Home > Intervista, Musica > Intervista a Karim (The Zen Circus)

Intervista a Karim (The Zen Circus)

Out incontra gli Zen Circus

by Francesca Paolini

Dopo aver pubblicato sei dischi in studio, dopo aver collaborato con Brian Ritchie (Violent Femmes), dopo aver passato più tempo nel furgone in giro per lo stivale che a casa loro, dopo averci mandato tutti amabilmente a quel paese, tornano: l’11 ottobre esce il loro settimo disco in studio, “Nati per subire” (La Tempesta dischi), Appino (voce e chitarra), Ufo (basso) e Karim (batteria), gli Zen Circus. Ora sono in sala prove, a novembre ripartono in tour, ma Karim ci ha concesso un po’ del suo preziosissimo tempo e ha fatto due chiacchiere con noi. Eh sì, avete capito bene. Enjoy!

Out. Da animatori della movida punk pisana (suonavate in strada e nelle situazioni più improbabili, è memorabile il vostro live davanti agli studi di Radio Maria) ad animatori della scena rock alternativa italiana vantando collaborazioni con musicisti del calibro di Brian Ritchie (Violent Femmes), Kim e Kelley Deal (Pixies), con Jerry Harrison (Talking Heads) oltre ai nostrani Nada e Giorgio Canali su tutti. Avete fatto boom nel giro di pochi anni, ma siete riusciti a restare sempre voi stessi: che cosa serve per farvi montare la testa?

Karim. Mah, io credo che il montarsi la testa spesso sia un fenomeno che avviene in persone catapultate dal nulla in un contesto di affermazione. Noi abbiamo avuto un percorso graduale, in più siamo cresciuti musicalmente al Macchia Nera (storico centro sociale pisano) dove vedevi concerti di gruppi come No Means No, Henry Rollins, Scream, band che scendevano dal palco ed andavano a bere con il pubblico. Quando cominci a distaccarti dal tuo pubblico o a temerlo, beh, è il segnale che qualcosa non sta funzionando.

O. Che cosa sono per te gli Zen Circus? Se dovessi descrivere il gruppo visivamente, come lo descriveresti?

K. Per me gli Zen Circus sono una famiglia. E rappresentano l’impegno e la dedizione ad un ideale, ma soprattutto la passione, che stranamente aumenta ogni anno invece di scemare. Visivamente, descriverei la band come un furgone, non ce n’è. Sempre in giro e compatto.

O. Tu sei arrivato nella band nel 2003, all’ età di vent’anni. Com’è stato crescere all’interno del gruppo?

K. Quando sono entrato negli Zen nel 2003 ero una persona molto diversa da ora, sia musicalmente che caratterialmente. Avevo già inciso una decina di dischi (di cui alcuni discutibili) con varie band che avevo e fondamentalmente ero un chitarrista-cantante che aveva scoperto la batteria da un paio di anni, trovando in essa il proprio strumento. Ero stato poche volte in tour, vivevo alla giornata, ero disoccupato ed ero abituato a prendere tutto alla leggera. Dopo un annetto con gli Zen conobbi la “fame”e la miseria, che già credevo di conoscere (ma in realtà al peggio non c’è mai fine) (ride).
Capii che ero finito in un altro mondo (musicalmente parlando). Qui pur di andare in tour e portare in giro il nome Zen Circus, si pelava i soldi dai nostri miseri stipendi. E questo durò fino al 2008, anno nel quale riuscimmo a far diventare gli Zen un vero lavoro. Capii cosa era davvero la passione e l’urgenza espressiva. Negli anni presi i concetti di preofessionalità e di impegno sempre più seriamente diventando in breve un nazista. (ride)

O. Noi nati negli anni ’80 abbiamo vissuto (anzi subito) l’Italia del boom prima e quella del degrado poi. Oggi tu come vedi questa società, anche grazie alla possibilità di fotografare continuamente realtà differenti?

K. Io sono del 1982. Della mia infanzia ricordo un ottimismo esasperato ed una rincorsa al nuovo. L’Italia è un caso unico. Un caso sociale. Berlusconi è solo la punta dell’iceberg. Dal secondo dopoguerra l’Italia è diventata sempre più malata: OSS, Gladio, P2, stragismo, terrorismo rosso e nero, Ustica, Moby Prince, SISMI, SISDE. Siamo stati usati come pedine dagli USA nella guerra fredda, un’avamposto sacrificabile. Siamo il paese dei mille misteri, degli insabbiamenti, del “una mano lava l’altra” e tutti siamo contenti, tanto fanno tutti così.
Faccio questo giro largo nel discorso per dirti che quando lo stato e le sue arterie sono intasate, malate, corrotte e mistificatorie, il popolo di conseguenza cresce sotto di esso, autoingabbiandosi. E assorbe, assorbe…tutta la merda possibile, fingendo amnesie, dimenticandosi dei crimini commessi in politica e non, giustificandosi con un”tanto sono tutti uguali”. Eh no cazzo, non sono tutti uguali! Poi vai in tour, dal paesino alla metropoli e conosci persone stupende che ti fanno stare bene dopo 5 minuti che le conosci. Dal fan al salumiere, al receptionist dell’hotel. Questa è l’Italia. C’è tanta gente con le palle, mischiata ad un mare di merda.

