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Figli di Pdor

Oggi mi tocca, per la gioia di chi potrà puntare domani mattina il ditino contro di me, fare un ulteriore outing.
Già mi immagino le orde dei detrattori che mi additeranno alla pubblica vergogna, al ludibrio delle genti, perché fra i miei gusti c’è un non-gusto, perché fra i miei piaceri si cela un dispiacere velato e corrosivo.

Dopo aver confessato la mia frequentazione con la telenovelistica messicana, mi tocca ammettere anche che non mi piace il fantasy, di trovarlo una cagata pazzesca di dimensioni fantozziane.
Non riesco a vedere i film coi nani e i draghi sputafuoco senza provare un forte disagio, rischio di addormentarmi di fronte ai film di Conan e al Signore degli Anelli, di cui ogni tanto sfoglio con fare sospetto il mattone tri-logico in libreria dicendomi: mannò, l’è un pregiudizio, leggi… leggi che capisci… E regolarmente non capisco una mazza.
Naturalmente questo mi pone ai margini di mille discussioni cinematografiche, mitografiche, cabalistico-cultural-bocciofile, perché ogni volta mi ripassa davanti agli occhi lo sketch “Pdor, figlio di Kmer” e comincio a sghignazzare proprio mentre seriosi neoprimitivi, adoratori del biologico ma provvisti di iPad, commentano le gesta della dea Sigurd o adorano il Nibelungo (o qualcosa di simile).

Ancora oggi non mi spiego il perché di questo disgusto.
Sarà che il fantasy, specie quello tolkeniano, è servito a generazioni di ultradestra a sentirsi diversi e nuovi per sfuggire alla prigionia del lavoro borghese puà puà.
Sarà che di tanto cattivo fantasy mi pare si nutra il celtismo leghista, che loro mica sono italiani, ma sono figli di Brenno (e qui riparte un altro flash di “Pdor”), mentre si sa che discendiamo tutti, democraticamente, dalle stesse scimmie.
Sarà che più mi leggevo robe piene di Vichinghi e Valkirie, più mi chiedevo perché certi autori non lavassero vetri nelle aree sosta autostradali a Cosenza e provincia (a gennaio avrebbero provato il freddo del Valhalla ed io avrei portato loro una pila dei loro romanzi da bruciare per dare umano conforto).

E mentre rifletto sulla mia ignoranza su me stesso e sul mondo del Fantasy, guardo lo sketch di Aldo, Giovanni e Giacomo, sperando che in esso si celi la Risposta. Lode a Odino.

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  1. dicembre 10, 2010 alle 5:22 pm

    Ah, voglio essere io il primo a puntarti contro il dito (l’indice…) e a strillare: “Sacrilegio!” Partiamo dal presupposto che c’è fantasy e fantasy e che il fantasy non è solo elfi, nani, orchi et similia: tu (figlio di Pdor) hai una visione parodistica di una porzione limitata del genere. E’ come se io dicessi che non riesco a leggere i libri gialli perché mi torna in mente “La pallotta spuntata”! E poi ancora con questa storia di Tolkien e la destra: ma finirà mai questo mito!? Fai pace con te stesso e con Tolkien, potresti cominciare leggendo questo: http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=566

  2. WebmasterMascherato
    dicembre 10, 2010 alle 5:49 pm

    Grazie dell’indice puntato ^^ Intanto mi segno il bel blog dei Wu Ming: l’articolo è lungo, lo leggerò con calma finite ‘ste due righe.

    Intanto cogli nel segno sulla visione limitata: di fantasy ne ho letto poco, di autori forse non degni di Tolkien e di lui solo (varie volte) “Lo Hobbit”, amandolo molto.
    Ribadisco che non so chiaramente perché il genere non mi piaccia, forse perché molto fantasy che gira, specie al cinema, mi appare come un inutile gioco di specchi e certi autori più che raccontare storie valide, edificano mitologie eclettiche e vacue.
    Il dibattito contemporaneo su Tolkien l’ho seguito e mi fa piacere che un umanista colto e intelligente come lui sia stato affrancato da certi pregiudizi: tuttavia la tara dell’interpretazione razzista e di ultradestra peserà su di lui ancora per molto. Santificare Tolkien a cultore del superumano e della teoria della razza è stato lo sport preferito di chi non aveva altre culture da rivendicare tranne i romanzetti di appendice di un D’Annunzio o del giovine Mascellone. E non ho mai capito perché proprio Tolkien, dato che in lui sono proprio gli uomini a essere la razza peggiore, più infida e pronta al tradimento. Forse piacevano le elfe con le orecchie a punta. Boh…
    Detto questo, credo che il film di Jackson (il primo) che sono stato costretto a vedere della trilogia, ha dato un colpo mortale al desiderio di leggere senza pregiudizi “il Signore degli Anelli”.

    passo alla lettura di Wu Ming

  3. WebmasterMascherato
    dicembre 10, 2010 alle 5:51 pm

    ah riguardo allo schetch, però ammetterai che mette alla berlina gli aspetti più deboli del genere, le vuote mitologie, gli elenchi inutili, i nomi idioti di dei e luoghi a metà fra grecismi e barbarismi vari e così via

    questi tre operano una serrata critica letteraria mica da poco

  4. dicembre 10, 2010 alle 6:17 pm

    Sì, lo schetch di Aldo, Giovanni e Giacomo piace molto anche a me!🙂 Dimenticavo una cosa, Tolkien e i suoi derivati (chiamiamoli così) sono solo una parte del Fantasy (se non sbaglio – ma non sono un esperto – si chiama “Eroic Fantasy”) che, negli ultimi anni, si è arricchito di tantissimi sottogeneri anche molto sperimentali e le ibridazioni con altri generi ormai non si contano più (fantasy e fantascienza, fantasy e horror, fantasy e steampunk, fantasy e giallo, ecc…). Se hai la pazienza di cercare in questo calderone sono sicuro che troverai quello che fa per te (anche in Italia!). Poi i gusti sono gusti e, francamente, pure io non digerisco molto Tolkien (i film di Jackson non mi sono dispiaciuti, ma era un po’ troppo “buoni contro cattivi” per i miei gusti…).

  5. WebmasterMascherato
    dicembre 10, 2010 alle 7:28 pm

    Ecco, diciamo che è proprio l’Heroic Fantasy a darmi un po’ sui nervi, e chissà se questa riflessione mi servirà a guardare i sottogeneri e i cross-generi con maggiore attenzione e gusto per la lettura.

    ps. Hellboy è uno steampunk, giusto? Mignola è un grande.

  6. dicembre 10, 2010 alle 7:34 pm

    E’ difficile inserire Hellboy in un solo genere, ha molti elementi steampunk (la mano di pietra rivettata del protagonista, per esempio, è estetica steampunk allo stato brado!), ma anche tantissimi richiami al gotico (E.A. Poe e soprattutto Lovecraft). Comunque, sì: Mignola è immenso!

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