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Senza Parole 1 – Donna Luminal legge Bukowski

di Donna Luminal (aka Alessandra Perna)

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– “E così vorresti fare lo scrittore”
– “Appiattirti”

“Il locale era affollatissimo, tavoli e sedie sbattevano in continuazione, un rumore di fondo di legno, lui era seduto al bancone che mi aspettava, curvo sul suo bicchiere. “Finalmente” pensai “finalmente lo incontro”. Era piccolo, più piccolo di quanto credessi, respirava a fatica e più che gonfiarsi la pancia sembrava gli si gonfiasse la gobba, qualcosa che gli stava addosso sulle spalle come una maledizione. Era stato puntuale, ma si sa, chi non ha nulla da fare è sempre puntuale. Mi diede un appuntamento per mezzanotte. Mi misi a sedere sullo sgabello, ci aveva messo sopra un pacchetto di sigarette per me, diedi le spalle all’uomo che avevo accanto. Il primo impulso fu quello di accarezzargli la schiena, ma poi lasciai perdere, non ricordo il perché di quel desiderio. “Altri due, grazie” borbottò al barista e poi disse con le labbra serrate che lui ne ordinava sempre due alla volta, perché così si fa prima. Lo disse a se stesso: Sbrigati Hank, bevi, ti devi sbrigare ad addormentarti, tutto il suo corpo si fece enorme in un profondo respiro e poi tornò in sè, dentro il bar.
Entrò una vecchia, il cappotto pesante infeltrito, ciabatte e calzini neri ai piedi, cantava, lui si girò, la guardò per un istante, interessato, poi si votò di nuovo al bicchiere.
Maledizione, vuoi guardare anche me? voglio anche io un po’ della tua attenzione!
Come se non esistessi. Qualcuno urlò il suo nome: “Hank! Hank!” e lui andò a giocare a biliardo. Odorava di piscio. Si fermò solo un istante per guardare una madre con la figlia, erano oltre la porta a vetri che dava sulla strada, un solo impercettibile movimento degli occhi, poi quell’informazione memorizzata da qualche parte nel cervello.
Tornò dopo una mezz’ora. La prima cosa che mi disse quella sera Bukowski fu: “Non è che mi puoi prestare dei soldi? Ho perso tutto!”
Poi iniziammo a parlare.

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