Home > Musica, Recensioni > Recensione: Vinz Derosa “Cori Calabrisi, Anima Gitana” (2005)

Recensione: Vinz Derosa “Cori Calabrisi, Anima Gitana” (2005)

Da dove si comincia a recensire un disco difficile? Ascoltare “Cori Calabrisi, Anima Gitana” di Vinz Derosa è stato arduo come fare un metro sulla Tiburtina senza beccare ingorghi. La cosa migliore per raccontarlo è fare la cosa più semplice, cioè cominciare dall’inizio.

BOOKLET. Il logo in copertina  pare un vago plagio del cuore del cornetto Algida fatto da un grafico co.co.co e accompagnato da font orripilanti. Sullo sfondo campeggia il Nostro con ricciolo unto e bandana, simbolo dell’anima “gitana” e libera da schemi e preconcetti. Per il resto in tutto il cd di gitano non troveremo nulla, tranne una certa aria di Gypsy King de noantri. Ma parliamoci chiaro: sul look più o meno “ignorante” molti artisti di grido non hanno costruito le loro fortune? Le kefià dei Modena City Ramblers, le barbette e i piedi scalzi della Bandabardò hanno forse più dignità di questo look tamarro?

LA MUSICA. Si inizia con una sorta di stornello in endecasillabi che riprende le forme tradizionali di poesia dialettale. Ritroviamo una vera e propria leggenda, Micu U Pulici, che dà una interpretazione davvero da brivido ai suoi versi e rende “Cantaturi e Musicanti” una gemma,  manifesto programmatico di un folk revival che vuole prendere dalle radici per creare il nuovo. Altolà, un attimo… questo è un bellissimo concetto (tra l’altro alla base di tutto il folk revival irlandese -i Planxty-, bretone -Alan Stivell- e galiziano-asturiano -Milladoiro, Susana Seivane, Llan de Cubel-), buone intenzioni che in Italia hanno fatto più danni di Bertolaso (chi ha detto “Taranta Power” di Eugenio Bennato?)
La traccia successiva mi dà, ahimé, ragione. “Cori Calabrisi” è un’accozzaglia di luoghi comuni da musica per emigrati, una sorta di chewingum-pop che non sfigurerebbe a Radio Italia. Il video è tutto un programma, girato nelle location di “Qualunquemente” di Antonio Albanese (Scilla, il Pilone dell’alta tensione sullo Stretto), con il Vinz in una supercar (per la cronaca una bellissima Corvette) che ritorna nel Reggino a fare lo sborone coi paesani. Se il cuore vi regge, premete play.


Terza traccia: “Tarantella du Pilu”. Sul valore universale del “pilu” nulla da dire, momento unificante nella discussione godereccia dalla Patagonia fino al Polo Nord; il problema è che questa non è una tarantella, ma il suo fantasma: una cassa Unz-Unz massacra il bellissimo 6/8 di questo ritmo calabrese che ha una sua scansione ben precisa, un suo modo di pulsare che lo rende unico e bellissimo, potente ed arcaico insieme. Qui questo 4/4 da balera jonica trasforma la tarantella in pessima house music in cui il povero fisarmonicista fa una fatica enorme per adattarsi alle esigenze del ritmo pari, facile, “moderno”. Per farla breve, era meglio morire da piccoli.
“Ciao Nonna” è una ripresa degli sketch dell’immenso Micu U Pulici: strappa un sorriso, nulla più. Avvertiamo la nostalgia per “Micu U Pulici a Portobello” e dei calambour sulla “carta di ndindirindà”.
La “Filastrocca Calabrisi” ribalta di nuovo ogni certezza: musicalmente non è certo peggio di canzoni più celebrate di finto folk che ci massacrano le gonadi ogni Primo Maggio, anzi. Pezzo più che degno, intellegibile solo a chi conosce espressioni come “focu meu” e “mannaja cui”, giusto per quelli a sud di Pizzo Calabro.
La “Tarantella sidernisi” spacca, ma i timpani. Inutile quattro-quarti che incita letteralmente al suicidio di massa la costa jonica almeno fino a Bova. Se la facessi sentire ai maestri di tarantella di Cardeto, come minimo l’estate prossima mi accolgono con le lupare.
“Mamma Calabria” celebra alla giggidalessio le coste le bellezze e le rovine antiche della madre terra prima che la ndrangheta ci sopra un nuovo parco acquatico.
“Canzuna i sdegnu” è la ripresa di una tradizione antica, la serenata fatta da chi è stato abbandonato, piena di livore e spesso di parolacce. Qui fila liscia, una bella canzone.
“Peppi Musolino” è la tipica canzone del carcerato, che rivendica la propria innocenza e si oppone all’ordine costituito. A differenza di tanti musicisti che fanno canzoni apologetiche della mafia calabrese, Antistato che si fa sistema e rivendica una presunta superiorità morale su uno Stato vigliacco e assente, presente solo se colluso, Vinz De Rosa riprende la
controversafigura del brigante Musolino, condannato per un omicidio mai commesso.
“Muttetti Calabrisi” è un buon episodio: niente synth, niente Gipsy King, chitarra e mandolino e stornello a voce; alla voce c’è Rizzotti Menotti, un altro grande del folk popolare, e si sente perché le forme e lo stile sono severi e asciutti. “Tarantella antica” è uno shock: lira calabrese (non mi pare un violino, ma non trovo conferme nei credits), suonata splendidamente, uno dei migliori pezzi di folk che abbia ascoltato da un bel pezzo. Ritmo pulsante, musica di altissimo livello. GRANDE PEZZO.
Poi tornano i sax alla Fausto Papetti, i sintetizzatori, il pop da Radio Amore, e il disco si chiude stancamente e con quattro pezzi dal retrogusto di segatura stantia.

