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  • Franciscus 3:18 pm on June 1, 2009 Permalink | Replica
    Tags: racconto,   

    Sogni di bambini 11 

    11-  GUARDAMI…. GUARDAMIIII!!!

    La voce imperiosa stava sul capo di Arjen Robben e le parole rimbombavano nella testa quasi fossero cose, ogni sillaba tagliuzzata, sgorgata da bocche deformi davanti ai suoi occhi, gli si conficcava in testa facendosi largo fra le ferite traboccanti di sangue. L’erba del campo sotto i radi capelli gli dava uno strano tepore e si accorse che non era più fresca perché intinta del suo rosso liquido.

    - Spremuta di Arjen, – pensò. Riusciva ad essere di buon umore mentre tutti intorno a lui si affannavano. – 100% Robben…

    MI RICONOSCI? QUANTE SONO QUESTE DITA?

    Arjen Robben guardava il verde dell’erba e il rosso, intinse la punta dell’indice il quello strano calamaio e si passò il dito sotto gli occhi, come un indiano che partiva per la guerra, perché aveva la sensazione nemmeno tanto vaga che quella sarebbe stata la guerra peggiore della sua vita.

    IL DEFIBRILLATORE! CI LASCIA!

    Perché le cose ruotavano intorno a quello strano asse? perché urlavano? perché l’unica cosa che riusciva a vedere era il cielo? Gli parve di non udire più il suono del suo cuore, mentre un torpore innaturale lo avvolgeva, impedendogli di udire il suono del motore e la sirena che tanto gli davano fastidio.
    Pensò: – Poco male… il meglio avverrà quando e se riaprirò gli occhi. – E si addormentò.

     
    • rox 3:53 pm on Giugno 1, 2009 Permalink | Replica

      e…

      ps.:con la frequenza con la quale posti Sogni di Bambini conosceremo il finale entro il 2020…sempre se nel 2012 non succeda qualcosa…
      :D

    • WebmasterMascherato 4:05 pm on Giugno 1, 2009 Permalink | Replica

      moriremo tutti (cit.)

    • rox 4:10 pm on Giugno 1, 2009 Permalink | Replica

      Non è che ho paura di morire. Solo che non voglio esserci quando accadrà (cit.)

    • WebmasterMascherato 4:14 pm on Giugno 1, 2009 Permalink | Replica

      Basta trovare una scusa per assentarsi…

      Ero… rimasto senza benzina. Avevo una gomma a terra. Non avevo i soldi per prendere il taxi. La tintoria non mi aveva portato il tight. C’era il funerale di mia madre! Era crollata la casa! C’è stato un terremoto! Una tremenda inondazione! Le cavallette! Non è stata colpa mia! Lo giuro su Dio! (cit.)

    • rox 4:18 pm on Giugno 1, 2009 Permalink | Replica

      Potrei dire che ero andata a cercare gli occhiali da vista ( che non porto ovviamente)

      D’interessante c’è che, secondo gli astronomi moderni, lo spazio è finito. È un pensiero confortante, specie per chi non ricorda mai dove ha lasciato gli occhiali.(cit.)

    • WebmasterMascherato 4:23 pm on Giugno 1, 2009 Permalink | Replica

      cmq il prox lo posto domani, è già in testa…

    • rox 4:26 pm on Giugno 1, 2009 Permalink | Replica

      sempre se ricordi dove l’hai messa…:D

      Attendiamo fiduciosi ;)

  • Franciscus 8:53 pm on February 9, 2009 Permalink | Replica
    Tags: racconto,   

    Sogni di Bambini 14 

    L’unico modo per guardare un soffitto in movimento è stare male di qualcosa: allora qualcuno si prenderà cura di te caricandoti su un lettino a rotelle che zigzaga per stanze blu, abitate da gente in verde opaco. Arjen Robben, disteso su lenzuola piacevoli al tatto, seguiva incantato il regolare susseguirsi dei pannelli sulla sua testa, inframmezzati da luci fatate e un odore di cloroformio scaduto che lo faceva precipitare in quello strano delirio in cui le cose prendono la forma del desiderio. Si sentiva vagamente deluso, perché non se l’era immaginata così la strada per Agarthi.

