Home > Musica > Betty Poison Japan Tour (7) – “Metti le scarpe, togli le scarpe”. Volumi inenarrabili. La foresta dei suicidi.

Betty Poison Japan Tour (7) – “Metti le scarpe, togli le scarpe”. Volumi inenarrabili. La foresta dei suicidi.

Betty Poison Japan Tour (7) –
“Metti le scarpe,  togli le scarpe”. Volumi inenarrabili. La foresta dei suicidi.
di Lucia Rehab
Puntate precedenti: Prima, Seconda, Terza, Quarta, Quinta, Sesta.



Nuova gig a Tokyo, insieme al gruppo del nostro amico Koji, una cover band degli Alice in chains chiamata filologicamente “Rain when I die”. Uscendo di casa perdo un sacco di tempo per mettermi le scarpe e capisco per quale motivo qui in Giappone sembrino aver abolito i lacci… non deve essere semplice entrare e uscire da ogni abitazione infilandosi e sfilandosi, come il costume richiede, complicatissimi anfibi al ginocchio come i miei. Il batterista di Koji, Andrea, è un italiano… marchigiano, per la precisione, lavora e vive a Tokyo e ha sposato una giapponese, Yumi, che ha trentasette anni, ma ne dimostra dieci di meno e questa è un’altra delle caratteristiche che rilevo in moltissimi giapponesi che incontro. Ci parla un po’ della sua vita e ci dice che nel complesso si trova molto bene, dell’Italia gli manca la capacità che abbiamo di esprimere disinvoltamente i sentimenti rispetto al pudore nipponico, che spesso sfocia in un’enigmatica incomprensibilità e nella totale repressione emotiva, ma in generale non tornerebbe mai in patria e non sembra averne la minima intenzione, visto che in Giappone ha trovato sicurezza economica, un completo rispetto delle regole di convivenza, amici e amore e che sta benissimo così. Il concerto dei “Rain when I die” è davvero potente, sono bravissimi e Koji ha una voce stupenda.
A parte loro si esibiscono, come capita sempre, diverse altre band. I volumi, come abbiamo già riscontrato e come riscontreremo, sono sempre altissimi, non capita mai che qualcuno chieda di abbassare o che si registri la necessità di contenere un suono che è sempre debordante e stratosferico.

Tra un concerto e l’altro beviamo e parliamo di musica, delle nostre storie e di cose belle, intense, grottesche o inquietanti, come l’altissimo tasso di suicidi che vede il Giappone detenere un primato che il governo cerca in tutti i modi di contenere, anche per non rendere il suicidio una specie di etichetta culturale del Paese. Diverse stazioni della metropolitana hanno delle barriere di protezione che avevo già notato e dei sensori che fanno fermare tutto quando si oltrepassa la linea di sicurezza, ma gli aspiranti suicidi si sono fatti furbi e vanno a buttarsi direttamente dai cavalcavia, quando il treno sta prendendo velocità, e ci sono squadre efficientissime in grado di “ripulire” i binari dai resti umani in pochissimi minuti. Ai piedi del monte Fuji c’è invece la foresta di Aokigahara, sinistramente ribattezzata “la foresta dei sucidi”, dove vanno regolarmente a impiccarsi talmente tante persone che i residenti si dichiarano ormai in grado di distinguere “a occhio” i normali escursionisti dagli aspiranti suicidi che si addentrano nei boschi e in questo secondo caso la prassi è quella di avvisare immediatamente la polizia, affinchè inizi le ricerche dopo poche ore. Tra i tanti che decidono di farla finita molti sono “salarymen”, colletti bianchi un tempo simbolo di stabilità professionale, ma ormai da tempo schiacciati da lunghi orari lavorativi e basso prestigio nelle gerarchie aziendali, non mancano comunque anche studenti, anziani e donne. E’ un dramma vero, probabilmente dovuto anche a una certa mentalità per cui lamentarsi dei propri problemi e in generale esternare le debolezze è visto come qualcosa di concettualmente sbagliato e moralmente imbarazzante. Ci rifletto, tornando a casa in macchina, mentre il cielo di Tokyo continua a rovesciarci addosso una pioggia sottile e insistente e allo stereo ascoltiamo cose lontanissime nel tempo o totalmente bizzarre come “Moonlight shadow”, la soundtrack del film “L’esorcista”, che non avevo mai sentito per intero, e il tema melodico di “Astro del ciel”…

(7- continua)

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  1. maggio 22, 2012 alle 10:53 pm

    un bel reportage! lucido e profondo,senza sbavature!! bravi! 🙂

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