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Ode al genio non còlto

due mani giottesche…

Si narra che Giotto, il pittore sommo del Trecento italiano, fosse un pastore e che il grande Cimabue (fa una cosa e sbagli due… no… quello era un altro)  lo sorprendesse a disegnare pecore su una roccia e ne notasse l’acerbo talento.

Forse una favola, ma dice molto.
Dice molto su un fatto indiscutibile, cioè che nel corso della nostra esistenza materiale incocciamo in gente strana, particolare, geni che avrebbero bisogno di un editore, di un palcoscenico o più semplicemente di uno che metta loro in mano un bel pacco di banconote e dica: – va’ a conquistare il mondo -. e poi un bel calcio nell’augusto deretano.
Nel mio piccolo un genio incompreso l’ho conosciuto. Non disegnava pecore, ma forgiava neologismi, inventava colorite ingiurie e ci canzonava. Insomma, era il genio delle facce da culo, che ti fotte libri e fumetti e poi ti dice con aria da serafino: “ma sei sicuro di avermeli prestati?”. Credevo che a quest’ora il suo talento lo avrebbe portato come minimo a un ministero o a insultare scrittori all’Isola dei Famosi, ma notizie vaghe mi dicono che costui è rimasto un genio non colto, né còlto: ora disegna pecore.

il culmine della sua carriera è stata l’invenzione della bestemmia più immaginifica che abbia mai udito, “vajaluddiaccolòri(da pronunciare con una emissione di fiato).
Tradotto alla grossa: mannaggia alla divinità dipinta a colori.
La sintesi ungarettiana che si illuminava di immenso sbiadisce di fronte a questa supernova del dileggio, che non bestemmia contro le divinità in bianco e nero, quella dei turiboli e dei “dies irae” in latinorum, ma direttamente contro quello degli opuscoli degli evangelici, quello delle bibbie per ragazzi con il vecchietto con la barba e vestito con la toga di Giulio Cesare.
E richiama analogicamente il tv color, nuovo dio che aveva sostituito da poco quei “casciabànchi” in bianco e nero che avevano due bottoni, primo e secondo canale: obiettivo era la tv di Canale Cinque e Marco Columbro, Dallas e Gei Ar, che si apprestavano a colonizzare la coscienza dei pensionati per farli votare Forza Italia, i reggiseni colorati delle tettone del Drive In, oppio dei popoli, altro che il dio in bianco e nero, i grigi e democristiani sceneggiati Rai.
Vajaluddiaccolòri” è il lascito di un genio a un mondo che non lo ha compreso. E forse solo io so che è vissuto.

  1. aprile 16, 2010 alle 10:53 am

    Posso dire che mi piace da morire questa storia?
    Posso dire che ancora una volta lo spirito e l’intuizione surreale di certi “artisti della realtà”, così chiamerei gli estrosi e i menestrelli del nulla, si incontra e combacia con una profonda, (per quanto primitiva nel modo), consapevolezza del mondo?
    Quell’ingiuria è di una modernità estrema, eppure è proferita da un rappresentante del mondo arcaico e non potrebbe essere altrimenti: solo lui, uomo arcaico, poteva cogliere così lucidamente i guasti della modernità a colori.
    Fa riflettere molto questo tuo post, fa riflettere divertendo, forse per questo è così piacevole, dotato e pervaso di sanissima leggerezza.

  2. WebmasterMascherato
    aprile 16, 2010 alle 5:20 pm

    eh farei l’ipocrita se dicessi che un complimento mi fa specie, anzi.
    procede la costruzione nella mia mente di una calabria immaginaria, dato che i ricordi si fanno scudo della semplicità di alcuni momenti e guardano da lontano la ferocia di altri. Di questi voglio farne tesoro.

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