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Li pecuri!

li peeeecuri!

Mi sa che mi tocca spezzare il tono sognante e stilisticamente purissimo della prosa di Cristian con un post un po’ diverso. Ci vorrebbe del pecoreccio, ma non so se ne sarei capace, dato che la cronaca quotidiana ormai supera la realtà, dalle escort ai trans dei politici, dalla cocaina al ministero alla vita spericolata alla Lucignolo.

Allora si scarta dal pecoreccio all’ovino. La ricotta che ho mangiato stasera stendendola su un buon pane delle colline aveva un aspetto decisamente poco invitante, immersa in una sorta di siero che pareva brodo di coltura che mi sussurrava “botulismooo, botulismooo…”, ma accanto vedo mio padre che in settanta e pass’anni ancora non ci è rimasto secco, anzi, spalma e mangia senza tema di smentita. Avrà fatto gli anticorpi? Intanto nello stomaco sento un piccolo alien che cerca la luce. Se domani non posto, dite a mia madre che le volevo bene.

Ovinità montagnarda. E’ possibile che nel comune di montagna dove invece insegno, lontano dalle pecore natie, non riesca a trovare un formaggio decente? ravano fra gli scaffali e trovo solo tume ricoperte da croste di sale che stroncherebbero un bonzo, pepati che passi più tempo a sputare grani di pepe che a degustare, ricotte dalla consistenza tipo danette danone. E se chiedo qualcosa di diverso, via alle occhiate di disprezzo: sei a Roma? Fai come i Romani. E muto.

Beh per dirla alla Bracardi: “li peeecuri“.

  1. Cristian
    aprile 4, 2010 alle 10:07 pm

    : D se qualcuno vedesse le facce che ho prima di assaggiare (e dunque divorare) un formaggio scapperebbe via shockato! Ma si sa, con i formaggi funziona così, peggiore è l’aspetto migliore è il sapore (oppure no!?? o.O)😄

  2. WebmasterMascherato
    aprile 4, 2010 alle 10:17 pm

    beh praticamente sì :l l’alien nella panza approva (GROWL!!!)

  3. rox
    aprile 5, 2010 alle 11:57 am

    Di ritorno dalla Sicilia dove ho trascorso una settimana splendida, ho campato praticamente ad arance ( le più buone che ho mangiato in vita mia) e primo sale…formaggio buonissimo. Me ne sono portata una forma a Roma Yummmmmmm

  4. WebmasterMascherato
    aprile 5, 2010 alle 6:11 pm

    mmmmm che hai preso di buono? tumazzo?

  5. Rox
    aprile 5, 2010 alle 8:37 pm

    mbò…a me l’hanno spaciato pe primo sale, erano forme “nostrane” senza marca: buonissime. C’ho il colesterolo a duemila! e poi cannoli a gogo e Sirah a fiumi, mare, sole , cannette… Nirvana!

  6. WebmasterMascherato
    aprile 6, 2010 alle 7:27 pm

    @____@ cosmico

    anche se c’è da dire che sulla definizione di “primo sale” i siciliani non concordano già fra vicini di pianerottolo

    a messina è gommoso come una buona mozzarella e stilla latte (splendido quello della ditta “Calogero”, poco salato e splendido sia per insalate che per panini improsciuttati

    sulle madonie è compatto, quasi un cacio

    sui nebrodi ha una crosta più dira ed è il trionfo del salato ( eufemismo :P)

  7. aprile 13, 2010 alle 9:56 am

    Scovare prelibatezze ovine in versione “produzione limitata” è un’impresa, ma quando capita…
    Noto comunque la tua cultura in tema di “nomi dei formaggi”: che fai, li chiami tutti per nome come fossero conoscenti di vecchia data?
    Scherzo, ovvio! apprezzo moltissimo questo tipo di conoscenza dei territori e te la invidio anche poiché spesso nasce dal contatto con la gente del posto, quelli degli ovini per intenderci, mondo arcaico in via di totale dissolvimento.
    Ciao!

  8. WebmasterMascherato
    aprile 13, 2010 alle 6:57 pm

    Beh, per il provinciale civilizzato, quello che abitava nel verde della via Gluck e poi se va a respirare cemento, il cibo è uno dei pochi tramiti che autorizzino un ricordo, che permettano resipiscenze, anamnesi. Dobbiamo dare il nome il nome alle cose, come da comando divino nella Genesi, dove il creatore delegava la creatura Adamo a definire le cose “suis nominibus”, ad ogni cosa un nome.
    Nella barbarie odierna facciamo fatica a prenderci cura del mondo, e anche la sciattezza con cui diamo definizioni generiche è figlia di questo “odio” verso la realtà. Amore del mondo è anche chiamare le cose “suis nominibus”, dando un’attenzione non distratta, non casuale alle manifestazioni dell’Essere, proprio come dici tu, come trattare con amici di vecchia data, solo che poi te li mangi.

  9. aprile 14, 2010 alle 12:41 pm

    cannibale!!!
    ;-))

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