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Il dolore

e come potevamo noi cantare?

– Salve le potrei chiedere una cosa?
Mi fermo, fermo il mio amico con cui si parlava di cose futili. Il signore è anziano, mi pare una persona dignitosa. Ha delle rughe dolenti, un cappotto di lana liso, dei capelli lunghi, non curati da shampoo speciali. E poco più basso di me, provo a fare una faccia normale e mormoro un “mi dica”.
– Devo raccogliere 35 euro al giorno per la terapia del dolore per mia moglie, mi vergogno tantissimo a chiedere, non è che potreste aiutarmi? La Regione non mi aiuta, sono disperato -. Più o meno queste la parole, che registro a memoria.
La storia pare verisimile, anche se il verisimile mi puzza sempre di falso. Magari è una tecnica nuova per spillare soldi, magari è un nuovo mofo di fare questua o truffare, come quelli che ti tamponano in autostrada e vogliono i soldi in contanti subito perché la colpa è sempre tua. Un tempo avrei dato i soldi per senso di colpa, per essere ancora fortunato, moderatamente giovane, moderatamente infelice.
Invece tanti anni fuori dalla città, dai suoi questuanti infelici che non riuscivo ad affrontare, mi devono aver cambiato, perché analizzo con freddezza, osservo le sue scarpe, prendo tempo, decido che è vero. E per oggi è vero: forse per una volta ho dato un piccolo aiuto a un mio simile, dovere categorico kantianamente senza forma. Lo si fa e basta.

Finché qualcuno non mi dirà che è un “format” del dolore usato per sopravvivere in tempo di crisi, sarà solo una piccola goccia caduta bene, e non penserò a un inganno. E se ingannato non mi volterò indietro a recriminare.

  1. sil*
    marzo 17, 2010 alle 12:13 am

    Qualcuno una volta mi ha detto che bisogna scommettere sulle persone…chi lo sa!😉

    PS: ahh…bel post Misiti!!

  2. §ilvia
    marzo 17, 2010 alle 1:55 am

    (uso questo per ora va XD)

    Professore anche la sua cetra oscilla lieve al triste vento?

    In tempo di crisi, l’immaginazione diventa l’unico pane per chi vive in piccole brutali realtà.

  3. WebmasterMascherato
    marzo 17, 2010 alle 8:06 pm

    @sil* eh già, debbo ricordarlo sempre.

    @§ilvia lo dici a me che vengo dalla provincia profonda, roba da brividi, che il tuo paese è Disneyland😛
    Tutti crocifissi al palo del telegrafo.

  4. marzo 18, 2010 alle 4:37 pm

    se ingannato non mi volterò a recriminare: questa io la chiama libertà, anche libertà di giudizio, e mi piace!

  5. marzo 18, 2010 alle 4:59 pm

    anche io preferisco essere ingannata che essere sorda
    marina

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