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Voci Su Outbook – recensione di Andrea Cattaneo

Out Book è un libro realizzato con cura e amore: la grafica e l’impaginazione sono ottimi. Vorrei anche sottolineare la passione con la quale il gruppo di Out ha portato avanti questo progetto. Considerando le varie peripezie che hanno portato alla realizzazione di Out Book e visto il risultato, potrei dirmi molto soddisfatto di come è andata a finire questa avventura. Purtroppo ho letto – unica, fastidiosa nota stonata – non ho proprio digerito l’introduzione all’opera scritta da Alberto Rizzi. Non trovo molto sensato presentare un volume esordendo con: “Allora, ecco una nuova raccolta di racconti; nulla che rimarrà nella storia della letteratura italiana”. E poi a seguire Rizzi, generoso e benevolo, dall’alto guarda in giù e ci tiene a dire agli autori raccolti in OutBook: “Magari qualcuno dei presenti riuscirà a ritagliarsi un piccolo posto al sole, a patto che si applichi davvero. Glielo auguro”. Sorvolo sui quattro gatti (parenti e amici degli autori…) che Rizzi prevede come unici possibili fruitori della raccolta (mi domando che senso abbia allora realizzare un’antologia e poi metterla in vendita se tanto non avrà pubblico… ah già, dimenticavo lo sproloquio sull’atto di resistenza: ma chi l’attacca con tanto accanimento, signor Rizzi?). Quel che capisco leggendo la sua introduzione (e l’introduzione, dato che Rizzi è scrittore e poeta dovrebbe saperlo meglio di me, è la prima cosa che si legge in un libro…) è che ha voluto tentare una maldestra e grossolana provocazione. Rivolta a chi? Francamente non saprei dirlo. Non so se gli altri autori condividono questa impressione con me (sarei curioso di sapere cosa ne pensano i miei colleghi che, come me, “se si impegneranno davvero” magari un giorno avranno il loro posticino al sole…), ad ogni modo mi piacerebbe sapere dal signor Rizzi il motivo che l’ha spinto a scrivere un’introduzione a un libro che parla di tutto (anzi, contro tutto), tranne che del libro in questione. Mi spiace veder introdotto il mio lavoro e quello dei miei colleghi autori da un testo che, a mio avviso, è semplicemente fuori luogo. Non mi aspettavo certo una ridicola celebrazione dell’opera, bastava scrivere un’onesta introduzione che entrasse nel merito della raccolta.

A presto,

Andrea

  1. cla
    luglio 11, 2010 alle 1:50 pm

    Non posso parlare al posto di Rizzi, e non intendo fare l’avvocato di nessuno. Se Alberto leggerà questa tua, credo sia in grado di rispondere da solo.
    Io posso rispondere per quello che abbiamo fatto noi, noi come Gruppo Out. Da quello che hai scritto nella tua prima parte però… ho ben poco da aggiungere.
    C’erano dei racconti. Gusti o non gusti, preferenze o tematiche… abbiamo votato. Se non credavamo nel valore degli scritti, probabilmente avremo lasciato perdere. Non ci saremo sorbiti tutto quello che è venuto dopo. E’ stato faticoso arrivare a questo libro. Ma ci siamo arrivati. E rivoterei tutto quello che ho votato e mi piace così questo libro, coi racconti che ci son finiti dentro, racconti che ormai conosco bene, con gli errori che ci son “scappati” (essù francè, non t’arrabbiare, siamo solo esseri umani… ha fregarti è stata la “confusione” che ho fatto nascere io! Mia culpa dunque), con…
    Bello outbook, bello come figlioccio, bello per come mastro-flok l’ha vestito.
    A me, sarò ripetitiva, PIACE!

  2. luglio 12, 2010 alle 12:55 pm

    Cara cla, come ho avuto modo di scriverti via mail, la mia contestazione riguarda esclusivamente l’introduzione di Rizzi. Per quanto riguarda il lavoro svolto dal Gruppo Out non posso che ribadire la mia personale stima e ammirazione. Quel che avete fatto con questo libro è incredibile quindi è giusto andarne fieri. Peccato per quel fastidioso neo…

  3. luglio 12, 2010 alle 6:37 pm

    Io di solito le introduzioni le salto o le leggo per ultime se il libro mi è piaciuto particolarmente e faccio fatica ha staccarmene…
    A me è piaciuta l’idea di tirar fuori la Nuova Resistenza , che oggigiorno è sopratutto fare informazione e essere credibili in un mondo di fantocci .
    In effetti la “gufata” fa un po’ tristezza, e visto che non ho mai vinto nulla (sarà perchè sono un po’ allergica ai concorsi) ci sono passata sopra volentieri e, godendomi la “vittoria”,prendo questa affermazione in modo scaramatico; probabilmente era un modo per passare da alternativi nel modo più conforme possibile!
    Evviva l’Outbook e suoi lettori!

