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Posts Tagged ‘Vaneggiamenti’

Adotta un patriota: Benedetto e le señoritas

aprile 13, 2011 2 commenti

Benedetto Cairoli l’ho incontrato in un’afosa primavera.

Fino ad allora Cairoli era “quello là”, quello a cui avevano intitolato una piazza, confuso fra i “Corso Mazzini” e i “Piazzale Nino Bixio” che affollano i cartelli sulle strade (beh, in generale vie importanti, perlomeno… una volta ho visto una “Via John Lennon” che pare una favela di Rio, baracche comprese – povero John… r.i.p.-).

Baffo d'oro Cairoli, ammazza...

Insomma, il Cairoli me lo immaginavo un monarchico con una solenne barba e le medaglie al petto, mentre fa il filo alla regina Margherita immaginandosela ricoperta di mozzarella e pomodorini pachino.

Invece era un garibaldino tostissimo, buon combattente, mediocre politico, ma comunque uno di cui ricordarsi, con la camicia rosso fiammante e gli ideali di un adolescente in crisi ormonale, e mica immaginavo che era stato Presidente del Consiglio… cioè, una volta lo diventavi dopo che partecipavi alle guerre di indipendenza e rischiavi le galere austriache o la pelle, mentre ora basta mettersi un cappuccio in testa.

Dicevo, Cairoli e la primavera afosa, io e ‘sti colleghi da riportare in albergo dopo una giornata di lavoro e qualche birra a cena. Si va nella piazza intitolata al garibaldino baffone, all’albergo chiamato uguale, e si sta a cazzeggiare facendo noi maschi il filo alle colleghe carine.

uguale uguale!

Si avvicina una Uno bianca (macchina fatale) e ne escono un paio con l’alito degno delle fogne di Calcutta a chiederci: “Dove sono le signorine?”. Si vede che in quel posto che puzzava di fritto alle 5 di mattina e dove le reclute di una caserma sciamavano nei corridoi, c’era anche un giro di señoritas mercenarie, delle quali, tuttavia, nessuno di noi seppe mai trovare traccia. Ma il problema è un altro, cioè che un bravo ragazzo come il Cairoli sia ricordato da una generazione di intellettuali per questioni di bunga bunga, quando invece si era fatto il mazzo così sui campi di battaglia.

Questo post è una riparazione lontana e tardiva, caro Benedetto: d’ora in poi, ti metto accanto al ritratto di Che Guevara e ti tolgo dal pantheon negativo di Caligola, Zio Tibia e Lele Mora.

 

Adotta un patriota: I bimbi d’Italia si chiaman Balilla

marzo 19, 2011 1 commento

No Barilla… Balilla, quello del sasso, quello della rivolta di Genova, Giovambattista Coso. ah sì, GiovanBattista Perasso, quello che avevo sul sussidiario. Mi toccava studiare storia perché era l’unica cosa che si capiva e perché il maestro, oltre a mangiare grissini scadenti e a guardare la finestra con l’espressione di un fumatore d’oppio, dava un nuovo senso alla parola “Ignoranza” (s.f. “Iñorandza”)

E c’era sto Perasso che tira il sasso smargiasso contro l’Austriaco Brutto e Cattivo e io se solo mi azzardavo a tirare una pallina di carta eran giù smadonnate del maestro, ma ‘sto tizio era un eroe invece.
Però era bello il sussidiario, orpo, con quelle robe tutte colorate fluò, con dio (sezione religione cattolica prima parte pagine 1-25) che pareva Ufo Robot in volo.

dire che mi manchi è poco...

Scrivevo sui quaderni del Maledugatto pensieri e parole senza omissioni, con grande soddisfazione ad ogni punto e a capo, cosicché il Risorgimento era Bello e l’Italia Santa.

Bei Tempi e Beata Ignoranza: mi pareva che un sasso bastasse a distruggere il male.

Auguri Lu, parte seconda

marzo 17, 2011 5 commenti

Uso privato di blog, di nuovo, proprio il giorno in cui si dovrebbero sventolare bandiere, per mostrare il disprezzo per le svastiche padane e le mutande esibite in piazza.
Semplicemente ho voglia di far altro.

Parlo di Lu, in breve.
Ne parlo a chi la apprezza e a chi no (è un destino, lo sai: non sai in quanti farebbero di me pelle d’orso da mettere al posto dello zerbino nell’androne di casa).
Ne parlo a chi la conosce e a chi no.

Ne parlo dicendone pochissimo.

