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Tu sei un Venezia

In questa non-nazione unificata dalla Rai e semidistrutta da Mediaset il campanilismo ha una storia millenaria, da quando i comuni e le Repubbliche Marinare se le davano vicendevolmente di santa ragione chiedendo aiuto ai re stranieri. “Italia terra di pascolo”, e lo diceva Nostradamus, dimostrando di vederci molto bene.

E via, tutti a insultarci a sangue, con Dante che augura ai Pisani che l’Arno li affoghi tutti e spara non a salve contro i genovesi (nel 33mo dell’Inferno), coi livornesi che scrivono “zona depisanizzata” sui propri cartelli stradali. I reggini che cantano “sogno di ogni reggino è/ svegliarsi la mattina/ aprire la finestra e/ non vedere più Messina” augurandosi uno tsunami siculo e una vista migliore sul Mediterraneo (meglio non riferire gli auguri degli isolani ai continentali). E i lombardi, mi dicevano, se vedono un cretino, ma proprio uno ai limiti del subumano (così insistevano), che gli spieghi la strada e non capiscono, gli chiedi l’ora e non rispondono e amenità varie, lo chiamano un “venezia”.
Costume comune antipatico. Poi per uno senza radici e che vorrebbe sentirsi a casa ovunque, è cosa ancora più odiosa.

Però mi è capitato di pensare spesso ai “venezia”, alla rozzezza leghista e alle sue sparate celoduriste, al negare valore ai diversi fino a togliere loro il diritto di cura e la dignità di esistenza. Ieri, quando il governatore veneto Zaia, ha messo un nuovo mattone alla distruzione dell’identità italiana, facendo suonare il “Va’ Pensiero” in luogo del pur brutto Inno di Mameli, mi facevo delle domande: ma non lo sa o finge di non sapere che Giuseppe Verdi è stato uno degli artefici del senso comune che ha portato all’Unità? lo sa che scrivere “W Verdi” per i rivoluzionari del risorgimento significava “W Vittorio Emanuele Re d’Italia”? Lo sa che Verdi amava l’Italia, mentre la Padania non sapeva nemmeno cosa fosse?

Lo sa, lo sa. Lo sa benissimo Zaia. Ma non si dice, perché le bugie ripetute e le verità omesse sono più efficaci di ogni verità storica. E oggi nega pure tutto di fronte alle ire dei finti patrioti del PDL. E di fronte al ghigno del trionfatore, che sa di potersi permettere di sputare sulla Costituzione e nessuno gli dirà nulla (e se glielo dicono ci pensa Minzolini a oscurare) io pensavo che “venezia” gli stava proprio benissimo come definizione.

E ‘sta canzone capolavoro gli sta anche meglio (via Orrore a 33 giri – cliccate sul link per il testo).

HOMBRES G – VENEZIA

  1. giugno 17, 2010 alle 1:15 pm

    Sai cos’è che mi impressiona sempre del razzismo di marca italiana e che mi porta a considerarlo diverso da tutti gli altri? E’ l’infinita molteplicità dei suoi obiettivi e bersagli.
    Mi hai fatto ricordare, citando quell’aneddoto del “venezia”, quanto lessi in un libro di Paolo Rumiz scritto agli albori della questione leghista e agli esordi del Nord-Est che corre e produce: si chiama “La secessione leggera”. Nel libro c’è un capitolo dedicato al rapporto tra Venezia e i veneziani con il resto della regione. E’ descritto come un rapporto fatto di diffidenza, di malumori, di razzismo insomma, perché Venezia rappresenta una realtà diversa dal resto, città aperta agli scambi e di conseguenza città duttile, di pluri-pensiero. Un esempio di veneti contro altri veneti, per sintetizzare.
    Ma poi ci sono le rivalità tra paesi anche, tra rioni e tra contrade.
    Ci sono gli antirazzisti di casa nostra che vogliono la libertà della Birmania e però pronunciano la parola meridionale, napoletano, calabrese, con lo schifo a fior di labbra.
    Io non nutro grandi speranze rispetto alla coscienza civile di questo paese, manca l’incastro delle tessere, manca il collante ideale, manca l’umiltà dell’autocritica.
    Che dici, l’ho messa giù troppo nera?

  2. WebmasterMascherato
    giugno 17, 2010 alle 4:50 pm

    No, il tuo discorso non fa una grinza.

