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Pablo Echaurren: Pittura e fumetto, artista perfetto

Intervista a Pablo Echaurren

by Claudia Amantini e Rosanna Bernacchia

Artista a tutto tondo, Pablo Echaurren ha attraversato varie facce dell’Arte, perché l’arte non ha confini: pittura, fumetto, ceramiche, illustrazioni, collage… musica. Figlio del pittore Sebastian Matta, quarant’anni di attività, sguardo curioso, ironia pungente. Un grande artista contemporaneo.

OUT. Out è una fanzine, al suo interno ci sono anche fumetti. Echaurren ha collaborato con Linus, Frigidaire, Tango, Comic Art, Alter Alter… Negli anni ’80, sulle riviste di fumetti, nascevano artisti come Dino Battaglia, Sergio Toppi, Alberto Breccia, Andrea Pazienza e tanti altri. Su quelle che venivano chiamate “riviste contenitore” c’era la possibilità di “sperimentare”, di promuovere artisti emergenti. Tu, che puoi essere definito padre di un fumetto d’avanguardia, cosa pensi del fumetto di allora e del fumetto di oggi? Come lo vedi oggi il Fumetto?

PABLO ECHAURREN Penso che l’Italia abbia perso una grande occasione. Fu un periodo intenso, di grande sperimentazione, di totale capovolgimento. E noi eravamo alla guida del movimento. Nel mondo. Non c’erano altri “Frigidaire”. Ma il pubblico, come spesso succede, non ha premiato questa rivoluzione. E tutto si è ripiegato su se stesso. Un intera avanguardia fu mandata a spasso. A dimostrazione della cecità che affliggeva il mondo del fumetto. Ora non conosco la situazione. Ma credo molto nell’autoproduzione. E ho visto cose egregie in questa direzione.

O. In quarant’anni di carriera hai attraversato diversi aspetti dell’Arte, indubbio il tuo legame con il futurismo. Cosa pensi del futurismo? Come collochi i tuoi collage.

P.E. Il Futurismo è stato un secondo Rinascimento. L’unico momento, in secoli e secoli, in cui l’Italia ha dimostrato di poter condurre le danze. E’ stato. Non può essere riportato in vita. Ma può essere uno stimolo. Per me lo è. Inoltre il futurismo ha significato il diritto di ciascuno di fare avanguardia senza passare nel salotto buono. Per Marinetti bastava dichiararsi futuristi e lo si diventava. Anche senza sapere fare granché. Per questo considero il futurismo una sorta di pre-punk.

O. Pittura… Le tue tele sono anche di dimensioni notevoli, partendo dalla tela bianca come procedi per poi “ricoprirla”? Hai già in mente ciò che uscirà o procedi per bozzetti? Da chi ti senti, anche indirettamente, influenzato?

P.E. La gran parte nasce al telefono. Dagli scarabocchi fatti senza pensarci. È nei momenti di allentamento dell’attenzione che nascono le cose migliori. Poi si perfezionano, si limano, si correggono. Ma lo scarabocchio è alla base.

O. Prediligi colori molto forti, colori di grande impatto. Come scegli gli accostamenti? Preferisci l’olio o l’acrilico?

P.E. Mai usato l’olio. Sono uno rozzo, del tutto digiuno di tecnica, per cui l’acrilico è l’ideale.

O. Hai realizzato copertine di diversi libri, tra cui il celebre “Porci con le Ali”. Un libro-manifesto. Cosa pensi della politica?

P.E. In realtà la politica intesa come militanza mi ha sempre annoiato. Ma mi ci sono calato per provare l’effetto che fa. Comunque al dogma preferivo il magma.

O. Parlaci del tuo rapporto con Roma. Alla mostra al Museo della Fondazione Roma, c’era una sezione dedicata alla tua città.

P.E. Malgrado il nome sono romano. Sento Roma è un enorme collage. Sovrapposizione di strati, ere, culture, stili. Sicuramente una grande cipolla da sfogliare strato dopo strato. The Great Onion. Certamente più fascinosa della Great Apple. Girare per le chiese e scoprire i capolavori nascosti è un’esperienza che tutti dovrebbero fare.

O. Un’altra città per te fondamentale è sicuramente Faenza, Faenza che ci riporta alle ceramiche, al blu, alle figure “grottesche”… Pablo e le ceramiche. Che ci racconti?

P.E. La ceramica è un’attività che corre in parallelo. Un modo per coniugare il fare solitario dell’artista con il laboratorio, con la grandiosa perizia degli artigiani. Il p-artigiano Pablo.

O. Di te Achille Bonito Oliva ha scritto: “Pablo riconosce fertilità a tutti i territori della comunicazione, quelli alti della Storia dell’Arte e quelli cosidetti bassi dei fumetti”. Cosa lega la tua Arte Alta (i dipinti) alla tua Arte Bassa (i fumetti)? Tu credi ci sia un’Arte Alta e un’Arte Bassa?

P.E. Da piccolo in camera avevo sia il poster di Guernica che quelli di Disney. Anche qualcosa di Mirò, avevo. E mi pareva che le forme a tinte piatte e tondeggianti di Mirò avessero qualcosa di Topolino con quelle grosse orecchie tonde e nere. E i bottoni delle bretelle gialle e i pantaloni rossi. Mirò e Mickey Mouse si sovrapponevano. Pittura e fumetto, artista perfetto.

O. Bassa… bassi. Sei un collezionista di bassi elettrici… da dove nasce questa passione? Credo sia risaputo che sei un estimatore dei Ramones e sappiamo che hai avuto modo di conoscere questo gruppo. Quando e dove li hai incontrati per la prima volta?

P.E. Da adolescente avevo, come tutti gli adolescenti, un gruppetto di scalcinati. “Suonavo” il basso. Un Hofner. Volevo essere il quinto Beatle. Non mi hanno preso. Mi sono buttato sulla pittura. E molto dopo sui Ramones. No, ho conosciuto solo Marky. Marky Ramone. Mi ha fatto una sorpresa presentandosi a una mia mostra. Direttamente da NY. Ancora devo riprendermi.

O. Hai avuto modo di frequentare musicisti che hanno suonato durante gli anni ’70 e ’80? Com’era la scena musicale in quel periodo?

con Marky Ramones

con Marky Ramone

P.E. Molto viva. Stimolante anche se deprimente paragonata alla scena internazionale. Fondamentale fu il Piper Club. L’unico luogo in cui si sentiva musica dal vivo. Prima del Piper era il deserto. Ma io parlo degli anni ’60. Molto prima dei ‘70 e degli ‘80. Sono ormai un pensionato. Ah, no… è vero, hanno innalzato l’età del pensionamento. Bè comunque quasi.

O. Sei d’accordo quando alcuni critici musicali dicono che i Ramones furono il primo ed unico gruppo punk ?

P.E. Certo che lo sono. Il primo in assoluto. E il migliore. Quelli che sostengo che il punk è Sex Pistola sono dei revisionisti storici. Non esiste.

O. Da “Ramones ” del 1976 a “Road to Ruin” e finendo con “Animal Boy” del 1986, qual è il tuo disco preferito del gruppo e perché?

P.E. Sicuramente i primi tre (“Ramones”, “Leaving home”, “Rocket to Russia”). Ma perle ci sono in ogni loro disco. Anzi sta per uscire (Arcana editrice) un mio libercolo in cui affronto la loro discografia pezzo dopo pezzo. Senza tralasciarne uno.

O. Secondo te quali gruppi attuali hanno raccolto l’eredità musicale dei Ramones?

P.E. I Green Day mi paiono tra i pochi capaci di miscelare punk con melodia. Ma se la domanda è ardua, la risposta è impossibile. Come non ci sono eredi dei Beatles o di Picasso. Il genio è unico e irripetibile. Ci possono essere altri geni, ma per esserlo devono essere differenti. Totalmente differenti. Il genio non ammette imitazioni. Ogni imitazione è un plagio.

  1. Francesca
    settembre 4, 2011 alle 3:15 pm

    Bellissima intervista…attendiamo il libercolo sui Ramones e intanto ci inebriamo della bellezza delle opere di questo grande artista!
    Chapeau alle intervistatrici Claudia e Rosanna!

  2. clà
    settembre 5, 2011 alle 12:41 pm

    Intervistare Pablo è stato molto piacevole. Un grandissimo artista, una bellissima persona!

  3. mary
    settembre 5, 2011 alle 3:24 pm

    è un piacere conoscere artisti del calibro di echaurren tramite out…..
    le sue opere mi sono piaciute e dal’l intervistane esce fuori anche una gran bella persona…
    complimenti pablo!!!

  4. settembre 24, 2011 alle 7:28 am

    Interessante intervista .-)

  1. gennaio 7, 2012 alle 11:21 pm

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