metallo, regno di metafisica seriosità.

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