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La foto e i suoi usi scellerati

La macchina fotografica,  strumento nato con la volontà di riprodurre la realtà del mondo catturando per un istante la luce riflessa dalla materia, lasciando rappresentazioni dell’esistente più fedeli ma forse un po’ più asettiche rispetto al disegno artistico.

Un invenzione importante, il quale impiego, con l’affermazione dei consumi di massa, è diventato accessibile a tutti, prestandosi sempre più ad usi di natura frivola e totalmente privi di qualsiasi valenza artistica e documentaria.

A peggiorare la cosa si è aggiunta l’evoluzione tecnologica, che dai buoni vecchi rullini ha aperto le porte agli apparecchi digitali, capaci di memorizzare una quantità infinitamente maggiore di fotografie rispetto alle ancestrali pellicole.

Un inflazione che ha generato una valanga di immagini rozze e squallide che allagano la rete, specialmente i social network, facendoci dono di monumentali esempi della mediocrità mentale di non poche persone rapite dall’ossessivo desiderio di lanciare l’icona di se stessi alla marea di occhi informatici, quasi che si fossero così garantiti una fettina di immortalità e notorietà.

Io ho sempre detestato mettermi in posa, per il sottoscritto è un gesto di violenza assurda frutto di una volontà altrui che esige di lasciare una traccia fissa del mio aspetto, quasi che si volessero rinfacciare i miei limiti di leggiadria fisica.

Ho sempre provato un irrefrenabile allergia nei confronti dei ricordini frutto di queste imposizioni, i squallidi coretti col sorriso meccanico e gli sguardi languidi, che nascondono i reali rapporti umani, i reali sentimenti: passioni, rancori, desideri, malinconie eccetera

Un teatro di posa logoro proiettato in un eterno presente che tenta pateticamente di sottrarsi da una realtà quasi in agguato ai margini rettangolari dell’immagine fotografica.

Per me uno degli esempi più scoraggianti di come l’umanità possa buttare alle ortiche i frutti delle proprie capacità, dando un contributo terribilmente efficace a ridurre il proprio vivere in una mortificante apparenza priva di qualsiasi colore.

  1. WebmasterMascherato
    marzo 27, 2011 alle 6:07 pm

    Stai mischiando le pere con le mele.
    È un moralismo pesante non ammettere la leggerezza come possibilità di vita.
    Ogni rappresentazione è degna di esistere, altrimenti dovremmo operare una censura preventive di metodi, contenuti, intenzioni più o meno artistiche: un MinCulPop dell’era digitale.
    Se non ti piacciono le foto, basta girarsi dall’altra parte della libreria ed andare alla sezione “saggi storici” o “poesia”, altre rappresentazioni dell’umanità.
    Se dà fastidio il voyeurismo da facebook, spegnere facebook; se è la tv, spegnere la tv.
    Se poi dà fastidio il “cheese” del mettersi in posa, basta mangiare meno formaggio: un po’ più di Pirandello ti ricorderebbe quanto sia teatrale la realtà e che la macchina da presa (come quella di “Serafino Gubbio operatore” )è in mano agli stessi esseri che vengono rappresentati, altro lato della stessa medaglia. La posa, la maschera, ma anche la gioia della frivolezza esistono: chi vuol esser lieto sia, ma imporre una visione seriosa e monocorde della realtà porta alla stagnazione di ogni pensiero ed emozione.
    Dixi.

  2. Promethéus
    marzo 27, 2011 alle 6:13 pm

    Se rilegge attentamente il post comprenderà che non è espresso disprezzo nei confronti della fotografia in se ma di determinati costumi legati all’uso scriteriato della macchina fotografica.
    Inoltre esprimere tali critiche non vuol dire necessariamente auspicare una repressione nei confronti di tali “usi scellerati”.

  3. WebmasterMascherato
    marzo 27, 2011 alle 6:58 pm

    Scriteriato? Quale sarebbe il criterio, quindi? L’artisticità? L’utilità sociale?
    Quando qualcosa diventa pop, tutti a stracciarsi le vesti. Anche per il jukebox fu così: quella scatola che svilisce la musica, la commercializza per le masse decervellate, e invece contribuirono all’alfabetizzazione musicale di molti, moltissimi.

    Se uno si diverte, lascialo fare, se non lede la dignità altrui. C’è chi si diverte a fare foto imbecilli pure al uoter-clòs? Se gli porta gioia esporsi, faccia.
    Ognuno è felice a suo modo, non al tuo o al mio, e se non lede la dignità altrui, tale felicità è assolutamente lecita.

  4. Prometheus
    marzo 27, 2011 alle 8:30 pm

    Prof., esiste il Pop ma anche il Trash

  5. Prometheus
    marzo 27, 2011 alle 8:34 pm

    Ripeto, ho espresso solo delle critiche e non una qualche proposito censorio.
    Ritengo necessario esprimere uno spirito critico verso certi fenomeni, perché spesso e volentieri certuni tendono ad imporre i propri “modelli di felicità” agli altri, sviluppando un atteggiamento segregazionista nei confronti di chi non è disposto ad adeguarsi.