  4. cla
    luglio 12, 2010 alle 8:20 pm

    Andrea: non tutte le ciambelle vengono col buco… grazie per la stima&ammirazione
    Serena: un’amico mi parlava di voler fondare i Nuovi Partigiani. Uhm. Mi sa che ancora non l’ha fatto. Oh, guarda io alla stessa maniera non vinco mai nulla… Pure col “gratta e vinci” mi dice male! Sarò fortunata in amore (?!?)

  5. luglio 12, 2010 alle 8:35 pm

    @cla: Entrambe meritate🙂 Se non volete aspettare la fondazione dei Nuovi Partigiani, vi consiglio (se non l’avete già fatto) di fare come me: associatevi all’Anpi. I vecchi partigiani restano i migliori!

    @Serena: Sul necessità di una nuova resistenza che cominci da una robusta controinformazione mi trovi d’accordo. Però il mio dubbio riamane: è credibile tirare in ballo una cosa simile nell’introduzione a un’antologia di racconti d’amore? Non è un po’ come mettere insieme le mele con le pere? Per me è questione di coerenza… forse dovrei fare come fai tu, le introduzioni è meglio saltarle😉

  6. luglio 16, 2010 alle 4:01 pm

    ciao a tutti…
    a me outbook è piaciuto molto, e non solo perchè c’è un mio racconto.
    me lo sono letto di gusto e molto volentieri.
    sull’introduzione, che dire? volutamente cinica, magari, forse un pizzico altezzosa… e forse è questo che stona di più. conosco Rizzi, che apprezzo ed ammiro, ma penso anche che certe provocazioni rischiano di essere sterili, anche in questo momento storico italiano.
    i commenti agli scrittori, secondo me se li poteva risparmiare, ma forse non ho ben capito dove voleva andare a parare.
    per come la vedo io, comunque, preferisco le introduzioni scritte da chi non partecipa all’antologia. forse è un mio pregiudizio, ma ho notato che sono scritte con maggiore obiettività.

  7. WebmasterMascherato
    luglio 16, 2010 alle 7:09 pm

    Ciao lisa,
    prendilo come un gioco e di’ la tua sul libro con una recensione “partigiana”, ma anche da lettrice del lavoro altrui, introduzione esclusa, visto che già ne hai detto…

  8. luglio 16, 2010 alle 7:42 pm

    Noto con rammarico che Alberto Rizzi non ha ancora trovato il tempo di rispondere alle mie domande. Forse non frequenta questo blog o, più probabilmente, non ritiene le mie osservazioni alla sua introduzione degne di un qualsiasi commento. Pazienza, il suo silenzio riconferma solo la mia iniziale impressione.

    @Lisa: ho adorato il tuo racconto!

  9. WebmasterMascherato
    luglio 16, 2010 alle 10:44 pm

    Attendiamo un’eventuale replica… tempo fa gli diedi il link del blog

  10. lally
    luglio 17, 2010 alle 11:02 pm

    ciao a tutti!Mi spiace di essere una delle latitanti dell gruppo out , ma la mia proverbiale allergia al computer mi impedisce di essere presente.Nonostante la mia allergia questa volta devo intervenire e cercherò di essere pure diplomatica! non mi piace il clima di astio che si é creato dopo l’ uscita dell’ outbook in relazione all’ introduzione di cattivo gusto di Rizzi. Dovrei andarci leggera visto che ha pagato lui,e lo ringrazio, ma è stata, a mio parere, una introduzione scritta da una persona frustrata. Mi domando: chi pensava di pubblicare?il nuovo premio strega?Caro signor Rizzi se sta leggendo questa mia non si offenda ma si faccia un bell’ esame di coscienza!
    caro francesco sii buono con i miei errori o orrori di italiano ,comunque spero che il concetto sia chiaro, a me il tuo pezzo sulla gente su out mi è piaciuto molto.

