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Intervista a Ilaria Magliocchetti Lombi

Intervista a Ilaria Magliocchetti Lombi, fotografiaxmusica
by Claudia Amantini

I Massimo Volume

Traendola direttamente dal suo sito, lasciamo a lei la presentazione.

Le Luci della Centrale Elettrica (Vasco Brondi)

Ilaria Magliocchetti Lombi nasce a Roma nel 1985. Nel 2006 comincia a seguire e fotografare la scena musicale indipendente arrivando a collaborare con gruppi e artisti di prima linea della scena italiana e internazionale. Si trasferisce a Barcellona dove vive e studia per 3 anni. Le sue foto sono state pubblicate su tutte le più note riviste musicali in Italia. Attualmente vive e lavora a Roma.

Out. Chi tra voi due (tu e la fotografia) si è innamorata per prima? Come l’hai “conosciuta”? Alla fotografia professionale come ci sei arrivata, attraverso studi specifici o da autodidatta?

The Niro

Ilaria Magliocchetti Lombi. Ho avuto la fortuna di viaggiare molto sin da bambina, in luoghi particolarmente affascinanti: India, Cina, Tibet, Thailandia… credo di averle fatte lì le prime foto e di aver preso confidenza con il mondo della fotografia, mio padre scattava molte diapositive e una volta tornati a casa c’era questo rito del telone bianco e della proiezione familiare. Poi per tutta l’adolescenza ho scattato tantissimo, in maniera amatoriale e molto spontanea, con delle compattine a pellicola, immortalavo tutti i momenti importanti, gli amici, i viaggi… ho una documentazione immensa di quegli anni, anche eccessiva! Solo verso i 17 anni, credo, ho finalmente ereditato la reflex di mio padre e ho iniziato a scattare un po’ più seriamente. Più avanti ho fatto un corso base serale di studio e camera oscura di un paio di mesi, montato la camera oscura in casa in un bagnetto. Poi è arrivato il digitale e ho iniziato a scattare ai concerti… è stato fotografando la musica che la cosa è diventata più seria e che ho pensato che potesse essere proprio la mia strada… così qualche anno dopo sono andata a Barcellona e finalmente per due anni ho studiato fotografia e dedicato praticamente tutto il mio tempo a lei.

Dente

Micah P. Hinson

O. Oggi molti amatori realizzano fotografie tramite macchine fotografiche, cellulari, videocamere: come vedi la fotografia contemporanea?

Vasco Brondi

I.M.L. Sta cambiando tutto. È un po’ una banalità che tutti si sentono fotografi però in realtà è proprio così… però insomma ci sono gli aspetti positivi e negativi. È diventata una disciplina sicuramente più accessibile e meno costosa, il che è una cosa sicuramente bella. Il numero dei fotografi si è triplicato, anzi di più. Tutti hanno una Reflex, tutti hanno i loro album con velleità più o meno artistiche online. Il livello medio si è sicuramente alzato, nel senso che tutti sono in grado di fare una foto “corretta” e di renderla più gradevole con Photoshop, ma il tutto si è anche appiattito a discapito della qualità. Siamo bombardati di immagini. Ed è più difficile emergere dalla massa. non si tratta più di scattare una buona foto, ma di creare un’immagine forte, personale, che dica qualcosa. E quando questo succede credo che una bella foto che funziona e emoziona si distingua immediatamente. Il fatto che tutti abbiano un mezzo di ripresa fotografica in molte situazioni è stato un bene, penso alle manifestazioni, alla censura, alla diffusione di informazioni su eventi controversi. Tutti sono un po’ reporter. D’altro canto professionalmente, soprattutto per chi inizia, è più difficile, è frustrante competere con chi può premettersi di lavorare gratis perché tanto è un hobby e ha un altro ingresso, un lavoro “sicuro” diciamo… questo mi fa arrabbiare, non il fatto che tutti vogliano fotografare, questo lo trovo bello, ma il fatto che tutti si sentano come dire professionisti o grandi artisti, questo sì.

O. La fotografia come lavoro. Sicuramente le collaborazioni con giornali/agenzie permettono un rapporto continuativo. Chi invece fa da sé deve cercarsi “acquirenti”. Tu, attualmente, a quale “categoria” appartieni?
I.M.L.
Per il momento sono freelance.

Pier Paolo Capovilla

O. Cosa vuol dire per te “foto d’autore”? Quali sono i tuoi fotografi di riferimento? Quando comparve la Polaroid venne definita “foto a bassa qualità”, poi, come nei revival e con l’avvento del vintage è diventata “foto artistica”.
I.M.L.
Foto d’autore… ma credo un po’ di aver risposto prima. Un autore è qualcuno che segue una ricerca, che ha un percorso, un corpo di immagini che si evolve che ha una continuità anche in qualche modo, che abbia una poetica, uno stile. Non ho dei fotografi di riferimento, cerco di essere il più ricettiva possibile e “studiare” tanto, oltre i soliti grandi del passato cerco di stare dietro ai fotografi contemporanei, ci sono una quantità di fotografi pazzeschi davvero. Seguo più i ritrattisti o i fotografi che seguono progetti personali, perché salvo qualche caso il reportage non mi sta appassionando molto, trovo molta omologazione nei temi trattati e nell’estetica tra i nuovi fotografi.

Alberto Ferrari (Verdena)

O. Qual è il tuo rapporto con la musica? La copertina del Mucchio Selvaggio di Settembre è opera tua; hai curato, inoltre, copertine di dischi, booklet, foto in giornali con interviste ad artisti come The Zen Circus, Dente, Bud Spencer Blues Explosion, Le Luci della Centrale Elettrica, Valentina Lupi, Massimo Volume. Ilaria che musica ascolta?
I.M.L.
Esattamente quella che fotografo. Sicuramente non solo, ma nel 90% dei casi gli artisti che fotografo sono quelli che mi emozionano, e con cui io in primis cerco di collaborare. E’ il mio modo di prendere parte a progetti che ritengo validi e importanti. Gli artisti italiani che fotografo sono per me i rappresentanti dell’Italia migliore e per me è un onore essere parte di questa “scena”. La musica è la mia passione più grande dopo la fotografia quindi essere in mezzo a questo mondo apportando qualcosa di mio è meraviglioso. Direi che è una parte fondamentale e imprescindibile della mia vita.

The Zen Circus

O. Rapporto fotografia-grafica. Riprendiamo la foto ai Zen Circus, quella qui presente e copertina dell’album, cosa pensi dei testi che l’accompagnano?

Giorgio Canali

I.M.L. Le scritte le abbiamo dipinte noi a mano sui cartelli, anzi gli zen stessi. L’idea, assolutamente riuscita, in quel caso è stata loro. Credo che la “grafica”, cioè l’uso del messaggio scritto all’interno di una foto possa essere molto efficace ma se giustificato e non banale, perché sicuramente è uno stratagemma molto abusato e si rischia di creare l’effetto del “visto e rivisto”

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  1. Anonimo
    ottobre 5, 2011 alle 8:10 pm

    Bell’intervista!! Tra un’artista e un’altra artista non poteva che venir fuori una gran bella conversazione! 😉

  2. Francesca
    ottobre 5, 2011 alle 8:12 pm

    Thumbs up!
    (anche il commento di sopra è mio, ma avevo dimenticato di loggarmi!)

  3. clà
    ottobre 6, 2011 alle 11:38 am

    grazie fra! 🙂
    le foto di ilaria sono molto belle!

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