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Adotta un Patriota: La Caduta del Re Bomba

Che carinoooo @_____@

Mi capita sempre più spesso, a furia di veder esposti tricolori in mezzo alle ringhiere dei panni stesi, fra le mutande integrali stile Fantozzi e le lenzuola bucate, di sentire ritornare delle parole in mente quasi come una vecchia preghiera del catechismo, quelle che Carmelina mi imponeva dandomi dell’asino.
È una poesia, una filastrocca, non so… ma mi ricordo che stava sul libro di storia delle di mio fratello, un libro che mi salvava dalle ore di noia.
Ottonari semplici come le rime del Signor Bonaventura sul Corrierino, buffe storie di guerra, perché a un bambino la storia pare buffa, la guerra buffissima, specie se combattuta da gente con baffoni simili. Ne avevo dimenticato l’inizio e la fine, e quel libro di storia non l’ho più rivisto in giro.

Provo allora a googlare un paio di versi: una traccia, un libro scansito a Toronto* messo sulla Rete e finalmente trovo la poesia e scopro che erano i primi due versi ad essere scomparsi, mentre mi era rimasta impressa tutta storia di Re Bomba, Francesco II di Borbone, reuccio per pochi mesi e impotente di fronte ai moti popolari che cancellarono il Regno delle Due Sicilie sotto la spinta di Garibaldi. Di sua eminenza Antonelli e della caduta dal trono di Pio Nono mi ricordo una frazione di secondo dopo aver riletto i versi. Lo StarGate della memoria è ormai spalancato.

È un canto anonimo, “musa popolare” secondo l’autore del libro, di un’ingenuità velleitaria che fa ancora sorridere, che fa sognare orizzonti di felicità finalmente realizzata, di ideale finalmente concretato.

Dura solo un attimo: poi spegnano lo schermo, poniamo lo sguardo alle cose che ci circondano, e sono altri i versi che ci tornano alla mente: “Ahi serva Italia, di dolore ostello/ nave sanza nocchiere in gran tempesta/ non donna di province, ma bordello!” (Dante, Purg. V, 76-8).

LA CADUTA DEL RE BOMBA

Italiani, per memoria
Vi vuo’ dir tremenda istoria:
Garibaldi, a suon di tromba,
Giunse in casa del Re Bomba.
Alla vista dei nizzardi
Bersaglieri di Garibaldi,
Alla rea disperazione,
Che assaliva il Re Borbone,
L’orizzonte si oscurò,
Il Re Bomba tracollò.
Ed in fretta Francescone
Fece fare un gran cassone
Tutto pieno di moneta
Per fuggir dentro Gaeta.

Dunque scordati del trono,
Che a regnar non sei più buono;
Va’ a mangiare i maccheroni
Co’ tuoi figli lazzaroni.
Va’ all’inferno, al purgatorio,
Va’ a cercare il tuo papà;
Gli dirai che il gran Vittorio
Ci ha donata la libertà.

San Gennaro e il gran Pio nono
Son caduti dal suo trono.
San Gennaro non risponde,
Il Re Bomba si confonde
L’Antonelli dice: ohimè!
Siam caduti tutti e tre.

*Inni di guerra e canti patriottici del popolo italiano (1915) raccolti da Rinaldo Caddeo

  1. clà
    aprile 19, 2011 alle 11:59 pm

    per me è una filastrocca! bellissimo il finale… tipo tutti giù per terra!

  2. WebmasterMascherato
    aprile 20, 2011 alle 3:54 pm

    vero… tutti giù per terra

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