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Posts Tagged ‘Silvia Raimondo’

Playlist 24: Silvia (3) – Rito-rito-ritornello!

Rito-rito-ritornello!

Zum-Zum-Zum, la canzone che ci passa per la testa, si appiccica ai neuroni senza pietà anche se tu non vuoi e non potrai staccartene nemmeno a cannonate. La resistenza è inutile: sarete assimilati! abbandonatevi al rito-rito-ritornello, il mondo è bello se ci sei tuuuuuuu…
Maledetta Silvia… ce la pagherai, ma splendida Play!

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Playlist
Trio: Da-Da-Da
Faust-O’: Oh Oh Oh
Adriano Celentano: Prisencolinensinainciusol

S’io fossi un libro? Di sicuro… non i miei!

gennaio 16, 2011 3 commenti

Ogni volta che ci troviamo di fronte alla sorridente ironia di Sil* ne restiamo deliziati: ve ne doniamo una stilla.

Ma vi siete mai messi nei panni dei vostri libri scolastici ammucchiati nella libreria?

Prendetevi  qualche secondo per pensarci. O se magari siete in un’altra stanza correte subito di la a guardarli, oscillate un po’ la testa da destra verso sinistra, come si fa quando si guarda un grande quadro in un museo alla ricerca del senso. Che ci vedete?
Nella mia libreria c’è un po’ di caos. Caos calmo. Nel senso che sono proprio io a crearlo a volte,giusto per creare un effetto dinamico, di…vissuto.

3 file di scaffali pieni zeppi di libri, quaderni e dizionari,

di cui il 57% mai utilizzati (anzi per fortuna che li prendo di 2° mano almeno potranno dire di aver trascorso un’infanzia felice);

il 3% a fine anno li scarto dai cellophane, li metto in uno scatolo da portare su in soffitta e puntualmente guardo l’etichetta dietro per legger il prezzo e dico con una faccia sdegna:  “soldi buttati!”;

ed infine (se ho fatto bene i conti) l’altro 30% di libri beh, li tengo giusto per dire “Dove ci sono libri c’è casa!” :D

Emh… ma guardate che potete anche distogliere lo sguardo dalla libreria ora eh? Anche perché se anche voi avete uno scenario di guerra così triste davanti, beh non mi resta che dirvi: nel frigo troverete di meglio!

PS. Saluto speciale al libro di religione, sempre lì da anni!

Silvia Raimondo

Traiettorie impercettibili

agosto 1, 2010 9 commenti

Quadro di Silvia Raimondo

Mi son sempre piaciute le rondini per il loro carattere schivo, poco propenso ad interagire con noi umani come fanno i piccioni, animali più ruffiani di un gatto per una briciola.
Nelle stazioni della ferrovia, lungo i portici, ne osservo i nidi, le direzioni cangianti delle traiettorie che mi sembrano un balletto soave ed invece è solo pura lotta per la sopravvivenza; ogni curva è la ricerca di una nuova pagliuzza per il nido, o forse un nuovo insetto da portare ai piccoli che sporgono il capo fuori dall’ingresso angusto.
In una provincia a cui nessuno poteva sfuggire, le rondini erano il viaggio, l’esodo che presuppone il ritorno, con quei larghi balconi pieni di gerani pronti ad accoglierle dando loro riparo, le strade lastricate di sole e azzurro. E assieme alle nuvole era tutto ciò che di più libero mi pareva offrire il mondo, non conoscendo le dure leggi che regolano ogni loro ora; la breve tenerezza che suscitavano era ignara di tutto.

Mi sono chiesto se provano amore le rondini. Come i cartesiani, ho avuto sempre il dubbio che gli animali fossero macchine biologiche, caricate dall’istinto come una molla ad agire e nulla più, cosicché i sentimenti che vedevo in essi, e nelle rondini in particolare (l’amore per i rondinini, la dedizione, il sacrificio), non era altro che un semplice riflesso dei miei sentimenti di ma uomo, biologia evoluta.
Questo dubbio non è stato fugato nemmeno quando tenni un rondinino in mano, caduto da un nido nel cortile della scuola e destinato alle fauci di un gatto. Tremava, di un tremolio attento e piccino, con un cuore che diceva vita, e chissà se si è salvato ed ha aperto le ali al volo mai verso l’Egitto.

Sparite le rondini della mia giovinezza nel paesino ormai pieno di plastica, me le ritrovo ora in città al posto di quei piccioni che fino a poco tempo fa dominavano il mio quartiere. Anzi, me le ritrovo sul mio balcone scacazzato all’inverosimile, mentre una piccola rondine pigola per fame e i suoi genitori si affannano a cacciare.
E penso che poco importa se sono macchine animate o in possesso di gioia e dolore, perché non ho prove definitive che la macchina animale non sia io.

Latte e Biscotti

giugno 20, 2010 7 commenti

Riceviamo e volentieri pubblichiamo il primo pezzo di una nostra lettrice “storica”, Silvia (sil*) Raimondo. Mille di questi pezzi, Sil!

È incredibile quante cose si riescano a pensare davanti una tazza di latte e biscotti: tanto per cominciare se in questo momento non ce l’avessi avuta davanti non avrei iniziato a scrivere… e avrei avuto ancora sicuramente fame!
Assaporare il primo sorso di latte mi ricorda l’infanzia, poi butto dentro il biscotto e inizio a pensare alla mia famiglia (il latte è anche buono da solo, ma sono i biscotti a dare il tocco magico). Dopo il primo si ha sempre più voglia di immergerne altri: ogni biscotto è come se corrispondesse ad un pensiero e per chi riesce a pensare più cose contemporaneamente, beh, diventa un grosso problema! Spesso proprio quando sei nel più bello e pensi che niente possa scomodare quel dolce momento, immergi la mano nel pacco dei biscotti e ti accorgi che sono finiti (la vita ed i suoi imprevisti…).

splendidi...

Se ti va bene ed hai anche tu una super mamma che si occupa della spesa, ti basta alzarti, prendere il nuovo pacco ed iniziarlo (le mamme: ecco perché molta gente dopo i 30 si ostina a vivere coi proprio genitori), altrimenti continua a gustare il tuo latte così per com’è, con lo stesso entusiasmo con cui avevi iniziato sedendoti a tavola.
Infine (beh, perché anche se si sceglie la tazza più profonda, prima o poi si arriverà al fondo) mmmmh… mi sa che vi svelerò un segreto: spesso quando mia madre mi presenta ai suoi amici questi le fanno: “ma cos’hai fatto a sta ragazza quand’era piccola per farla crescere così alta?! E mia mamma: ehh tanta acqua e concime!”; sapete quale credo sia il mio fertilizzante? Il latte e… tanto amore, non fatevene mancare mai.
Ed adesso credo che non mi resti altro da fare che lavare la tazza! ^__^

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