Archivio
Voci su Outbook – Recensione di Rosanna Bernacchia
Chi di recensione ferisce di recensione perisce.
O giù di lì.
Ora, se mai proverbio abbia un chissà che di fondamento è giustappunto da farsi risalire a questa raccolta di racconti a cui mi ritrovo con onore e parimenti piacere al soggetto assoggettata e sorprendentemente pubblicata.
Conseguentemente, dall’alto dell’espressione algebrica dei miei sentimenti, io tosta m’accingo a diverbiare su tutto quel che ne consegue e su tutto ciò che vi si deduce. Un, due, tre, abbasso il duce.
D’altro canto mi vien da pensare che una recensione non è un saltimbanco e nemmeno un saltimbocca e non si può di certo scriverla alla
comevienevienetantochissenefregasequandolaleggonodiconochecaxxohascrittostaquà?. Trullallero e trullallà.
Indi per cui poscia, ho pensato di trarre sublime ispirazione da i famosi apoftegmorismi Pierredaccorani di lontana memoria poiché sembra oramai appurato, se non addirittura scontato, che una recensione non è certo facile come farsi una passeggiata, o mangiare marmellata, inghiottire una testata, naufragare una fregata. Ita, uta, ota, ata.
Per cui a questo punto e virgola credo di aver scelto con grande cura termale di fare ricorso – per recensir la recensione- alle parole di un mio grande e indimenticabile amico, nonché filosofo, nonché scrittore, nonché etilista che visse tra la polvere dal 1996 al ’99 in fondo al secondo scaffale a destra della mia libreria. Poi lo persi di vista quando cambiai la colf.
Per finire: il libro mi piace assai. Bravi. Bene. Bis.
E chi ha qualcosa da dire la dica o taccia per sempre.
Io modestamente lo dicei.
Lo dicetti.
Lo ditti.
Desideri ordinare Outbook, la nostra fanzine Out o lo speciale OutDeluxe? invia un email a laposta.out(chiocciola)
gmail(punto)com ^^
Hanno sparlato di noi