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Fuori c’è la crisi

se magnano puro er gatto...

C’è una tale crisi che fanno uno ministro e non gli dànno nemmeno le deleghe. C’è una tale crisi che i giovani non hanno più paura del futuro per risparmiare energie per l’happy hour.
Fuori, lì, c’è una tale crisi che gli ignoranti non sanno nemmeno di esserlo e i disonesti sono solo gente che è stata fraintesa.
Di questi tempi non ci sono nemmeno eroi, tranne i mafiosi.
C’è una tale crisi che non abbiamo nemmeno un presidente del Consiglio, che va a zonzo per il mondo a spese dello Stato perché forse non gli basta la paghetta.

E quando c’è la crisi se non sei ottimista, non lavori.

Oh mamma, fuori c’è la crisi. Va tutto bene, tutto bene… solamente, non ce la facciamo più.

  1. giugno 30, 2010 alle 11:41 am

    …c’è una tale crisi che non sappiamo più cosa attendere e neanche cosa sperare.
    Eppure, caro WM, accadono cose inspiegabili, segnali di vita che corre sottotraccia, talmente sottotraccia che neanche la senti respirare, ma c’è, anche se annega nella malinconia generale: l’ho vista, proprio stamattina, sulla metro A, e l’ho raccontato.
    Ciao, paisà, e come disse l’Amatore patriota “tiremm’innanz”, almeno finché siamo vivi.

  2. WebmasterMascherato
    giugno 30, 2010 alle 4:55 pm

    ho letto il tuo pezzo

    http://tereza.splinder.com/post/22945677/il-suo-nome-d-arte-e-di-battaglia-e-i-love-this

    e mi ha fatto pensare, incerto se è un piccolo segnale di speranza o meno il trovare ancora chi riesce ad essere dignitosamente povero e felice della propria piccola arte. Ho avuto un moto di simpatia per la figura che hai descritto e chissà non mi riesca di beccarla in metro nelle mie peregrinazioni romane

  3. luglio 1, 2010 alle 8:51 am

    Non so se fosse povero, poiché in verità aveva un aspetto curato, più da studente fuori-corso; aveva un’aria da condannato al precariato intellettuale, per dirla genericamente. La sua canzone poi era strutturata in maniera tutt’altro che improvvisata nel testo, e anche questo lasciava sorpresi e interdetti.
    E non so neppure se fosse felice, sembrava piuttosto serio, compreso della realtà, anche addolorato, civilmente addolorato.
    Ecco, la sensazione che mi ha lasciato, sia lui, sia il vedere la reazione di quelli- non pochi- che gli hanno dato delle monete, è stata quella di assistere ad un fenomeno di “riconoscimento”: come se in tanti si siano riconosciuti nelle parole del testo, nel lamento civile che esprimevano, nel modo composto con il quale le esponeva, e gliene abbiano voluto rendere merito.

  4. luglio 1, 2010 alle 9:02 am

    ho riportato questo nostro scambio tra i commenti al mio post e messo il link a questo tuo: doveroso, no?
    :-))

  5. WebmasterMascherato
    luglio 1, 2010 alle 5:34 pm

    beh fa piacere, grazie ^^

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