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Si è fatto sera, ancora una volta.

Si è fatto sera, ancora una volta. Anche ieri è arrivata la sera, ed anche avantieri. Da che mondo è mondo l’avvio dell’imbrunire è un dato di fatto, non si può pensare che un bel dì, qualcuno, da qualche parte, decida di scioperare e di non far calare il sole. C’è chi dice che due più due deve necessariamente fare quattro, chi invece sostiene che i pianeti girino tutti pazzamente intorno ad una grossa stella incandescente. Probabilmente, anzi, sicuramente, hanno tutti ragione, hanno tutti capito che se davvero si aspettano che le cose vadano come hanno sempre saputo allora non c’è motivo di avere alcun timore.

Quell’uomo invece non l’aveva ancora capito. Si ostinava nel credere che se non fosse stato quel giorno, o l’altro ancora, prima o poi la sera avrebbe tardato così tanto da non arrivare addirittura. Tutti in paese lo credevano matto. Viveva solo, ora più che mai.

Quella volta, come consuetudine, si trovava sul terrazzino, con l’inesorabile convinzione che quella sarebbe stata la sera giusta, anzi, pardon, che quella non sarebbe stata affatto sera! Tobias era solito stendersi ai piedi del padrone, stando sempre ben attento a non distrarsi. Scandiva il passare dei secondi battendo con forza la sua plumbea coda sul cemento duro. Oramai era da quattordici lunghi anni che i due condividevano quella folle fissazione, guadagnando ogni giorno delusioni su delusioni. Era tutto fermo, immobile, come di consueto, ma qualcosa sembrava stranamente essere mutato. L’attempato padrone dapprima non si accorge di nulla, è troppo assorto in chissà quale pensiero strampalato, ma basta poco perché si renda conto che il suo fido amico è sparito. Guarda a destra, guarda a sinistra, chiude gli occhi, li riapre, non ci sono dubbi, è sparito! Ma è impossibile, Tobias è troppo vecchio, il peso dei suoi anni non gli aveva mai permesso di allontanarsi più di una spanna dal suo umano compagno. Eppure, si era come dileguato nel nulla, come se quel mistico buio fosse arrivato per un iperbolico istante, l’avesse risucchiato, e fosse andato nuovamente via. L’agitazione sale, si sente già mancare, sente il peso della solitudine schiacciarlo, ora suda, ora è paonazzo, ora si mette le mani ai capelli, ora si alza e scappa via. A passo veloce, sempre più accelerato, con un affanno che non smette di aumentare, scende giù in strada, ma basta poco perché la sua criptica volata si esaurisca, l’ha già ritrovato! Tobias era lì, in un angolo, steso in modo così inerte che sembrava stesse facendo buono buono il suo solito mestiere di controllore. Ed invece no, non è così, basta poco all’anziano campagnolo per rendersi conto che il suo irsuto compagno si ormai spento, lontano da lui. Resta poco da dire, resta poco da fare, un velo di malinconia pare avvolgere tutto ciò che è intorno, anche i muri sembrano piangere, ed intanto, senza dir nulla, senza che nessuno se ne sia accorto, la sera è calata, anche questa volta.

Categorie:racconti
  1. WebmasterMascherato
    marzo 23, 2010 alle 7:02 pm

    Se continui a scrivere così, temo ti tocchi inviare un racconto anche per il cartaceo😉

  2. cristian
    marzo 23, 2010 alle 7:53 pm

    si…Infatti avrei in mente un pezzo…devo approfittarne finché non ho molto da studiare e più tempo per scrivere….

  3. WebmasterMascherato
    marzo 23, 2010 alle 9:26 pm

    scrivi scrivi😛

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