Home > Musica, Recensioni > Recensione: Dropout, “How to measure the sky”

Recensione: Dropout, “How to measure the sky”

“Ma tu cosa pensi veramente?”, gli occhi seri della giovane ragazza mi guardano acuti e implacabili, poi si girano e non attendono più risposte, anche perché sono rimasto da solo fra me e e ripenso a questa domanda così semplice e impossibile. Non chiedetemi di cosa stessimo parlando, l’ho già dimenticato.
Ho riflettuto, quindi. Rispondere a questa domanda sarebbe tracciare una procedura, ricodificare il flusso interiore in nuovi messaggi artificiali e traditori del vero.
Recensire è un atto di estremo artificio, mimesi della mimesi, e se non ne accettassimo i limiti, dovremmo ridurci all’afasia, come l’eracliteo Cratilo che si rifiutava di dare un nome alle cose e si limitava ad indicarle col dito, perché un nome non può racchiudere le cose, mera ed illusoria etichetta. E se recensiamo di etichette ne dobbiamo usare anche troppe.

Eppure è nell’illusione di catturare l’ineffabile sta l’illusione del vivere parlando parole, definendo ciò che non ama definizioni e, per dirla con Davide Burattin (Dropout) ci sforziamo di “misurare il cielo”.
Un disco di elettronica intensa, che non sconfina troppo con quell’electropop da cui fuggivo negli anni ’80, rifiutati a suon di Genesis e Yes, ma trae dal miglior “french touch” (i primi album degli Air che riecheggiano nella bellissima prima traccia “How to Measure the Sky”), da qualche suggestione figlia forse del miglior Jean Michel Jarre, da sua maestà Aphex Twin (“The best way to Escape”) per poi sconfinare quasi nel prog nella intensa “Summer of 73”, davvero bella). Eccellente il booklet, corredato di foto di sottile impatto emotivo e impastate dei colori del cielo.
Il disco di Dropout è, tuttavia, discontinuo, forse perché in origine il nucleo del progetto è stato allegato come “colonna sonora” di un romanzo per Mondadori Ragazzi, e così si spiegano i tanti momenti “ambient” del disco in cui la potenza narrativa delle canzoni lascia spazio alle suggestioni dei synth e delle drum machines.
Un lavoro di buon livello da parte di un artista che certamente seguiremo con piacere nelle sue prossime evoluzioni/incarnazioni.

Ecco alla fine come la penso veramente… almeno credo.

LINKS

SITO (ascolto in streaming e acquisto): http://www.cactustudio.com/cactusound/works/

PAGINA FACEBOOK: DROPOUT

  1. aprile 4, 2012 alle 11:03 pm

    Il nuovo video per “The funeral parade of roses” della regista Paola Rotasso (Roma)

  2. aprile 4, 2012 alle 11:11 pm

    “The best way to escape” di Ivano Forte (Roma)

  3. aprile 4, 2012 alle 11:11 pm

  4. Franciscus wm
    aprile 8, 2012 alle 6:05 pm

    belli! specialmente il secondo: minimale e ipnotico

  1. febbraio 18, 2012 alle 12:33 am

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: