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Crazy Diamonds – Genesis “Cul-de-Sac”

Dopo anni di progressive, di fasci di metafore e atmosfere sognanti, i Genesis tra il 1979 e il 1980 escono fuori con un disco pop magniloquente e difficile, pieno di temi difficili e dolorosi: l’alienazione davanti a uno schermo televisivo (la celeberrima “Turn it on again“), la lacerante separazione di Phil Collins dalla moglie (“Please don’t ask“), la maledizione di dio sugli uomini (“Duke’s end“), le pene d’amore di chi è tradito (“Misunderstanding“).

Un disco vendutissimo, che segna il trionfo dei Genesis come rockstar planetarie, ma che non credo piacerebbe più, denso di testi difficili che parrebbero pretenziosi al limite della presunzione. Eppure, se ci si spoglia dei pregiudizi sul “progressive” e ci si lascia guidare dalle note delle splendide tastiere di Tony Banks e da un Mike Rutheford finalmente convincente alle chitarre (io sono un estimatore di Anthony Phillips e Steve Hackett, che avevano lasciato il gruppo da tempo) “Duke” è uno scrigno di tesori che consiglio anche da chi ha le orecchie avvelenate dagli “artisti” che passano per radio. La voce di Collins, perfetta (il suo apice artistico), completa il lavoro.

“Cul-de-sac”, che provo qui a tradurre al meglio, è un viaggio nell’oscurità del destino umano , apocalisse senza speranza. Spero vi piaccia così come ancora, dopo decenni che ammiro la splendida copertina di Lionel Koechlin con un uomo che guarda fuori da una finestra dove sta sospeso uno spicchio di luna, sua unica compagna.

Cul-de-Sac

Svegliati, è giunto il momento che attendevi .
Nei meandri della terra, dove le ombre più crescono e più si deteriorano,
un’armata forte di migliaia, ossessionata dal torto e dalla ragione,
avverte che il suo tempo è giunto:
essi si volgono quindi verso la luce dalla regione della notte
marciando sempre più forte:
sono quasi fuori all’aria: non ci vorrà molto.

 Sai di essere alla fine, è solo questione di tempo.
Pensavi di dominare il mondo per sempre:
lunga vita al Re, nessuna pietà per lo sconfitto.

 Dopotutto, non sei mica quello che pensavi di essere,
sei solo un fatto naturale, un altro vicolo cieco
nella percorso crudele della natura,
e tutti quei sogni da vecchio rimarranno storie non narrate,
interrotto alla tua prima, estinto prima della fine del suo tempo.

 Il nemico ora emerge, comincia a scendere l’ombra;
nessuno sa cosa lo ferisca, dopotutto nessuno può vedere nulla,
e anche se la fine è vicina, loro non ne sono consapevoli.
Come puoi combattere un nemico così mortale
se non sai nemmeno che è lì?
E quando il tutto è finito…
forse c’è qualche via di fuga?

No, nemmeno una.

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