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Out intervista… Rossana Campo

(intervista di Claudia Amantini)

Rossana Campo è una splendida voce tra gli autori moderni che l’Italia ha partorito, narratrice “rivoluzionaria”, con una marcia in più. Nata a Genova, vive e lavora fra Roma e Parigi. I suoi libri, tutti pubblicati con l’editore Feltrinelli, sono tradotti in varie lingue:

Bibliografia

In principio erano le mutande. Feltrinelli, 1992.
Il pieno di super. Feltrinelli, 1993.
Mai sentita così bene. Feltrinelli, 1995.
L’attore americano. Feltrinelli, 1997.
Il matrimonio di Maria, 1998.
Mentre la mia bella dorme. Feltrinelli, 1999.
Sono pazza di te. Feltrinelli, 2001.
L’uomo che non ho sposato. Feltrinelli, 2003.
Duro come l’amore. Feltrinelli, 2005.
Più forte di me. Feltrinelli, 2007.
Lezioni di arabo, 2010.

Out. Com’è nata la voglia di scrivere?
Rossana Campo. Sai che mi è difficile ricordarlo? Mi sembra di avere scritto sempre, i miei primi raccontini li ho scritti verso gli undici, dodici anni e non mi sono più fermata… probabilmente è legata alla voglia di leggere. Attività praticata da sempre, la lettura è sempre stata per me come una specie di droga.

O. Personaggi disadattati, antieroi… mi viene da pensare alla Beat Generation. Da “scrittora” cosa pensi del movimento beat? Sfiga esistenziale, comicità, dolori, sesso, tematiche ricorrenti nei tuoi romanzi. Cerchiamo dei parallelismi. Ti faccio due nomi, dimmi cosa ne pensi: Henry Miller e Charles Bukowski.
R.C. E sono due gran bei nomi che mi fai! Henry Miller e il grande Buk sono due maestri di stile e di mondo poetico, per me, quando ho incontrato le frasi brevi, secche e crude di Buk e il mondo degli sfigati, degli artisti morti di fame, delle puttane e dei fuori di testa espatriati a Parigi raccontati da Miller mi sono detta: ma allora si possono scrivere romanzi senza metterci cazzate noiose! Per esempio, si può scrivere raccontando il sesso così com’è senza metafore che abbelliscano, si può chiamare cazzo il cazzo e fica la fica! Grande! La stessa cosa per i poeti e gli scrittori che vengono etichettati come beat generation, Kerouac, William Burroughs, Allen Ginsberg ecc… lo stile letterario scaturisce da uno stile di vita e di pensiero. Della letteratura vengono esplorate le possibilità liberatorie, eversive, e questo è rimasto negli anni quello su cui mi interessa lavorare.

O. Sei anche un’artista figurativa, cosa ci può dire la Campo scrittrice della Campo pittrice?
R.C. Lo stesso discorso che faccio per la letteratura lo porto anche nell’arte. Mi interessano gli artisti che cercano di forzare i limiti, ma sono molto legata alla pittura, all’uso del colore del gesto e del segno in direzione di un arte non abile, direi maldestra. I miei maestri qui sono Dubuffet, Matisse, de Kooning, tutti i primi lavori degli artisti che hanno dato vita al gruppo Cobra: Appel, Jorn, Corneille, eccetera. Mi interessano poi anche i lavori dei matti e i disegni dei bambini.

O. Da un tuo romanzo (In principio erano le mutande) è stato tratto un film. Come ti è parso? È bello ritrovare una tua “creatura” su pellicola? Quali sono i film che guardi, i tuoi preferiti?
R.C. Il film di Anna Negri a me è piaciuto, credo che un film tratto da un romanzo debba diventare un’opera a sé, debba trovare un suo linguaggio. Ad altri registi che volevano portare sullo schermo altri miei libri ho detto no, perché non mi interessava il loro linguaggio cinematografico, mi sembrava che non avessero una capacità di visione e dunque mi pareva inutile l’operazione che avevano in mente. Per quello che riguarda i miei registi preferiti su tutti regna John Cassavetes di cui sono proprio fanatica. Altri che amo: Abel Ferrara, Olivier Assayas, François Truffaut. I primi film di Jane Campion e naturalmente Rossellini e Fellini.

