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Betty Poison Japan Tour (9) – “Frullato di stranieri”. Lezioni di agopuntura. Scontro con gli inglesi.

Betty Poison Japan Tour (9) –
Frullato di stranieri”. Lezioni di agopuntura. Scontro con gli inglesi.
di Lucia Rehab

Puntate precedenti: Prima, Seconda, Terza, Quarta, Quinta, Sesta, Settima, Ottava.

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Un altro day off. God bless the days off. Siamo ospiti di una ragazza che ama avere intorno “poeti, santi e navigatori” occidentali. Arriviamo nel primo pomeriggio e scopriamo che è stata allestita a terra, all’uso giapponese, una cena buffet con maiale affumicato dalla padrona di casa, verdure di diverso tipo e una pregiata bottiglia di sakè di Hiroshima portata da Takeshi, agopunturista che si presenta con la sua intera classe di apprendisti e che ci darà dimostrazioni per tutta la sera tirando fuori aghi monouso dalla tasca e infilzando volontari. Uno di loro è un ragazzo di Kyoto, gli parlo della bellezza della sua città e quando faccio riferimento alle geisha, che a Kyoto ancora si possono incontrare per strada, lui ride e si imbarazza tantissimo, cosa che io trovo semplicemente adorabile.

Ci sono anche una ragazza scozzese, una belga, tre inglesi, un canadese, una francese, una finlandese e un paio di coreani, tutti con il loro cartellino di riconoscimento in evidenza. Sul mio c’è scritto: “Lucia, musicista” e poi, tra parentesi, “Pandora”. Non mi metto a rettificare, né a chiarire con la padrona di casa che siamo due band, sono troppo stanca, affamata e felice per fare altro che rilassarmi e divertirmi. Nel corso della serata Annika si fa rimettere in sesto da Masako, un’anziana e bravissima massaggiatrice, io chiacchiero con i giapponesi, con i coreani e con i finlandesi mentre Ayano, una bella ragazza con la faccia “da cinema”, scoppia a piangere commossa perché vorrebbe restare. Nel frattempo Nunzio ha un alterco con gli inglesi, che trova estremamente arroganti, e comincia a rispondere per le rime. Volano scintille, in seguito uno dei due viene a scusarsi, minimizzando, ma Nunzio rifiuta sdegnosamente le scuse e resta furibondo per tutta la sera, né io mi sento di biasimarlo, perché sono fatta nello stesso modo e ritengo che la diplomazia incontri sempre il limite dell’amor proprio. Intanto la notte avanza, la bottiglia di sakè si svuota (insieme a diverse bottiglie di vino e ad una di assenzio) e i giapponesi si ritrovano a guardare il mio profilo Facebook mostrando particolare apprezzamento per la foto in cui mi punto una pistola alla tempia… cominciano a sorridermi festosamente ripetendo “Suicide! Suicide!” e io penso che forse dovrei procurarmi il famoso “kaishakunin” di cui parlavamo qualche capitolo fa.
Me ne vado a letto quando gli inglesi cominciano a sculettare su un pezzo dance (immagine, peraltro, assai brutta…) e mi sveglio il mattino dopo con il suono delizioso di un vociare di bambini che giocano e che mi fanno sembrare la primavera una cosa meravigliosa, presente e nello stesso tempo lontanissima da me.

(continua – 9)


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