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Recensione: Albedo, “A Casa”

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“E quanti cantanti e musicisti arrabbiati che farebbero meglio a smettere di fumare” (cit.). Avverto una certa stanchezza davanti al foglio bianco e tanta voglia di un album liminare e rassicurante da recensire, perché non sono solo i musicisti ad avere problemi con la musica, ma pure i fanzinari della domenica. E invece no, ho tra le mani un album vibrante e difficile, l’ultima fatica degli Albedo.

“Brutta produzione, altissimo consumo, la musica è stanca, non ce la fa più” (cit.).

In un disco di pop-rock così solare, sospeso fra storie d’amore e visioni del probabile, non ti aspetti che gli Albedo siano così espliciti, cioè “La musica è una merda”; nelle prime undici tracce, le metafore e le analogie danzavano fra zucchero e veleno, senza mai affondare il colpo, lasciando all’uditorio la scelta se districarsi nel labirinto dei segni o se andarsi piuttosto a comprare un bel disco dei Negramaro, che ti costa il triplo, ma ti consola una cifra.

Alla fine ti si spalancano le porte della percezione,  diventa tutto fin troppo chiaro.

Non è che la musica è stanca, così come nella vecchia e splendida canzone di Battiato: la musica è una “mmerda”, da pronunciare con particolare voluttà nella nasale iniziale da geminare ad libitum.

La gente è una “mmerda”, “esercizi di stile per sembrare migliori”, inviluppati nelle proprie maschere senza uscita.

L’amore è una “mmerda” che lancia baci di giuda che dànno il piacere per poi prospettare una fuga nei propri egoismi e nelle bugie. E l’amore, se diverso, come in “Confessioni”, ti proietta nell’abiezione senza alcuna possibilità di felicità.

Gli Albedo, dopo l’ottimo esordio de “Il Male” confezionano un disco ben scritto, ben suonato, e ve lo fanno pure scaricare  (dal sito di Inconsapevole Records). Osano farci pensare, e questo coraggio li costringerà sempre ad essere minoranza, a non nutrire aspettative di suonare negli stadi e a meritarsi una recensione di “mmerda” che non leggeranno mai. A chi mi legge dico: ancora qui?

“A Casa” attende il play.

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