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La querelle du matriarcat (parte seconda)

Ho iniziato a indagare la storia e il mondo delle donne, a cercare nei libri che ne parlavano, anche quello che esplicitamente non dicevano. Sono stati testi come “Al di là di dio padre” di Mary Daly e “Il linguaggio della Dea” di Marija Gimbutas ad aprirmi a un immaginario diverso, tutto femminile: ho scoperto il movimento della spiritualità della dea, divulgato soprattutto grazie a scrittrici americane. La sensazione era però di muovermi in un ambito a metà tra il femminismo e la new age, dove era quasi totalmente assente il livello economico e politico, e la sensazione rimaneva quella di una certa marginalità. Nel frattempo la querelle du matriarcat si era volgarizzata e aveva finito per ripercorrere la stessa strada della querelle des femmes. Era cioè diventata un pour parler, alimentato da qualche articolo sulla sezione cultura dei quotidiani, che lasciava trapelare una rivendicazione astiosa e innocua delle donne che evocavano mondi beati senza gli uomini, prontamente demonizzati da questi come mondi selvaggi di sacrifici umani, senza legge né ordine. Le stesse donne hanno finito per intendere il matriarcato come un capovolgimento speculare del patriarcato, che ne ripropone la stessa identica struttura cambiando solo il sesso di chi detiene il potere. Da parte sua, l’accademia ha smesso di interessarsi al discorso e le stesse scoperte archeologiche di Mellart dopo essere state esaltate per più di trent’anni, sono state svuotate dei presupposti rivoluzionari con cui erano state accolte e da qualche anno a Çatal Hüyük un’equipe di archeologi della scuola tradizionale sta catalogando i reperti secondo i canoni ufficiali dell’archeologia patriarcale.

Ma all’interno dell’associazione di donne di cui faccio parte, Armonie, con un grande convegno incentrato sulle scoperte di Gimbutas abbiamo iniziato un percorso di studi e ricerche che ci ha permesso di portare in Italia, questo strano paese di madonne e puttane, che vanta la tv meno politically correct di tutta l’Europa e forse di tutto l’Occidente in quanto a esibizione del corpo della donna, i Moderni Studi Matriarcali di ricercatrici femministe appassionate e rigorose. Scoprire queste ricerche, leggerne i risultati per me ha significato trovare il collegamento tra la spiritualità della dea e la politica, iniziare a parlare di economia, organizzazione sociale e ecologia da un’ottica femminista. Economia del dono, decisioni basate sul consenso, permacultura. E come la querelle des femmes ha cessato di aver la sua ragione d’essere alle prime vere determinate rivendicazioni femministe per i diritti delle donne, anche per noi è finalmente giunta l’ora di cessare la querelle du matriarcat e di dedicarci alla creazione dei primi matriclan, in vista del matriarcato prossimo venturo.

Perché crediamo che fra gli uomini e le donne la questione non sia di chi detiene un potere tutto calibrato su caratteristiche maschili che per secoli sono state considerate universali; vogliamo dire che per le donne in primis, ma in fondo per tutti, non è salutare accettare il sistema sociale patriarcale e cercare una posizione migliore al suo interno. Perchè il grande non detto della nostra storia è proprio la lotta fra due modelli possibili del cammino umano, uno incentrato sul femminile e l’altro sul maschile, uno che promulga la vita in tutte le sue manifestazioni e l’altro che la nega.

Vogliamo cambiare strada, riprendere quella che porta all’eutopia.

Luisa Vicinelli

  1. clà
    novembre 4, 2010 alle 11:43 am

    Confesso che sono dovuta andare a cercarmi i significati di “permacultura” e “eutopia”. Indubbiamente se qualcosa/qualcuno ti porta ad andarti a cercare significati/approfondimenti… bè, allora vuol dire che nella mente qualche scheggia si è fermata…

    • Luisa Vicinelli
      novembre 4, 2010 alle 1:09 pm

      x cià

      Il linguaggio oltre che usare si può anche cambiare
      Si pensava tra noi di usare la parola femminesimo (coniata da Anna Zoli) per poter continuare a dirci femministe senza perdere i primi venti minuti di una conversazione a sgombrare il campo dagli stereotipi che ci ha affibbiato la reazione al movimento femminista
      Luisa

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