Ne parlo mandando l’abbraccio più grande e bello del mondo, anche se non sono un tipo dai grandi abbracci, anzi, in generale ne do pochi. E Mà dice sempre “e non fre il superbo, pare che ti consumano se abbracci qualcuno”, e io “a Mà, io non sono evoluto!”. Eh sì, Lu, mi accade anche questo.

Ne parlo mandandoti un sorriso sghembo, l’unico di cui sono capace, che mi dicono che in foto non rido mai, sarà perché penso quando vedo le foto degli altri “ma che cazzo ci hanno da  ridere”?

E mando un saluto a te, io che non saluto per strada, preso da mille cose, disattento al mondo, perché il mondo vuole troppe attenzioni e ti ricatta.

E basta, tanto hai capito quel che ti voglio dire.

Baci.

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Aridità

maggio 21, 2009 1 commento
sì, lalbum era proprio questo

sì, l'album era proprio questo

Da quando non mi racconti la vita, non conosco il mondo in anticipo, amico mio indispensabile.
Da quando la tua fiducia e il tuo affetto sono stati traditi da una donna che non ti merita e ti ha chiamato arido, mi manca tutto quello che mi sapevi raccontare e ora il tuo dolore mi ti nasconde.

Ma ti ricordi? Mi parlavi della finanza mondiale, già sapevi tutto, anni prima: “scoppia tutto, Francè…”, e mi parlavi di subprime, derivati, bolle speculative. Io annuivo senza capire molto invero, ma non credevo fossimo sull’orlo di questo baratro. Mi parlavi di film che non avevo visto, mi preannunciavi che mi sarebbero piaciuti, ma solo dopo un po’: troppo oltre, troppo violenti, innovativi, troppo genio dentro per entrare nei miei occhi infarciti di libri e cose “normali”. Mi facevi ascoltare i Pixies a tutto volume, e ci ho messo 10 anni a diventare uno che non può fare a meno di ascoltare i Pixies.

Insomma, se ti avessi ascoltato prima, non avrei perso una giovinezza a inseguire chimere inutili e avrei vissuto cose immense in netto anticipo, perché ogni volta mi preannunciavi il mondo e io non lo capivo.

Proprio ora che cominciavo a essere quasi in sincrono con te, il tuo dramma ti ferisce e mi fa ugualmente male. Spero che la gioia che ti dà il tuo bimbo ti sorregga proprio in questi frangenti in cui tutto pare scivolare via a causa di chi non ha mai compreso chi tu sia veramente.

La tua “aridità intellettuale” è stata meno arida di quanto ti raccontano… quindi continua a parlarci, perché ci sono orecchie che ti ascoltano e persone che ti ringrazieranno sempre.

Scirocco

maggio 20, 2009 2 commenti
hail Papi!

hail Papi!

È lo scirocco che mi riporta alla realtà. Tiro fuori il naso dai libri e dal football e la realtà è ripiena di Papi: tocca confrontarsi sempre con lui.

Ma non perché hanno condannato un suo avvocato corrotto da lui (posizione stralciata a causa del Lodo Alfano), non perché vede comunisti pure dietro il divorzio della moglie (deve essere per forza manovrata? mi sa che è sufficiente per una donna il peso delle protuberanze ramificate a decretare la fine di un matrimonio, poi fate voi…).

Non perché si rifiuta a rispondere alle domande come farebbe un qualunque statista, mentre in Inghilterra c’è un vero e proprio terremoto politico con dimissioni e siluramenti a raffica per una bagattella di pochi rimborsi gonfiati. Robe che da noi  sembrerebbero bazzecole, agli inglesi evidentemente no… ah, il popolo dei 5 pasti al giorno, perfida Albione, come osi essere più morale di noi?!

Non perché non risponde alle domande di un giornale e comincia a mandare messaggi trasversali ai giornalisti cospiratori… un po’ alla Putin, quello a cui falcidiano una settantina di giornalisti all’anno.

Nooo. è solo quest’aria di destra mista allo scirocco che invita al languore e al chiacchiericcio; un’atmosfera in cui deputande dallo slinguazzo  a centrifuga (qui a confronto con l’astro nascente Debora Serracchiani) dicono che il capo è un padreterno senza difetti (l’esperienza della sua intimità evidentemente rivela verità a noi precluse) e veline senza padrone sono in cerca del dominatore che darà loro fama e gloria, il tempo di decadere fisicamente e accalappiare qualcuno nei quadri del Partito.

Cala lo scirocco, sale una brezza marina davvero incantevole, e certi pensieri mi assalgono. Ma dove l’ho sentito sto cognome? Ma dove l’ho sentito sto cognome?

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