    La sua fronte era calda, il suo desiderio intorbidato dalla paura. Sentiva chiaramente che il Re-del-Mondo sarebbe rimasto offeso dalla sua barba incolta e da quel camice povero che copriva a mala pena le sue nudità, di cui tutti potevano ora ridere senza ritegno. Lo avrebbe perdonato se le sue mani non portavano doni, ma erano trapassate da cannule invisibili? Avrebbe riso anch’egli quando sarebbe arrivato al suo cospetto, o avrebbe avuto compassione della disgrazia che aveva tolto luce ai suoi occhi?

    Troppi ostacoli alla sua vista, proprio ora che era entrato ad Agarthi passando dalla porta del palazzo, dopo che la sua lettiga aveva superato le guardie dalla veste verde. Ma i suo corpo era bloccato, i suoi occhi privati dell’orizzonte, poiché il Re-del-Mondo stava ad un solo passo da lui oltre un velo che nessuno osava sollevare, mentre la radio suonava soffice musica da ascensore, solo musica italiana.

    Seguì un buio altrettanto soffice, ma almeno privo di affanni.

     
    • Rox 6:51 am on Febbraio 10, 2009 Permalink | Replica

      Agarthi…prima o poi la trovo. La vidi in sogno una volta.

    • sicilianpride 12:30 pm on Febbraio 11, 2009 Permalink | Replica

      Se lo scopo di questo brano è mettere a disagio il lettore, ci riesce benissimo.

    • WebmasterMascherato 4:13 pm on Febbraio 11, 2009 Permalink | Replica

      @sam: beh già sarebbe un risultato notevole generare inquietudine

    • Anonimo 5:03 pm on Maggio 28, 2009 Permalink | Replica

      troppo complicati i sogni in basso… molto capibile quello della vaga musica dell’ascensore o cm lo kiama lei ” le note d radio italia”………..

  • Franciscus 1:56 pm on February 6, 2009 Permalink | Replica
    Tags: Giulia Truglio, racconto   

    This is my last resort… 

    Giovani scrittori crescono: riceviamo e volentieri pubblichiamo…

    This is my last resort…

    Proprio quando tutto sembra aver perso ogni significato, ogni piccola possibilità di salvezza, ecco che la mia vita si ritrova, come per incanto, in una nuova dimensione. Non più dolore, non più rabbia ma solo tanto vuoto da colmare. Una dimensione che si spalanca davanti a me, oscura e tenebrosa come in quegli incubi in cui non riesci a distinguere le cose con chiarezza, ma sai di poter scoprire qualcosa di bello, di indispensabile. Si apre l’immenso davanti a me, ritorna la mia adorata cima innevata ma con una differenza: adesso non c’è più Lui accanto a me, adesso sono sola, sola davanti all’immenso. Una solitudine che non mi spaventa, non più tristezza, non più malinconia ma adesso una nuova forza si riscopre dentro me: This is my last resort. Ecco la mia ultima resurrezione dopo l’ennesima ricaduta. Ma quest’immensità mi turba, mi preoccupa la sua vastità così invitante. Tutto da scoprire. Tutto da vivere. Forse troppo. This is my last resort . Queste parole mi risuonano nella mente, mentre un raggio di sole mi riporta sulla Terra. Ed ecco che mille dubbi affollano i miei pensieri…Sarò in grado di vivere? Sarò in grado di scoprire quell’immensità così affascinante?? Ma tutto scorre, il tempo mi insegue, la vita fugge ed io molto spesso non riesco ad afferrarla …Ti va di rincorrerla insieme? This is my last resort but…with you…

    Giulia Truglio

     
    • sil* 2:15 pm on Febbraio 6, 2009 Permalink | Replica

      *.*giulietta, che duciola…
      ti voglio bene :**
      “bravissima!”