O. Visto che ne tuoi romanzi sono presenti diverse “tipologie” di figure femminili, qual è il tuo rapporto con le donne? Cosa pensi dei movimenti femministi e delle donne di oggi? A proposito di donne, da quali scrittrici ti senti influenzata?
R.C. Oddio, il mio rapporto con le donne? Le mie amiche sono tutto per me, sono il punto di riferimento affettivo più importante. Mi piacciono come pensano, come sentono, come parlano, mi piacciono quando sono intelligenti e sanno vedere il lato comico della vita, specie nei momenti di sfiga. Mi piace poterci parlare di letteratura e andarci insieme a comprare mutande sexi. Le donne sono il sale della terra. Il movimento femminista credo sia una delle poche rivoluzioni riuscite nella storia, e credo che il femminismo non sia affatto morto. La scrittrice più importante per me è stata Gertrude Stein, la sua capacità di sovvertire le regole letterarie mi ha svelato innumerevoli possibilità. Anche i saggi di Simone de Beauvoir, Betti Friedan e Judith Butler sono stati fondamentali nella mia formazione. Poi amo Kathy Acker, una scrittora punk poco conosciuta in Italia e secondo me geniale. Nel tempo sono state molto importanti: Ivy Compton Burnett per i suoi romanzi – conversazione fatti tutti di dialoghi, Jane Austen, Virginia Woolf, Grace Paley, Ingeborg Bachmann, Elsa Morante, Patrizia Cavalli. Poi mi interessa molto il lavoro di alcune scrittore francesi della mia generazione: Virginie Despentes e Christine Angot, per esempio.

O. Vivi tra Roma e Parigi. Due bellissime città. Da una parte il Tevere, dall’altra il Senna. Cosa ti piace di Roma e cosa di Parigi?
R.C. Sarò banale, di Roma il sole, il clima, la pizza, gli amici italiani, la bellezza di certe strade e piazze, meglio se di notte. Parigi: potersi fare i fatti propri, la letteratura di cui è imbevuta, i cinema, i quartieri arabi e africani.

O. Il gruppo ’63 cosa ha significato per te?
R.C. Moltissimo, considero Eduardo Sanguineti il più grande poeta italiano del Novecento e ho avuto la fortuna di averlo come professore all’università a Genova. Altri scrittori fondamentali sono stati legati al Gruppo ’63 e li considero tutti miei maestri: Gianni Celati, Alberto Arbasino, Germano Lombardi, Nanni Balestrini.

O. Il tuo modo di scrivere rimane “fresco” (non saprei trovare un aggettivo migliore), usi un gergo “da strada”, nel senso migliore del termine. Una sorta di “sound” tondelliano (mi viene in mente “Il pieno di super”). Esiste un collegamento tra i romanzi di Tondelli e i tuoi? Fosse solo per la “fauna” descritta…
R.C. Credo che Tondelli abbia saputo raccogliere anche lui la bella lezione che arrivava da questi scrittori del gruppo ’63, specie da Celati e Arbasino nel suo caso. Da questo arriva la capacità di sprovincializzare la letteratura italiana, il tendere a una lingua con toni e ritmi del parlato, e il mettere in scena personaggi “bassi”, tossici, travestiti, scoppiati. Adoro “Altri libertini”, poi con la produzione successiva di Tondelli non mi sento più molto in sintonia.

O. Che musica ascolti?
R.C. Vediamo, sento parecchio rock, soprattutto i classici, Pink Floyd, Lou Reed, Bob Dylan, Patti Smith, David Bowie, Tom Waits… più vicini, Nick Cave, P.J. Harvey e Radiohead. E poi i Beatles. Quando sono innamorata mi metto su i Cure, specie una canzone che s’intitola Just like heaven. Per fare l’amore però i Pink Floyd restano imbattibili.

O. Come compensi la solitudine dello scrivere? Stai lavorando al nuovo romanzo, qualche anticipazione?
R.C. La solitudine è qualcosa di cui ho bisogno, mi piaceva anche da bambina starmene per conto mio. È stupendo poter starsene parecchio tempo col naso per aria a pensare ai fatti propri, e se non stai bene da solo è meglio che non fai lo scrittore. Però mi piace anche vedere i miei amici e dopo varie ore passate a scrivere cerco sempre di uscire e andarmene in giro. Sto finendo un nuovo romanzo che mi sembra molto forte, vi anticipo che stiamo parlando di una grande passione d’amore, forse un po’ strappabudella… intrecciata a un’altra vicenda… di più non dico. Ah, ha un titolo che mi sembra molto fico, ma non lo dico che ho paura che me lo rubino.

  1. Sempredicorsa
    ottobre 27, 2011 alle 10:07 pm

    Da fedele lettora quale sono non posso far altro che attendere con trepidazione questo nuovo lavoro. Stima e ammirazione per la brava Ross!

  2. Anonimo
    ottobre 30, 2011 alle 1:03 pm

    ho letto tutti i tuoi libri e mi ci sono sempre ritrovata e adesso scopro ke abbiamo gusti comuni….la solitudine per me è essenziale nn riuscirei a vivere senza…..
    è inutile dire ke aspetto con ansia il nuovo lavoro…ma quando esceeeee?
    grazie per le tue storie….
    ti invio un mega in bocca al lupo…
    un abbraccio🙂
    mariagrazia

  3. Franciscus wm
    ottobre 30, 2011 alle 1:19 pm

    Io che non la conosco, a questo punto mi tocca passare in libreria🙂 l’intervista mi ha molto incuriosito…

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