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  • Franciscus 6:54 pm on July 1, 2008 Permalink | Replica
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    Sonetto 4 

    Leggendo Montale, di fronte al pensiero dell’ignoto.

    S’io ben t’udissi, tuba della morte
    a stento capirei d’aver udito
    poi rimarrei dinnanzi a te gecchito
    dimentico di duolo e mala sorte.

    Pensieri scorron quivi senza meta
    invano rincorrendo i cari estinti
    quelli che oblio del tempo ha già ben vinti,
    ridotti a simulacri senza pieta.

    Somma è l’iniquità dell’universo:
    alberga tra le pieghe di una foglia
    nell’austro scintillio di cielo terso;

    inutile è accostarsi a quella soglia
    oltre la quale ogn’om alfine è perso
    che mai dà nulla speme a nostra doglia.

     
  • Franciscus 7:50 am on June 14, 2008 Permalink | Replica
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    Sonetto 3 

    Simillimi a foglie vòte appariamo in mano alla follia altrui; ma quando il folle presunto è invero savio e mòve come giocator di dama le pedine, creando l’ingiusto in forma di giusto, che fare allora?
    Esto sonetto è mera invettiva contra chi mai il leggerà (spezie humana riprovevole di cattivi maestri) e se il leggesse mai capirebbe, e se il capisse mai acconsentirebbe ammettendo il vero.

    Poveri loro, in mano a quella gente
    sempre d’ogne pietade umana avulsa
    ad ogne azzione savia indifferente,
    mossa da vil paura e da ripulsa.

    Son pecorelle in mano a mal pastore,
    che al pascolo non reca, ma al macello
    sanza ascoltare le ragion del core:
    anima nera di peggior bordello.

    “Somma iustitia è somma iniquitade!”
    questo ti posso dir, tristo figuro,
    uomo-matita, ratto di cittade,

    tu che non riconosci il male oscuro
    che esplode in loro e brucia ogni bontade:
    senso di mie parol t’è così duro?

     
    • Gagarin 9:23 am on Giugno 14, 2008 Permalink | Replica

      Donde in te nasce cotanta rabbia messere wuemme?
      L’oscuro figuro è forse lo papa razzo?
      Spiegacillic..spiegaciloc…spiegacecilovic…’nzomma: illuminaci.

    • Hurricane 11:39 am on Giugno 14, 2008 Permalink | Replica

      ma rilassatii!!

    • WebmasterMascherato 5:02 pm on Giugno 15, 2008 Permalink | Replica

      @gaga: acqua

      @hurry: chissà quando, per ora non si può

    • Gagarin 6:12 pm on Giugno 15, 2008 Permalink | Replica

      ?_?

      Lo Bush infame?
      Lo nano psycho?
      Lo provveditore strunzolo?
      Lo macellaro che ti rifilò carna ‘variata?

      contro chi fu la tu ‘nvettiva?

      Nel brodo oscur
      qui noi or navighiamo
      messer wm a indovinar
      dacce ‘na mano.

    • WebmasterMascherato 6:39 pm on Giugno 15, 2008 Permalink | Replica

      “uomo-matita”, cosa assai selvaggia,
      essere umano, uomo/donna, triste,
      interpretarlo, ebbene, è cosa saggia:
      solo riesce il pensator che insiste…

      parlo di pecorelle allo sbaraglio
      guardate senza l’ombra di dolcezza,
      dannate per stoltezza o per gran sbaglio:
      per loro è giunta adunque l’ora sezza…

      parlar per chiari verbi m’è impossibile…
      escono le parol così dal petto;
      come asinel pilota un dirigibile

      covi la mia gran rabbia esto sonetto;
      amica mia, rinnego il cor sensibile
      e l’amarezza sale infino al tetto.

    • 16enne4ever 6:41 pm on Giugno 15, 2008 Permalink | Replica

      ahhh? -.-”

    • 16enne4ever 6:53 pm on Giugno 16, 2008 Permalink | Replica

      anche se con un suo piccolo aiuto ho finalmente capito il senso di questo sonetto…
      =) c’est la vie mon cher professeur…
      the world turns however.!.