O. In un momento storico-musicale in cui il talento si misura sui reality show, Sanremo continua ad essere considerata “la grande manifestazione musicale italiana”e il rock perde il suo significato originario, mi viene da dire “che si salvi l’underground?”.

K. In questi ultimi 3 anni si sta un po’ capovolgendo la situazione: la musica”alternativa”sta pigiando così tanto da venire alla ribalta, usando spesso mezzi alternativi. E così vedi gruppi underground che riempono i locali e fanno un numero di paganti simile a quelli di Amici e X-Factor. La scena rock italiana di questi anni sta spaccando il culo come non mai: Verdena, Teatro degli Orrori, Pan del Diavolo, Le Luci della Centrale Elettrica, Brunori S.a.s., Tre Allegri Ragazzi Morti, Mariposa, Criminal Jokers, Fast Animals and Slow Kids… queste sono band valide, altro che crisi!

O. Tre aggettivi per definire il nuovo album, “Nati per subire”.

K. Bello, forte, vario.

O. Ritorna come anche negli altri album un vostro forte anticlericalismo. Credi che la musica possa avere un ruolo fondamentale per “svegliare” un Paese ancora non in grado di svincolarsi da certi legami che, inevitabilmente, ci stanno conducendo verso una sorta di medioevo bigotto e classista.

K. Guarda, questo disco rispetto ad “Andate tutti affanculo”, è meno ricolmo di anticlericalismo, pur mantenendo in sé questo tratto. La musica può essere la miccia per svegliarsi e per aprire gli occhi. Io ricorderò sempre l’epifania che ebbi, quando scoprii i Ramones, i Nirvana gli Stooges, i Sonic Youth, i New York Dolls, Johnny Thunders, John Coltrane, Frank Zappa, i Black Flag, i Dead Kennedys, i No Means No, i Germs, i Cramps e mille altri gruppi. Il tuo cervello comincia a macinare input, ti svegli e cominci a guardarti intorno e a dire: “Ah, cazzo!” E allora scatta in te la voglia di vedere, annusare, leggere,informarti e mettere e metterti in discussione. Ma ripeto può essere la miccia, poi sta a te.

O. In una società come quella attuale, i “Nati per subire” hanno una minima possibilità di riscatto o sono costretti a continuare a subire?

K. Io credo che esista il riscatto. Che non vuol dire crescere nella miseria in un quartiere popolare, fare i soldi e tornare a casa a fare il bello col SUV. E credo che nonostante l’importanza dei contesti socio-economici durante la propria crescita, in fin dei conti, se non ti schiaccia un pullman, uno nella sua vita fa quello che vuole fare.

O. Come avete spesso dichiarato, l’approccio nei confronti dei vostri ascoltatori è paragonabile a quello dei testimoni di Geova. Andate rompendo le scatole di città in città, ma invece di bussare alla porta, proponete dei live fenomenali e indimenticabili: dal 5 novembre ripartite in tour, anche se in realtà gli Zen Circus sono perennemente “on the road”. Lo scambio d’amore che avviene durante i live credo sia la soddisfazione più grande per un musicista, non credi?

K. Per noi il tour è la vita. Quando torno a casa, stanco da 3-4 date di fila, giro la chiave nella porta, saluto il cane, cucino per me e per lui e mi stendo sul divano tirando un sospiro di sollievo: “ah, sono a casa”. Il giorno dopo mi rendo conto che non vedo l’ora che passino 3 giorni, per ripartire in tour. E non perché non so cosa fare, ma perché questa e la mia vita, oltre che il mio lavoro. E lo scambio d’amore, perché in fin dei conti di questo si tratta, tra Appino, Ufo, io ed il pubblico, è il climax che corona il tutto.

  1. Francesca
    settembre 20, 2011 alle 10:30 pm

    Io lo amo. Stop.

  2. settembre 20, 2011 alle 11:26 pm

    Bellissima intervista.. grande Karim!

  3. clà
    settembre 21, 2011 alle 1:15 am

    belle domande, belle risposte… intervista riuscita!

  1. No trackbacks yet.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: