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Sonetto 4

Leggendo Montale, di fronte al pensiero dell’ignoto.

S’io ben t’udissi, tuba della morte
a stento capirei d’aver udito
poi rimarrei dinnanzi a te gecchito
dimentico di duolo e mala sorte.

Pensieri scorron quivi senza meta
invano rincorrendo i cari estinti
quelli che oblio del tempo ha già ben vinti,
ridotti a simulacri senza pieta.

Somma è l’iniquità dell’universo:
alberga tra le pieghe di una foglia
nell’austro scintillio di cielo terso;

inutile è accostarsi a quella soglia
oltre la quale ogn’om alfine è perso
che mai dà nulla speme a nostra doglia.

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