  11. WebmasterMascherato
    luglio 18, 2010 alle 9:21 am

    @Lally: grazie mille ^^ non ti preoccupare, la matita rosso/blu la lascio nell’astuccio😛

  12. luglio 18, 2010 alle 1:01 pm

    @Lally: Ma no, dai, “clima di astio” mi pare un po’ esagerato. Ci sono molte, legittime perplessità (a quanto capisco non solo mie) riguardo quella famigerata introduzione, tutto qui. Non sapevo che Rizzi avesse finanziato l’iniziativa; questo rende il suo testo ancora più incomprensibile. Forse credeva, pagando, di avere il diritto di scrivere ciò che ha scritto senza il dovere di accettare un contraddittorio. Chi lo sa!? A quanto pare questa torrida estate fa da sfondo a un mistero sempre più inestricabile…😉

  13. WebmasterMascherato
    luglio 18, 2010 alle 1:06 pm

    chiamiamo Raz Degan o Giacobbo…

  14. luglio 18, 2010 alle 1:09 pm

    Il primo è bello da vedersi, ma poco preparato, il secondo… be’, non ci sono chupacabra e neppure templari in questa vicenda, non credo gli interessi😉 Potremmo provare col “paranormale” Claudio Brachino: perlomeno ridiamo un po’!

  15. WebmasterMascherato
    luglio 18, 2010 alle 1:13 pm

    huahua a sto punto mi accontento del mago casanova di striscia: sim sala bim e appare Lui dal cilindro

  16. dicembre 17, 2010 alle 10:59 pm

    Salve e innanzitutto scusate per l’enorme ritardo nella replica.
    Sono allergico ai blog (li ritengo alla fine superficiali e dispersivi) e soltanto in questi giorni – ricevendo Out-15 – ho saputo di tutti i commenti; Oltretutto, dopo 35 anni di attività, sono abituato che quello che dico o scrivo dia fastidio: mi stupirei del contrario e quindi non ci faccio caso più di tanto.

    Tirato a forza da Claudia a fare una introduzione (io che di solito non le leggo…), fra il parlare dei singoli lavori e un qualcosa di più generale, ho optato per questa seconda soluzione, riferendomi a questo lavoro nel contesto (disastrato) della cultura in Italia.

    L’introduzione è in sostanza in due parti: nella prima si fa il punto su come siamo messi, con una miriade di iniziative finalizzate a far crescere il consenso a questo regime e a fare cassa; e che di culturale hanno ben poco, malgrado siano spacciate come tali e come tali bevute dalla maggioranza degli italiani, rubando oltretutto spazio vitale a chi la cultura la fa veramente.

    Nella seconda parte mettevo in risalto il valore di lavori come questo che, malgrado finiscano con l’essere letti da pochi e spesso solo grazie al passaparola di amici, parenti e simpatizzanti (il che significa che la visibilità di queste iniziative è molto bassa, in rapporto alle energie spese), sono fondamentali e preziosissimi.
    Proprio per la filosofia che ci sta dietro – a prescindere dal fatto che siamo andati da un “editore” a pagamento – un lavoro culturale di questo genere è un atto di Resistenza a questo regime e all’ignoranza (spacciata per cultura di massa, “gusti della gente”, ecc.) su cui esso prospera. E’, come ho scritto testualmente, “un atto di fede” e può essere “un granello nell’ingranaggio”. Di sicuro, venendo a chi vi ha partecipato, un’occasione di crescita.

    Ecco, il problema secondo me è che si vede ciò che si vuol vedere e, quindi, si legge quel che si vuol leggere: qualcuno ha voluto leggere la prima parte, qualcun altro ha voluto andare avanti e leggere (e capire) anche la seconda.

    Ringrazio questi ultimi e non ho nulla da dire ai primi, scusandomi con entrambi se sono andato per le lunghe.

  17. dicembre 18, 2010 alle 12:10 am

    Si tranquillizzi, caro Rizzi: lei non è incompreso come le piace crede, anzi direi che è sempre chiarissimo in ogni suo intervento. Si capisce bene che, in 35 anni di attività nella Letteratura, lei ha imparato molto la parte del poeta (prosatore mai, apprendo dal suo sito, solo come passatempo…) snob affetto da sindrome d’accerchiamento. Grazie per la sua risposta (immagino le sia costato scrivere su un blog. Mi tolga una curiosità, anche il blog che teneva il compianto Saramago secondo lei era superficiale e dispersivo?) e per la riconferma. Saluti.

  18. dicembre 19, 2010 alle 11:58 am

    La ringrazio, Signor Cattaneo, perché anche lei mi ha appena confermato quello che di lei avevo intuito. Tra parentesi, chi in 35 anni di lavoro ha realizzato quello che ho fatto io – senza leccare piedi o altre parti anatomiche di certi personaggi – può nutrire molte sindromi, ma non quella dell’accerchiamento.

    Resto sempre a disposizione – come ben sanno le redattrici di “Out”, e altre fra le persone che hanno postato qui in precedenza – con la massima disponibilità per chiunque altro. Chi vuole, può anche usare per questo la mia e-m privata, rintracciabile sul mio sito http://www.seautos.it.

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