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La tragedia degli ultimi

Gli episodi di violenza interrazziale a Rosarno ed il catastrofico terremoto ad Haiti rappresentano entrambi, in maniera atroce, il chiaro esempio di come un mondo fondato sull’ineguaglianza non possa fare altro che scaricare il proprio male nelle fragili spalle degli ultimi.

Da un lato vediamo gli ultimi di una società complessa e logorata come quella Italiana, che tollera a fatica la presenza di stranieri nel suolo patrio ma non disdegna il fatto che questi sovente si prestano ai lavori meno graditi, in condizioni di lavoro inaccettabili, sotto il tallone dell’onnipresente criminalità organizzata, pronta a toglierli di mezzo quando non rappresentano più un affare, sapendo ottenere l’appoggio della popolazione nativa .

Dall’altro lato vediamo un paese che è tra gli ultimi nel pianeta per benessere e rilevanza, funestato da una fortissima instabilità politica, da un economia tra le più depresse del continente americano (60% di disoccupazione), totalmente impreparato di fronte a qualsiasi catastrofe naturale come i frequenti uragani e che infine viene colpito da una delle manifestazioni più brutali che la natura possa esprimere.

Tutti si aspettano che per entrambi gli eventi si mobilino forze benevole che dall’alto facciano spuntare per magia soluzioni immediate facendo sparire ogni problema, il tutto in un ottica gerarchizzata e paternalistica consolidata nell’immaginario comune.

Lo stato italiano che bonariamente impartisce lezioni di legalità alle genti di calabria.

La comunità internazionale che ad Haiti fa affluire in massa beni di prima necessità per soccorrere i sopravvissuti, e stanzia fondi per ricostruire il paese martoriato.

Una favoletta per bambini dove il lieto fine è inevitabile.

Intervenire, curare, ricostruire, educare, tutte cose necessarie per sanare una situazione di emergenza, peccato che sarebbe stato decisamente più saggio e meno gravoso favorire una situazione in cui tali eventi potevano essere se non prevenuti almeno limitati nei danni.

Se in Italia il sistema non inquadrasse più lo straniero come manovale dei lavori più faticosi ed umilianti, se la popolazione fosse stata risparmiata dalla miseria sapendo reagire contro qualsiasi forma di sopraffazione da parte della criminalità organizzata.

Se la comunità internazionale non avesse favorito la creazione di un sistema socio-economico volto a sfruttare le realtà che partivano da una situazione finanziaria meno favorevole, come Haiti, che le ha impedito di godere della prosperità necessaria per attuare una buona politica edilizia dotata di ferree norme anti-sismiche.

Categorie:attualità
  1. Franciscus
    gennaio 15, 2010 alle 3:08 pm

    “i rumeni non sono negri almeno”: mi sono dovuto sentire anche un razzismo declinato in diverse sfaccettature, in cui uno è più “negro ” degli altri.
    Bel pezzo. Mi rileggerò le parole di Voltaire nel Candido sul terremoto di Lisbona per ricordare a me stesso come l’uomo costruisca da sé le sue favole e metta in piedi le sue disgrazie.

  2. cla
    gennaio 19, 2010 alle 12:26 pm

    La storia si ripete, ma sorprende (pensavo fosse primato dell’Italia essere un Paese senza memoria). Forse è meglio, anche se non so per chi/perchè, essere senza memoria. Le catastrofi, anche quelle prevedibili, si ripetono. E davanti al dolore diventiamo “tutti buoni” (raccolta denaro, soccorsi, aiuti, adozioni a distanza, ecc.).
    ps: razzismo come guerra tra poveri… in delle classi composte da “stranieri” m’è capitato di sentire che il bulgaro è amico dell’algerino, ma tutte e due odiano (o non si fanno vedere che parlano, per non essere additato a sua volta) col tunisino… Fate conto che stiam parlando di ragazzini della prima media….

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