  • Franciscus 6:51 pm on May 19, 2008 Permalink | Replica
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    Sonetto 2 

    Tempo addietro, in convenienti e dilettevoli conversazioni involto, mio fido amico confidommi sue tristi pene cui non diedi risposta chiara, né potei combattere esse con alcun’arma rettorica o loica. Solo la mira poesi e il buon Appollo mi trassero dalle pastoie e mi spinsero a scrivere esto sonetto. La prima parte è allocuzione al sudetto fido amico, acciocché non abbandoni la lotta a causa delle sofferenze in imo cordis; la seconda incita a prendere le armi contro il cieco fato; la terza, che è l’ultima terzina, parla del rimpianto quando nel canto “che cor disacerba” s’ha l’ultima speme.

    E non temere in core l’abbandono
    e non tenerti dentro tema e duoli
    e non temer di rabbia il gran frastuono
    e non voltare il volto come suoli…

    Altro che dirti? meglio non fuggire
    triste tua sorte od altro evento gramo:
    meglio affilar l’armi che morire,
    un pesciolino cieco preso all’amo.

    E se morremo… e sia! ma non disfatta
    la vita donerà, ma giusto fato,
    con gli occhi aperti e con la spada tratta.

    Il solo giusto ed unico rimpianto
    sarà guardare il duol dell’abbandono
    per intonare al cielo questo canto.

     
    • Hurricane 3:38 pm on Maggio 20, 2008 Permalink | Replica

      Complimenti bellissima poesia, questo inno alla vita incarnca perfettamente il modo di vivere che ho in mente, poi il pesciolino cieco mi ricorda tanto il mio poeta De Andrè che lo chiamava in causa nella sua “Sally”, complimenti

    • WebmasterMascherato 4:00 pm on Maggio 20, 2008 Permalink | Replica

      ti ringrazio molto, anche se stento a chiamare poesia un gioco di verso, puro divertimento

      la citazione è proprio quella, complimenti ;)

    • Gagarin 4:35 pm on Maggio 20, 2008 Permalink | Replica

      il medievalista che è in te ogni tanto fa capolino. Bravo.
      In bocca a lupo per il tuo amico :)

    • 16enne4ever 4:26 pm on Maggio 21, 2008 Permalink | Replica

      io la definisco “poesia” …. complimenti Sir Franciscus! :)

  • Franciscus 4:57 pm on March 31, 2008 Permalink | Replica
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    Sonetto 

    Il sonetto mi fu suggerito da un volo in aeromobile in cui si mischiavano voci fanciullesche e la visione di terre e mari ignoti dall’alto, e poiché ero armato di una matita e di un libro, lasciai che le parole corressero sull’ultima pagina. La prima parte tratta del rivelarsi delle cose e dei caratteri con cui stavo accompagnandomi: essa è la prima quartina. L’allocuzione nella seconda parte serve a richiamar gioia e tor via lagnanza e cruccio tam fortis in corde meo. Terza parte in due terzine invocano il buon Appollo, ché conceda di transire limina humani generis.

    Volare mi dispiega la sembianza
    di terre e mari e tanta cortesia,
    le voci mi risonan di baldanza,
    la mente qui ripensa a vita mia.

    Lasciami rimembrare in questa luce,
    dipinta qui dal dio di gloria e onore…
    lascia che per un ora io non sia truce
    e miri di sua face il grande cuore;

    eternami, son cosa in sé perfetta
    ignara dei difetti e dell’errare,
    senza che la sua angoscia sia distretta;

    amor non le dispiaccia ripensare,
    né la disturbi tema alcuna o fretta:
    transumanar m’è dolce in questo mare.

     
    • CrIsTiAn 12:12 pm on Aprile 1, 2008 Permalink | Replica

      bellissimo prof lei è un mito!

    • Anonymous 1:31 pm on Aprile 1, 2008 Permalink | Replica

      complimenti al novello leopardi!
      :)

    • Gagarin 4:08 pm on Aprile 1, 2008 Permalink | Replica

      Di difficile lettura, ma le immagini sono veramente belle.
      Bravo.

    • Chiara 8:50 pm on Aprile 3, 2008 Permalink | Replica

      ecco a cosa serviva la divina commedia…

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