    Siamo un paese per sua incancrenita abitudine campanilista. Siamo ora anche resi diffidenti e “cattivi” da chi radicalizza lo scontro così ci sono i nemici da combattere, non i cittadini da servire.
    Sui compagnucci antirazzisti radical chic avrei vasta letteratura ed esperienza su cui appoggiarmi, ma preferisco non parlarne perché in questo momento sto digerendo e non mi va di pensare a certa brutta gente.

    Poi ci sono certe isole belle, posti che erano il centro del mondo e che raccoglievano le migliori intelligenze del mondo (parlando della bella Venezioa, io sono un grande ammiratore di Ermolao Barbaro e di Polo), che si contrappongono a un entroterra chiuso e gretto come la più profonda selva aspromontana, fatta di uomini che sono lupi per gli altri uomini. Povera Venezia: ho sofferto a vederla ridotta a bancarella di souvenir.

    E nessuno pensa che qualcosa debba cambiare, come se una sorta di gattopardismo vulgato si fosse impadronito delle anime, forse propagato dal deretano delle veline di turno in diretta nazionale.

  3. luglio 2, 2010 alle 10:27 am

    Non sono razzista, il fastidio non lo ricevo dalla razza di qualcun’altro, ma dal comportamento di qualcun’atro..quando do’ del terrone ha qualcuno non è per la sua provenienza, ma per il suo comportamento da “terrone”..uomo, donna, bimbo terra-terra, maleducato, arrogante, piangione eccecc..purtroppo atteggiamenti tipici di chi vive agli estremi, ecco che sud e nord si somigliano moltissimo, per poi guardare il tutto con occhio europeo non si può fare a meno di ammettere (per comportamenti, per bruttezza fisica, ideologica e ambiental-culturale e mettiamoci pure urbanistaica…malgrado abiamo avuto al nostro servizio grandi urnanisti come Campos Venuti..), noi italiani siamo i terroni d’europa e per giunta , come cie una delle mie magliette preferite SIAMO TUTTI MAFIOSI; nessuno escluso..è il nostro modo naturale di essere, non ci si può tirare fuori, non ci si può arrabbiare…
    Riguardo l’Inno di Mameli, IL CANTO DEGLI ITALIANI, fa capire quanta ignoranza ci sia in questo paese, Canto Poetico scritto da un giovanissimo (vorrei vedere un ventenne di oggi con un foglio in mano e la sciabola nell’altra..), io e non solo io lo trovo bellissimo, racchiude la storia d’Italia fino a d un certo punto, ci unsice…unisce la Sicilia dei Vespri alla Legnano della sconfitta al Barbarossa, la Firenze di Ferruccio e la Genova del piccolo balilla…e poi una grande verità…Che siam derisi e divisi, e questo da secoli e ancora oggi, per questo forse il nostro bellissimo Inno (scelto da Giuseppe Verdi che lo inserì nell’Inno delle Nazioni al posto della Marcia Reale) è così malvisto e combattuto, complice la nostra ignoranza, perchè dalle nostre parti non basta avere una laurea o una aurea d’artista per non essere dei gran cafoni…
    In più il campanilismo…Nel caso di Pisa-Livorno..i livornesi non perdono occasione di sfotterci in giro per il mondo, complice il successo del lodevole Vernacoliere..Poi tutti ce l’hanno coi Pisani, va di moda…come giustamente hanno ricordeato ultimamente i Gatti Mézzi, il minestrone lo hanno inventato i Pisani, ma non è vero che il cacciucco l’hanno inventato i Livornesi, Livorno nel medioevo non era ancora stata inventata, e quando fu era una colonia penale fiorentina, così come Lucca vide la luce come colonia penale romana prima e genovese poi… PISA E’ NATA CITTA’ LIBERA..è questo che scatena tanta rabbia, travestita da sfottò..mi ricordo da bimbetta in quel di Prama, andai a casa di amici di mie parenti..appena seppero che ero pisana..scatto il classico “mammamia, meglio un morto in casa che un pisano all’uscio”…

    CHE DIO V’ACCONTENTI!

  4. WebmasterMascherato
    luglio 2, 2010 alle 10:13 pm

    Ti dirò, mi son sempre chiesto perché i Pisani siano stati così presi di mira
    su tante cose ti do pure ragione

    sul mafiosi no, non capisco. una generalizzazione tale rischia di essere uno sfogo qualunquista.Molti qui al sudhan fatto i conti, hanno sopportato la solitudine e hanno più o meno affermato la loro dignità solo per non sentirsi complici dei mafiosi e mafiosi essi stessi aggrappandosi al prorpio senso etico e al poco coraggio che si sanno dare. Sono silenziosi e pochi, incapaci di troppi machiavellismi, ma ci sono.

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