UN LABIRINTO. È un disco di un’anima migrata più che gitana, calabrese migrante fino al midollo; il migrante trasforma, come direbbe Corrado Alvaro, le sue radici in una dimensione astorica, cancellando le brutture, la disperazione della povertà e la schiavitù della onnipresente ndrangheta per recuperare almeno il sentimento di alcuni attimi, la bellezza di alcuni scorci che esistono solo nella mente di chi li immagina. La retorica del “pilu”, il ballo, il cibo, la famiglia e i legami di sangue costituiscono un immaginario potente che tenta di cancellare la durissima realtà di una terra arida non solo nelle zolle.
Il disco, che pure ha momenti di grande valore, è più un documento di una grandezza decaduta e delle maschere necessarie per vivere in un luogo contraddittorio su cui incombe un’infelicità quasi fatale, un sentimento di morte rimosso fino alla schizofrenia.

Altro non aggiungo, chi non è calabrese non capirebbe. E forse non è un male.

Categorie:Musica, Recensioni Tag:
  1. clà
    febbraio 1, 2012 alle 4:01 am

    molto, molto ironico… del video mi ha già fatto paura la presentazione, quindi non ho cliccato (magari clicco domani), ma mi hai proprio convinto: quando voglio farmi male corro ad acquistare st’album!

  2. gennaio 7, 2013 alle 8:14 am

    Cla’ se propio ti vuoi suicidare,non devi nemmeno uscire di casa….Non correre,potresti morire d’infarto prima di acquistare il disco e toglierti il gusto di morire dopo l’ascolto.Se proprio vuoi farla finita subito,acquistalo su i-tunes!
    Mi domando come “Franciscus” (il nome del commentatore?) sia sopravvissuto a tutte le 19 tracce.

    • Franciscus wm
      gennaio 7, 2013 alle 7:23 pm

      Il disco lo ascolto spesso. 4 o 5 pezzi sono dei piccoli gioielli, altri sono “difficili” per me da accettare perché non condivido le scelte dell’autore, non riuscendo a capirle.
      Comunque, credici o no, se ho nostalgia e se la Calabria mi ritorna alla memoria, dopo Micu ‘u Pulici l’mp3 che parte su iTunes è “Cori Calabrisi”.
      Un saluto affettuoso.

      • gennaio 8, 2013 alle 3:32 am

        Mi sarebbe di grande aiuto sapere quali sono le tracce “difficili” e che non riesci a capire.Forse potrei tentare di spiegarti il senso delle canzoni e del perché’ le ho incluse in questo album.

