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20 anni senza Freddie

Pare ieri, pare davvero ieri: uno degli artisti più eclettici e carismatici dei nostri tempi ci lasciava 20 anni fa, e ci pareva giusto dedicargli un ricordo, un piccolo ringraziamento da parte di chi ama la musica senza se e senza ma, senza confini di genere o stile. Affidiamo quindi il compito al nostro Sam (Prometheus).

FREDDIE MERCURY, 20 ANNI DOPO.

di Samuel Seminara

Scrivo da profano, da persona che non ha mai preteso di porsi come esperto in materia di musica. Scrivo nel tentativo di sdebitarmi per le tante emozioni regalate, per i brani che più di una volta hanno fatto da sfondo nella mia personale colonna sonora quotidiana.

Di Freddie Mercury ammiro il suo percorso esistenziale, un giovane indiano di etnia parsi che fin dall’infanzia aveva manifestato il suo amore per la musica ed il suo grande talento, che si mette in gioco nella caotica arena multi-etnica del Regno Unito, luogo di avvio di numerosi talenti, riuscendo a mettere a frutto i suoi sforzi e ad ottenere fama mondiale.

Di lui mi sorprende la capacità di non ghettizzarsi in uno stile prestabilito, sapendo spaziare tra i più disparati generi, dal Progressive Rock all’Heavy Metal fino alla Musica Classica, qualità espressa degnamente in Bohemian Rhapsody.

È rilevante sottolineare la sua poliedricità artistica, un esperto disegnatore ( autore dello stesso logo dei Quenn ), ed un esteta che oltre all’elemento sonoro studia abilmente l’impatto del campo visivo sfoggiando un’estetica sgargiante, barocca, bizzarra, provocatoria, al punto da risultare palesemente teatrale. Uno stile che ispirerà vari artisti nostrani, prima tra tutti Lady Gaga, il quale nome non a caso deriva dal brano di Mercury, Radio Gaga.

Ma ritengo giusto ricordare il fortissimo impatto umano che Freddie infondeva nella sua musica, la grande energia ed il grande entusiasmo che manifestava, sapendosi motivare sempre più dal crescente affetto dei fan, elemento che tanti colleghi gli avrebbero invidiato, come Kurt Cobain ammise nella sua ultima lettera. Inoltre Mercury è degno di rispetto per come ha saputo affrontare le sue scelte sessuali, non manifestando vergogna per la sua omosessualità, ma anzi facendone un punto di forza, un ulteriore elemento di provocazione all’interno delle sue opere, com’è mostrato in I Want to Break Free o Living on My Own.

Infine anche se straziante ritengo importante menzionare i suoi ultimi anni, segnato dall’AIDS ma non per questo indomito, e attivo fino all’ultimo nella sua produzione artistica.

Per questo a 20 anni dalla sua scomparsa ritengo un gesto minimo ricordarlo, rendere omaggio non ad un semplice cantante, ma ad un artista, un componente fondamentale della cultura collettiva contemporanea.

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