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Calabria is not Italy

el bajon

Una scritta simile, riferita alla Spagna, la osservavo con curiosità sulle spalle di una collina catalana dietro al vetro del mio autobus (Catalunya is not Spain) e provavo un profondo senso di smarrimento, avvertendo le onde lunghe di odio rancoroso che avevano mosso la mano che aveva istoriato quella collina senza impreziosirla. Ripensavo agli autonomisti di tutte le latitudini e ai cafoni che scrivono sui “Benvenuti in Italia” ai siciliani che sbarcano dal ferry-boat .

Calabria. Prima le bombe dei mafiosi al tribunale poi la rivolta dei servi.

“Calabria is not Italy” è la frase che mi sentirei di scrivere sui muri oggi.

Calabria è in mano a un Antistato potente che ha bisogno di quelle braccia per raccogliere le arance e sfrutta i negri, e poi si accorge che non sono zumbon (che ballano alègri el bajon) ma dei disperati, e se i disperati li fai esplodere, ti esplodono in faccia. E ora alte si levano le grida su ciò che tutti conoscevano ma nessuno ad alcun livello aveva mai cercato di risolvere.

Da mesi la stampa (quella estera) segnalava questo lager peggiore di quelli di Villa Literno in Campania. Ora che tutti i tg sono poco più che dei cloni di Studio Aperto, un’emergenza sociale come questa merita qualche minuto, nella speranza che finisca presto e che si possa far finta di essere fuori da qualsiasi crisi (almeno prima delle prossime elezioni). Resta solo sperare che si sveglino e capiscano che la ‘ndrangheta ha più mezzi, più uomini, più radicamento sul territorio di ogni altra organizzazione della penisola di qualsivoglia genere. E che lo facciano capire al Paese.

Intanto lo stato che fa (“si indigna, si impegna, poi getta la spugna con gran dignità” per dirla sempre con De Andrè)? Aldilà delle dichiarazioni rituali, serene e pacate (tanto è Calabria, fosse stato in Veneto, fuoco e fiamme dalle nari…), mi colpisce MAra Carfagna. La ministra (quella di “Dio, patria e famiglia” che si paragona a Obama), dice di essere dalla parte degli Italiani, senza “se” e senza “ma“, per poi aggiungere “MA soltanto, dalla parte di coloro che fanno fino in fondo il loro dovere di cittadini, denunciando lo sfruttamento della mano d’opera straniera”. Complimenti per la coerenza logica: quattro meno meno.
Calabria is not Italy, ministra. Qui italiani non ce n’è: sono morti tutti quando nella mia terra pietà l’è morta.

Comincio anche a chiedermi se esistano ancora calabresi e se Corrado Alvaro si riconoscerebbe ancora in questa terra desolata e brulla, in cui ciò che è devastato è specchio di chi la devasta giorno per giorno.

  1. gennaio 8, 2010 alle 10:27 pm

    Hai detto bene. Le radici degli eventi attuali sono tutte colpevolmente “italiane” e in primo luogo “calabresi”. Ma chi avrà il coraggio di affrontare la propria “buona coscienza”, l’ipocrisia, il sadismo sociale e la follia dello sfruttamento?

  2. Franciscus
    gennaio 8, 2010 alle 10:31 pm

    Lo dico con grande dolore, da calabrese. Una terra desolata preda di una paura strisciante e pervasiva che crea violenza e che si è assuefatta alla violenza stessa.
    O forse è sempre stata così e ora gli occhi di un adulto la vedono diversamente, ma avverto un grosso cambiamento. In peggio.

  3. cla
    gennaio 9, 2010 alle 11:16 am

    Non mi ricordo se era un film o una frase detta da qualcuno, da “adulta” è la solita memoria a tradirmi, che poi non fa una piega (il nostro è un Paese dalla memoria labile). Comunque il succo della frase era che le piante storte non le raddrizzi… e anche qui ci sono poche pieghe: per non voglia, perchè non si può cambiare, perchè “ormai è così”, perchè sta bene a molti che rimanga così, perchè… e pensare che volevo scriverti: sei un pochetto pessimista! Non potrei manco scrivere: pensa al meno-peggio (è col voto al meno-peggio che siamo come siamo). Bò, non è manco colpa della Carfagna (rappresenta e dice tutto quello che è la sua parte politica…), e allora non saprei proprio. Sicuramente, passando da De Andrè a Battiato: “la primavera intanto tarda ad arrivare”!

  4. gloria
    gennaio 9, 2010 alle 2:49 pm

    I fatti di questi giorni a me sembrano confermare l’unità nazionale: da Nord a Sud l’Italia è tenuta insieme dal razzismo. In più al sud gli immigrati sono guardati con diffidenza, perchè potrebbero toglierci quello che noi non abbiamo e che aspettiamo da tempo… e se fossero meglio di noi? e se si ribellassero a ciò che noi passivamente accettiamo? se si guadagnassero la libertà che il sud si aspetta? Certo, non è con la violenza che arriveranno risultati positivi, lo stato è intervenuto. Solo che non l’ha fatto per favorire il dialogo, sentire le ragioni, placare gli animi, eliminare le cause d’ingiustizia. è venuto e ha portato via. Ha rimandato il conflitto. Cosa deve succedere ancora in Calabria per persuadere a interventi seri e organizzati?

  5. Franciscus
  6. Rosanna
    gennaio 12, 2010 alle 12:01 pm

    Andate a vedere il film ” WELCOME”

  7. Franciscus
    gennaio 13, 2010 alle 3:33 pm

    ciao Rox: il film sembra interessante… spero che nei cinemini di provincia dove sono relegato si decidano a portarlo (per ora c’è De Sica jr:/ )

    • Promethéus
      gennaio 15, 2010 alle 12:47 am

      Aspetta e spera.

  8. Franciscus
    gennaio 15, 2010 alle 3:09 pm

    per ora c’è Avatar:/

  9. Franciscus
    gennaio 19, 2010 alle 8:16 pm

    Continua ad esserci ancora Avatar, ma ho finalmente visto in tv quell’ “Into the Wild” di cui parlavi tanto, Rox, e ne sono rimasto incantato.

    • rox
      gennaio 19, 2010 alle 9:34 pm

      t’ho dato sempre buone dritte😉

  1. gennaio 19, 2010 alle 8:21 pm

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