  3. Franciscus wm
    gennaio 8, 2013 alle 4:45 pm

    No, il senso è chiarissimo. I testi arrivano dritti. Sono le scelte musicali che non condivido e lo dicevo anche nella recensione: la tarantella è un sei/ottavi: l’incrocio con la musica “dance” lo riporta a un quattro-quarti. È la stessa scelta che ha fatto un progetto molto famoso di tarantella del celebratissimo Edoardo Bennato (che personalmente non stimo) il quale modernizza così la ritmica della tarantella e la fa diventare qualcos’altro.
    Infatti i pezzi migliori (eccellenti “Filastrocca Calabrisi”, “Canzuna i sdegnu” e “Tarantella antica” soprattutto) sono quelli che non mischiano antico e moderno: ma tu (ti do del tu, da compaesano) già dall’inizio dichiari di volerti aprire ai suoni moderni e internazionali, al pop e alla dance, e questo in Calabria è piaciuto davvero tanto, a me meno. Sono un conservatore, non ci piove.

    Rilancio. Se ti va di proporre la tua musica e le tue parole sul nostro piccolo blog, abbiamo anche un podcast: mandami tre canzoni, tue o di altri che tu vuoi commentare, e 3/4 spezzoni con la tua voce registrata a commento delle canzoni che vorrai inviarci e ti diamo spazio su “Playlist” o “Press Play on tape”.
    Provvederemo a mixarli noi e a metterli sul podcast.

    laposta.out@gmail.com

    Un saluto

  4. gennaio 12, 2013 alle 9:09 am

    Accetto molto volentieri la critica quando e’ costruttiva! In questo caso tu purtroppo butti fango su alcune canzoni che il mio pubblico ritiene siano delle opere d’arte.
    Dato che siamo entrati nel pieno della discussione, ti voglio spiegare il perche’ alcuni pezzi sono inseriti nel CD che hai tu.Ti devo specificare che il disco che hai tu a disposizione non fa parte degli albums in commercio in Italia ma e’ una copia stampata per il Nord-Sud America e l’Australia.Ci sono infatti 4 pezzi in più’ che sono quelli che parlano d’emigrazione.Mi pare ovvio che dovendolo distribuire a delle comunità’ calabresi all’estero,gli vengano dedicate alcune canzoni….. Non che i calabresi all’estero abbiano bisogno di qualcuno che li faccia pensare alla terra natia……Per amor di Dio! Sono passati da un pezzo i tempi dei piagnistei riguardo la lontananza e la nostalgia!
    Ma e’ sempre bello riconoscere (anche se con una canzone)i meriti agli emigranti CHE HANNO AVUTO IL CORAGGIO E LA FORZA DI TRASFERIRSI IN UNA NAZIONE STRANIERA e che con il duro lavoro all’estero hanno aiutato le loro famiglie in Italia e quindi hanno contribuito al boom economico del nostro paese negli anni ’60.MAGARI SI APRISSE UNA NUOVA STAGIONE D’EMIGRAZIONE, per dare un futuro ai poveri giovani che non trovano un lavoro in calabria!!!
    E poi,per contrastare tutte le notizie negative che ci propinano i giornali e le televisioni,mi sono permesso di far notare anche ai non calabresi,le cose belle e le cose positive che ancora esistono nella nostra amata terra.Tra queste canzoni dal gusto di “segatura stantia” c’e’ “ADDIU” che e’ stata utilizzata come colonna sonora in tre documentari molto importanti ( uno dei quali viene trasmesso a rotazione su BRAVO un canale mondiale che si prende con il satellite) che parlano ovviamente di emigrazione e/o della nostra regione( per promuovere il turismo).La stessa canzone e’ stata scelta come sigla finale del “CALABRIA MIA SHOW” uno spettacolo dedicato alla musica calabrese vecchia e nuova, tenutosi a Ricadi e che ha registrato il tutto esaurito.Di questa canzone se t’interessa puoi trovare una bella versione su youtube, cantata da me e da Adele Laface.Ti accorgerai subito che non vengono utilizzati sintetizzatori o altri strumenti moderni.A proposito dei “SINTETIZZATORI” in “Cori Calabrisi” non ne abbiamo fatto uso!
    I pad che si sentono in sottofondo per tutte le canzoni del CD, sono stati prodotti da un quartetto di violini del quale faceva parte un certo “Frattima” uno dei più’ grandi violinisti d’Italia (maestro degli arrangiamenti e conduzione orchestrale in studio:Dario Siclari).
    *Non hai commentato una canzone che mi ha dato delle soddisfazioni incredibili,in giro per il mondo nelle mie tournée, e cioè’:ETERNU AMURI.
    Capisco comunque perche’; Essendo tu un “purista” appena hai sentito la batteria di “Labbate” ( uno dei migliori batteristi in Italia!) ti sei scandalizzato!
    ….O forse avrai pensato che fosse un “SYNTH” quando hai sentito la “fretless guitar” di Bruno pugliese!
    Caro amico, io potrei stare dei giorni seduto davanti al computer per raccontarti quanto abbiamo sudato, penato e speso per produrre “CORI CALABRISI,anima gitana” un disco “contenitore” con canzoni dal gusto antico e moderno che accontentasse tutto il mio pubblico e soprattutto il pubblico del “PILO” e cioè’ i miei fans più’ accaniti,quelli ai quali piace la canzone “Cori Calabrisi” o la “tarantella di pilu” con quella cassa in 4 e quei loop dance che tu tanto detesti!
    Il nostro lavoro e’ stato comunque premiato con la popolarità’ che negli anni il Compact Disc ha acquisito e con le vendite: 30.000 copie in tutto il mondo e 220.000 views per il video “Cori Calabrisi” su youtube(che tu tanto disprezzi).
    Cori Calabrisi,anima gitana viene oggi preso come modello dai cantautori del genere folk (Domanda in giro se non ci credi!).