  6. WebmasterMascherato
    marzo 27, 2011 alle 10:29 pm

    Questo è un altro discorso, continui a mischiare il piano di un pesante moralismo con la realtà delle società umane, che privilegiano il conformismo ben prima delle foto bimbominkia su feisbuk.
    Le critiche sono opinioni, e in quanto opinabili, possono essere oggetto di critica: questa è la mia.
    Se uno gode a farsi le foto con le labbra “a culo di gallina”, non ho nulla da obiettare. Il pop, o il trash (cose ben diverse), sono insiti nella cultura popolare. Se la fotografia è in mano al popolino, che ne goda, traendone tutti i piaceri possibili, tutte le possibili sfumature, perché la cosa a me non tange.

    Se uno vuole cercare una sua via al di fuori della conformazione, deve anche affrontare una giusta solitudine, prima di trovare dei consimili, qualsiasi essi siano.
    Se uno anela ad essere maggioranza, allora si adegui ad essa, altrimenti scelga la strada meno facile: il rischio è un moralismo con robusti paraocchi, un rischio sempre presente, da cui nessuna persona di intelletto può dirsi esente.

  7. clà
    marzo 28, 2011 alle 11:17 am

    data la mia natura “anti-tecnologica” mi sono riconosciuta in alcune cose scritte… innanzitutto adoro la pellicola e me ne frego del digitale (continuo a far foto con la vecchia macchinetta, a discapito della nuova che mi è stata regalata). Però, c’è un però. Mi piace fotografare anche dei “momenti”, perchè come ogni momento (od “evento”) presto diventerà “passato” e ci sarà quella fotografia a ricordarmelo (la sola memoria “mentale” tende a scolorire i colori, cancellare volti, piccoli dettagli). Ovviamente la pellicola impone un numero inferiore di scatti, non è che di quel “momento” fotografo tutti i secondi… il digitale ha portato ad un’igordigia di scatti (oltre alla macchinetta fotografica mettici pure i cellulari). Oggi la vera differenza tra pellicola e digitale (e non voglio parlare di “qualità” della fotografia, io adoro la pellicola ma devo ammettere che alcune macchinette digitali hanno raggiunto un’ottima qualità d’immagine) è solo una: con la pellicola, se vuoi vedere le foto, sei costretto a sviluppare il rullino, le foto fatte te le ritrovi quindi su carta. Col digitale si fanno mille e più foto, foto che passano per computer, foto che vengono raccolte in cd e memorie, foto che comunque si tende a non sviluppare. Ecco, la pellicola, per quanto le foto siano fatte bene o male, ti consente di riempire album (da sfogliare quando ti va) o di mettere qualcosa dentro ad una cornice. L’avvento del digitale ha fatto perdere quest’abitudine…

  8. dany
    aprile 4, 2011 alle 11:27 am

    Permettetemi di inserirmi in questo argomento. Io sono un’appassionata fotografa. Adoro i paesaggio ma è ovvio che avendo dei figli mi piace anche fotografarli. Sono ricordi che rimangono e rimarranno. Anche mio padre amava fotografare, e io rispetto ad altre amiche della stessa età ho parecchie foto in più. Ho cugini che spesso hanno chiesto a mia madre di vedere le foto che aveva scattato mio padre per far vedere alle loro mogli come erano da piccoli. Insomma io la foto la trovo una cosa meravigliosa. Coglie l’attimo di un momento e aiuta il ricordo. Certo nella vita bisogna andare avanti e proiettarsi verso il futuro, ma noi siamo anche ciò che siamo stati e senza i ricordi che cosa saremo? Quindi ecco perchè amo le foto, aldilà del fatto che sia fatta bene o se dei sorrisi che possono più o meno essere falsi.
    Per la questione della macchinetta digitale, io la preferisco. Mi ricordo i soldi che ho sempre speso (centinaia di mila lire) per le foto ho scattato in occasione del viaggio di nozze, o di una vacanza o alla nascita e la crescita dei miei figli. A volte mi sono limitata, a volte ho scattato provando a vedere se mi riusciva di far venire qualcosa di notte con un 400 asa.
    Ora vogliamo parlare della soddisfazione delle macchinette di oggi? Si riesce a fotografare di notte, e puoi fare quante foto vuoi senza pagare un euro. Ecco io ci vedo anche un grande risparmio e allora anche la possibilità di fotografare, che può essere così alla portata di tutti i ceti.
    Sinceramente non mi pongo tutti i problemi che si fa Prometheus. Per me la foto è bella e importante perchè ogni persona può così, attraverso gli scatti, raccontare e fissare l’attimo di momenti della propria vita.

  9. aprile 7, 2011 alle 10:52 am

    Sai, io ho un concetto altissimo della fotografia e dei suoi grandi interpreti ed ho sempre pensato che il massimo dell’abilità stia nel ritrarre i volti catturando l’anima che vi galleggia, traducendo cioè nell’immagine di un volto il tratto fondante di una personalità: in pratica l’esatto contrario di quello che si vede in giro e che tu giustamente critichi.

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