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La giusta distanza

chissà Statler e Waldorf come avrebbero commentato...

Riordiniamo le idee.

Mi dice che il lavoro è duro: non me lo dice, invero, bensì me lo ripete in tutte le forme e in tutte le salse tutti i giorni.
Poi. Si lamenta che il lavoro è troppo, ma quando gli incarichi remunerati sono assegnati ad altri, si lamenta con me perché è tutto un magna magna, una consorteria, è uno scandalo, signori miei.
Si lamenta inoltre delle distanze da percorrere, della strada lunga e faticosa per arrivare sul posto di lavoro, del destino infame, del governo ladro, della vita di mmerda. Vabbè, magari io ed altri reagiamo scolandoci una birra e rutto libero, dopo qualche sonoro commento contro un bersaglio a caso, ma questa agonizzante via crucis di lamenti comincia a stancarmi: mi pare un triste alibi, una cosa pericolosa, che usa le persone come burroni in cui scarriolare quintali di letame emotivo che menti più semplici eliminano con un po’ di “Smoke on the Water” nell’autoradio o semplicemente leggendo un sonetto di uno bravo.
Forse è il caso di mettere in mezzo una giusta distanza.

L’ultima chicca: l’unico incarico rimasto, noioso e che non vale quei due euro che ti dànno (che ti finiscono tutti in medicine), va scaricato al povero fesso di passaggio.

“Ho detto che lo avresti fatto tu”
Mi limito a dire un’ovvia verità, un “non ho tempo”. Fosse solo che qualcuno si prende la briga di parlare in mia vece. Not in my name.

Ora a mente fredda, dico che avrei potuto essere brillante e concludere alla Woody Allen, allontanandomi con la più classica delle fughe: “Scusa, ma devo andare a prendere un pezzettino di aringa per il mio psicanalista!”. E adios!

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  1. sergio cavicchi
    settembre 25, 2010 alle 1:57 pm

    diciamo che queste persone ci ha rotto i cabasisi, come dice Montalbano,

  2. WebmasterMascherato
    settembre 26, 2010 alle 10:32 pm

    i miei livelli di sopportazione ormai tendono davvero verso il basso :/ dovrei imparare esercizi zen di respirazione

  3. settembre 30, 2010 alle 11:00 am

    Come?!? esercizi di respirazione per i cabasisi?!? Oddio, questa mi mancava!
    Però è proprio vero, di tutta sta ggente che se sente ar centro centrato der monno nun se ne pò più!
    Credo sia questo il problema: avere il baricentro troppo baricentrato e l’attenzione tutta devoluta ai fattacci propri, al punto da sentirsi campioni di disgrazie e vincitori della coppa mondiale del massimo compatimento.
    Come ti comprendo!

  4. WebmasterMascherato
    settembre 30, 2010 alle 5:36 pm

    sapere di non essere solo in questa infausta e impari battaglia mi conforta. _-_
    eh pure quelli ci han bisogno d’aria

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