    Con questo ti voglio solo dire che non si fa la recensione di un disco solo basandosi sui gusti musicali personali; Se 30.000 “Cristiani” hanno COMPRATO il disco significa che e’ piaciuto nella sua interezza.

    Un ultima perla,per appagare la tua curiosità’:
    La tarantella che a te piace tanto “TARANTELLA ANTICA” e’ stata cantata da un mio amico “Tony Caracciolo” e suonata interamente da Valentino Santagati e dalla sua allora fidanzata “Cinzia” su composizione di un mio vicino di casa “Giuseppe Fragomeni detto U FANARRA” (costruttore di lire e musicista/compositore) probabilmente tramandatagli dai suoi avi.
    Quest’individuo “Santagati” mi chiama dopo aver sentito tutte le canzoni del disco e mi dice che non vuole che il suo nome apparisse nei “crediti” del disco stesso.
    L’abbiamo accontentato!!!!
    Sicuramente ” U fijjolu” aveva gli stessi pregiudizi che hai tu nei confronti della musica!
    Ricorda guaglio’: Non e’ bello cio’ che e’ bello ma e’ bello ciò’ che piace a tanti e non a pochi!).

    Con affetto………….VINZ DEROSA

    P.S. Lasciamo stare il download dei miei pezzi nel tuo podcast,anche perché’ se mi hai criticato così’ negativamente il “Cori Calabrisi” che io ritengo il mio miglior lavoro,immaginiamo cosa diresti di ” PILU-PILU-PILU “…….. AH-AH-AH

  5. Franciscus wm
    gennaio 12, 2013 alle 10:34 am

    Gentile Vinz,
    ho già espresso le mie opinioni (“fango”? non mi pare) e vado al nocciolo del tuo discorso: il recensore può solo esprimere il punto di vista della sua esperienza personale. Il tuo disco mi ha costretto a interrogarmi su cosa sia la mia terra, su cosa produca e la direzione della sua musica; questo è indubbiamente positivo e ti va riconosciuto. Inoltre alcuni brani mi soddisfano in pieno, altri no, ma qui entra in gioco il giudizio soggettivo di chi scrive.
    Mi fa piacere che un artista veda riconosciuto il suo valore, seguirò il tuo percorso artistico con molto piacere e spero che tu possa portare un po’ di Calabria ovunque andrai con la tua musica, che sento un po’ mia, un po’ no.
    La dolorosa meditazione che il disco fa sulla figura dell’emigrato non posso che apprezzarla da figlio e nipote di emigrati ed emigrato io stesso.

    grazie del tuo intervento
    con affetto
    Francesco

    ps. Pilu Pilu e Cori Calabrisi sono le canzoni che canticchio (male) più spesso.

  1. No trackbacks yet.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: