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Crazy Diamonds: Beck, “Fuckin’ with my head”

Nel 1994 Cobain stava per suicidarsi, il rock era tornato ad essere “figo”, il comunismo era morto e si celebrava la generazione X dei giovani, carini e disoccupati della fichissima Seattle, fucina di talenti e di effimere fortune musicali (pare fosse un secolo fa: ci va ancora qualcuno a Seattle in pellegrinaggio sui luoghi dei Nirvana e dei Soundgarden?).
Arriva sulle scene un ragazzino, bluesman e busker che sforna un album sghembo dai suoni affascinanti e sgangherati, eclettico come non mai, misto di blues, rock e folk psichedelico e di tante cose che ci vorrebbe un tomo della Treccani per contenerne solo i nomi.
L’album (“Mellow Gold”) ritrae una gioventù dispersa, che vive alla giornata in una provincia fatta di nulla, un po’ d’alcool e lavori saltuari, motel polverosi e amori che vanno e vengono, e in questo universo di sfigati si erge questo Beck Hansen che ci spiega cosa sia essere davvero uno sfigato (come nella celeberrima “Loser”, ritratto del perdente per antonomasia).

Al singolo troppo inflazionato  e ritrasmesso ho sempre preferito questa “Fuckin’ with my head”, un collage di sensazioni e slanci di vita e di nulla, fatto di visioni suggerite da stati pesanti di incoscienza e da quel po’ di allegria che ti può dare lo stare insieme con le persone che almeno non ti rompono le scatole fingendo amore.
Traduco il meglio che posso, tranne un aggettivo riferito agli stivali (“check-out” o “jackeyed”) che sfugge a ogni mio assalto.

Fuckin’ with my head (Beck)

Non sono affatto propenso a mettere da parte la mia dolce sensazione;
me ne sto a dormire in un vecchio sgabuzzino,
uomo patetico che piange sul suo cuscino.
Quando vorrai stare con me scopriremo chi si sta scopando la mia testa.

Mi ritrovai a New Orleans con uno spaventapasseri nei miei jeans
sbatto la fronte sul il soffitto, ho bevuto un caffè con il tappo di plastica.
Quando vorrai stare con me scopriremo chi si sta scopando la mia testa.

Il diavolo si è preso i tuoi collant che avevi in testa
e ora mi sta derubando, ma tutto quello che ho è del pan di granturco.
Tu trasformi il mio corpo in una gruccia
e io zoppico ovunque quando sento il tuo tocco.

Mi metto i miei stivali correndo a casaccio sulla foce del fiume
e ora parlo con il walkie-talkie,
con la carta di credito incollata in mano (ed è una bella sensazione).
Quando vorrai stare con me scopriremo chi si sta scopando la mia testa.
Mi fai sentire uno stronzo, e non ho un’anima,
no, non ce l’ho.

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