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La Sindrome di Elvis (4) – Ce la puoi ancora fare

Psycostoria finale: qui la prima parte, la seconda, la terza.

Arriviamo infine a Elvis, perché la storia del mondo si ferma con lui.

Miwa, sgancia i componenti!

Avrei potuto imparare lo scorrere degli anni prima che gli anni scorressero, perché prima in tv davano  “Blue Hawaii” e “Viva Las Vegas”, quando la giovinezza arrideva ai suoi occhi ridenti e fuggitivi, e poi  un suo concerto con Lui che tiene la panza da birrozza e il vestito che è stato copiato da Hiroshi di Jeeg Robot. Lì per lì non ci ho fatto molto caso alle differenze.

La verità è che niente ci rende più consci dello scorrere del tempo di un bel set di rughe. Niente rende un Paese più vecchio del frequente guardarsi allo specchio del bagno, della bilancia vicino al bidet mentre ci si ripete come un mantra “ce la posso ancora fare, ce la posso ancora fare…”. Ma a fare cosa? Volontà senza oggetto, volontà di volontà. Dicono che Elvis facesse proprio questo a Graceland tutti i santi giorni della sua decadenza: pillola per stare su, o le grupies restavano deluse; tennis, perché io ce la faccio; pillola per dormire. In mezzo in ordine sparso: pranzi pantagruelici, alcool, altre pillole (per dimagrire), altra roba per la felicità, o l’ombra di essa.

Poi la morte, con il solito copione del compianto di chi lo aveva abbandonato poco prima, la santificazione, leggende metropolitane che negavano la sua scomparsa (Paul is dead, but Elvis still lives: viva la coerenza dei complottisti).
Elvis viene negato facendolo diventare un santo laico, icona pop da affiancare ai poster di Marilyn e James Dean (fatto curioso: prima di mettersi a fare “cantarelli”, Elvis ambiva a diventare l’erede di James Dean, ma ci riuscì solo da morto): la maggioranza silenziosa continua a guardarselo bello e lucente in “Blue Hawaii” su VHS per dimenticare la bilancia vicino al bidet e le rughe dell’Elvis maturo, perché un Dio non ha la pancia della birra.

E così noi continuiamo a negare putredine e decadenza lasciandoci persuadere dai venditori dell’eterna giovinezza, dalle creme rilassanti, tonificanti, anti-age, livellanti, stiranti, e -anti e -anti. Ci colpiscono nell’intimo per assicurarci una naturale regolarità, per augurarci un’adeguata calcificazione ossea, una minzione da re.

rabbia contro la macchina

Poi cadiamo nella sindrome di Elvis ed andiamo a comprare un SUV per diventare persone libere: esprimi il tuo potenziale imbottigliato tangenziale, yea!
Pillola per tirarsi su, pillola per dormire. La morte delle ideologie ci ha lasciato solo questo.

Inspirate e ripetete con me il mantra finale: “ce la posso ancora fare, ce la posso ancora fare…”.

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