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Betty Poison Japan Tour (10) – Ultima gig. La lunga linea Chiba-Seattle. Arrivederci.

Betty Poison Japan Tour (10) –
Ultima gig. La lunga linea Chiba-Seattle. Arrivederci.
di Lucia Rehab

Puntate precedenti: Prima, Seconda, Terza, Quarta, Quinta, Sesta, Settima, Ottava, Nona.

Chiba, data conclusiva del tour. Suoniamo nel locale di Koichi, un bassista che a quarant’anni ne dimostra venticinque (come vi dicevo nei precedenti “capitoli” i giapponesi, da questo punto di vista, sanno essere davvero sorprendenti), è amico di Krist Novoselic dei Nirvana, ha portato a suonare sullo stesso palco anche il chitarrista solista dei Foo Fighters, ha un altro locale a Seattle e sta pensando di aprirne uno anche a Los Angeles.
Dividiamo la scena con una band grunge-metal dalla cantante aggressiva e inquietante, con il gruppo dello stesso Koichi, che uscirà a breve con la Subpop, con dei ragazzi che a tratti mi ricordano i Cure e ovviamente con i Pandora’s Bliss, che eseguono la più bella versione di “Boehmian dust cake” della loro storia. Sulla coda Annie impazzisce, scende dal palco, emette suoni da uccello, simula gesti autolesionistici, colpisce l’asta del microfono, per poi finire con una lunga improvvisazione strumentale, prima malinconica e poi sempre più frenetica, isterica, bellissima. Lasciano veramente il segno. Anche noi non ce la caviamo male e alla fine del nostro set facciamo salire sul palco Koichi e un ragazzo scalmanatissimo che nel corso della serata conosceremo meglio, ci farà da interprete con i giapponesi che non parlano inglese, si farà truccare gli occhi, si cospargerà il naso di efelidi disegnate con un pennarello rosso, ci parlerà della sua fidanzata australiana, del fatto che Shibuya e Shinjuku siano dei “pubblici scopatoi” e ci dirà di aver vissuto un anno e mezzo in America e di essere il figlio di un mercante d’arte.
La richiesta invasione di palco, sul finale di “Silly pop song”, si porta via gli effetti di Nunzio, ma non importa, e tutto finisce nel clamore di una serata catartica che va avanti anche dopo che crolliamo nel backstage, che peraltro è dotato di ogni comodità, doccia inclusa. Koichi infatti continua a suonare con i suoi amici e dà vita ad una jam alcolica che si protrae per non so quanto tempo, visto che torno alla vita solo nel primo pomeriggio del mattino dopo.

Un vento fortissimo e una strana luce ocra invadono la città e tutto è immerso in un silenzio suggestivo… il tour è finito. Con un pizzico di immodestia possiamo dire di essere stati bravi. Ci godiamo l’ultima giornata di riposo prima della partenza salutando gli amici, chiacchierando con una batterista di Chicago, preparando pacchi e pacchetti, mangiando in un ristorante tipico, sorseggiando birra fredda durante l’happy hour e sentendoci rilassati e felici dall’altra parte del mondo e come non eravamo da tempo. Quando cala la sera una luna bellissima sale nel cielo, apparentemente così vicina che chiedo agli altri “Ma è possibile che qui la luna sia più grande o è un’illusione?”, come se avessi tre anni. Ed è esattamente con questa immagine, che mi ha realmente inchiodato, naso in su, in quel di Chiba, che ho deciso di concludere questo report. I Betty salutano quindi il Giappone, il suo fascino assoluto, la sua enigmatica ma radicale passionalità, la sua dignità, il suo pazzo cuore e il suo bellissimo cielo.

Arigato Gozai Mashta e arrivederci a presto!

Lucia Rehab

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