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Betty Poison Japan Tour (3) – Psichedelia hippy e seppuku a colazione

Betty Poison Japan Tour (3) – Psichedelia hippie e seppuku a colazione

di Lucia Rehab

Puntate precedenti: Prima, Seconda.

Dopo la gig di Osaka dormiamo pochissimo e al mattino ripartiamo subito alla volta di Tokyo. All’arrivo noto alla stazione una donna che indossa un magnifico kimono rosso e quello che ha tutta l’aria di essere un prete cattolico, o quantomeno cristiano, visto che ha un gigantesco crocifisso al collo. Per il resto è tutto vestito di scuro e indossa uno strano mantello, ma la cosa più bella è che alle orecchie sfoggia degli orecchini di perle nere, molto vistosi, che farebbero l’invidia di molti distinti prelati romani! Alla stazione viene a prenderci un hippy della vecchia guardia, zoccolo duro dei Grateful Dead, e finalmente arriviamo in un delizioso locale, piccolo e accogliente, nonché pieno di gente adorabile. Dividiamo il palco con un gruppo garage sixties e con un gruppo prog, i cui membri terminano la performance scagliandosi contro i loro stessi amplificatori e in generale accanendosi sulla strumentazione. Noi viviamo il nostro set con totale entusiasmo e il feedback non si fa attendere: le persone ballano, interagiscono, gridano.

Comincio a dire qualche frase in giapponese e mi presento come “senpai Lucia” (in Giappone “senpai” è un termine usato con il collega più anziano, a scuola o sul lavoro), la cosa li diverte e da quel momento cominciano a chiamarmi sempre “senpai” e la gig finisce ancora una volta nella comunione post-concerto con nuovi affascinanti supporter che, scopriamo, odiano Facebook e prediligono Twitter, amano Damo Suzuki, gli Einstürzende Neuebauten e il krautrock e sono sempre molto imbarazzati quando li salutiamo con baci e bacetti, dimenticandoci che non siamo a Roma. Io farnetico in stato di ebbrezza sulla perniciosità della democrazia applicata al pop mainstream e ricevo un’approvazione entusiastica. Levatemi la bottiglia dalle mani, please.

Alla fine della serata dormiamo da Pipi, un altro hippy superfilologico con fascetta, frange e furgone coloratissimo fuori e attrezzato come il salotto di Stevie Nicks dentro, con tanto di divano, cuscini viola, soffitto psichedelico, pendagli da lampadario e rose finte. Ha una casa piccola e deliziosa, nonché piena di pupazzi, che sono una delle ossessioni trasversali dei giapponesi di ogni ceto, età e condizione… e avremo occasione di vederne davvero delle belle, in questo senso, vagando per il Paese… pelouches giganti attaccati a zainetti e borse, pupazzi allineati su davanzali, mensole e pavimenti, cellulari di plastica rosa con le orecchie da coniglio… un vero fetish.
A casa di Pipi troviamo anche il pupazzo di Jerry Garcia e mi sembra anche giusto, viste le tendenze musicali. Ad ogni modo passiamo una notte serena e il mattino dopo si presenta a colazione Jun, che significa “puro”, anche se lui scherza sul fatto di non esserlo affatto. Tiro fuori dal mio zaino l’”Hagakure” e “Pianto di sirena” di Junichiro Tanizaki.e faccio capire ad entrambi di essere un’appassionata estimatrice della cultura e della letteratura giapponesi. Si approda inevitabilmente a Yukio Mishima e cominciamo una discussione a gesti sul “seppuku”, il suicidio rituale, visto che Jun, come Pipi, praticamente non parla inglese. Non è esattamente un argomento da colazione, mentre gli altri vagano con sguardo ancora addormentato tra il bagno e la piccola cucina e noi fendiamo l’aria con spade immaginarie riproducendo i corretti movimenti del “kaishakunin”, la persona che ha il compito di decapitare il suicida subito dopo che si è squarciato il ventre…

  1. Anonimo
    luglio 28, 2012 alle 8:12 pm

    dove posso trovare il pupazzo di jerri gracia

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