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Betty Poison Japan Tour (4) – La Porta del Tuono

Betty Poison Japan Tour (4) – La Porta del Tuono

Il tempio “Sensoji” e la “Porta del tuono”. L’imperatore del Giappone non può comparire sulle banconote. Qualcosa in comune con Lenny Kravitz.
di Lucia Rehab

Puntate precedenti: Prima, Seconda, Terza.

Visitiamo il tempio Sensoji, il tempio più antico di Tokyo, dedicato alla dea della misericordia. Vi si accede dalla Kanimarimon (la “Porta del tuono”) ed è circondato da altri piccoli templi e da una splendida pagoda a cinque piani. Quello che ci sconvolge è il fatto che ci siano svastiche ovunque, sebbene ruotate di quarantacinque gradi. Sono sulle lanterne, sui templi, dappertutto. Rifletto sul fatto che Hitler abbia di fatto usurpato in modo abominevole un simbolo religioso che aveva ed ha, a queste latitudini, un significato completamente diverso da quello che ormai in Europa identifichiamo, attraverso la svastica, con la tragedia e la barbarie nazista. Superiamo quindi un certo senso di vertigine mischiandoci a una folla di giapponesi che svolgono i loro riti propiziatori, agitano le braccia davanti a una grande incensiera, pregano e si purificano in vario modo e pescano l’”omikuji”, una specie di bigliettino oracolare che contiene una predizione sul futuro (nel caso in cui sia negativa viene annodata a dei supporti posti all’esterno del tempio, affinché resti come “bloccata”, nel caso in cui sia positiva il biglietto viene conservato…).

Tutto intorno i ciliegi sono in fiore, le bancarelle rigurgitano cibo colorato, ibrido, alieno… polipi fritti dentro palle di formaggio, zucchero filato avvolto dai ritratti delle “Aidoru”, riccioli caramellati dai colori violenti. A fine giornata ci addentriamo anche nel dedalo di negozietti tipici della Nakamise, la strada compresa tra la porta del tuono e la porta Hazomon. Compro ai miei un servizio da sakè mentre le “jinrikisha”, vetture a due ruote trainate da uomini con larghi cappelli e ancora diffusissime come mezzo di trasporto, ci sfrecciano accanto con sorprendente agilità. Passiamo un meraviglioso pomeriggio, mentre pian piano il tramonto incendia le lanterne esposte, il rosso dei templi e il cielo.

In serata incontriamo Mr.Uchida, il proprietario di una serie di bellissimi locali a Tokyo, incluso quello in cui suoneremo il giorno dopo. Andiamo a cena insieme, ci spostiamo altrove per un drink e finiamo la serata nel suo appartamento, dove beviamo vino e un liquore giapponese a base di patate. Guardando su una banconota da 10.000 yen il volto di Fukuzawa Yukichi, scrittore e saggista giapponese, chiedo molto stupidamente su che taglio si trovi l’imperatore del Giappone, ma ovviamente l’imperatore, che è un simbolo dell’assoluto, non può essere mescolato al denaro e non compare su alcuna banconota. Parliamo di nuovo delle Aidoru, le “idols” che tanto sembrano far sognare il Giappone e che per Mr.Uchida rappresentano una vera calamità, della religione, che sia quella cattolica di Roma o quella buddista in Giappone, e in generale di cosa sia vero e di cosa sia costruito nella musica e nella vita, un discorso che assume presto sfumature filosofiche avanzate, mentre la bottiglia si svuota. A proposito del nostro endorsement Gibson, deciso e perfezionato con tempi davvero record, veniamo invece a sapere dal nostro referente di Tokyo che l’ultima volta che la Gibson ha consegnato in Giappone delle chitarre con così breve preavviso l’artista era il signor Lenny Kravitz e la cosa ci fa un immenso piacere. Peraltro non vediamo l’ora di suonarle. E di suonare.


  1. Franciscus wm
    maggio 14, 2012 alle 9:29 pm

    i takoyaki!!!

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