    • Sme* 2:43 pm on Febbraio 6, 2009 Permalink | Replica

      Un giorno ho sentito dire ad una mia amica che da un pò ..mi è rimasta impressa questa frase..ed ancora oggi la uso per descrivere me.. Io spero invece che tu ritrovi il sorriso degli occhi..che è il più vero e il più bello che ci possa essere!!

      In bocca a lupo!

    • Denise 5:37 pm on Febbraio 6, 2009 Permalink | Replica

      Sono delle parole veramente profonde…complimenti non è facile mettere per iscritto i propri sentimenti.

    • sicilianpride 8:13 pm on Febbraio 6, 2009 Permalink | Replica

      mi ricorda alcuni dei miei primi scritti…

    • giulia 4:39 pm on Febbraio 9, 2009 Permalink | Replica

      grazie mille…non credo di meritarmeli tutti questi complimenti!!=)

    • WebmasterMascherato 4:43 pm on Febbraio 9, 2009 Permalink | Replica

      bravissima :D

      ps. sam mandaceli sti primi scrtti!

    • sicilianpride 4:48 pm on Febbraio 9, 2009 Permalink | Replica

      No, meglio lasciarli nel dimenticatoio.

    • giulia 2:33 pm on Febbraio 14, 2009 Permalink | Replica

      grazie sicilianprinde

    • sicilianpride 4:09 pm on Febbraio 16, 2009 Permalink | Replica

      di niente.

    • sil* 6:14 pm on Febbraio 16, 2009 Permalink | Replica

      sam, ma lo sai che tu a giulietta l’hai conosciuta? :D

    • sicilianpride 11:27 pm on Febbraio 16, 2009 Permalink | Replica

      Davvero!?! e chi è?

    • sil* 10:31 am on Febbraio 17, 2009 Permalink | Replica

      :D è stato un pm con noi al mare…

    • sicilianpride 10:15 pm on Febbraio 17, 2009 Permalink | Replica

      Uno delle tue amiche quindi…

    • sil* 9:34 am on Febbraio 18, 2009 Permalink | Replica

      ^^ sisi

    • sicilianpride 3:56 pm on Febbraio 18, 2009 Permalink | Replica

      va bè, non è che posso ricordarmele tutte :D

    • sil* 4:02 pm on Febbraio 18, 2009 Permalink | Replica

      :p Sam, ho cambiato email, lo sai?

    • sicilianpride 6:02 pm on Febbraio 18, 2009 Permalink | Replica

      non lo sapevo, qual’è?

    • sil* 7:19 pm on Febbraio 18, 2009 Permalink | Replica

      VOILà! con l’altra email non so xk ma non mi fa connettere + a msn e l’ho dovuta rifare
      silvia.raim(chiocciola)hotmail.it

    • giulia 8:33 pm on Febbraio 18, 2009 Permalink | Replica

      sil ma chi è??io nemmeno me lo ricordo

    • sil* 8:34 pm on Febbraio 18, 2009 Permalink | Replica

      ahuha ok. mi ricordo allora solo io che vi siete conosciuti…
      giu poi ti spiego :P

  • Franciscus 8:34 pm on December 23, 2008 Permalink | Replica
    Tags: racconto,   

    Sogni di bambini 2 

    Einstein vedeva arrivare la metro con passo fumiginoso e se ne stava seduto sui binari a sorseggiare il suo the ormai freddo, solo di fronte a una sedia vuota. Lo specchio rifletteva la sua immagine, i suoi capelli erano ormai bianchi da anni e la pelle rugosa.
    Calcolò il tempo dell’impatto con la metro e pensò come la tartaruga di Achille che infinite metà avrebbero reso la distanza che lo separava dall’impatto infinita, metà di metà di metà di metà…. Decise allora di impiegare meglio i dieci secondi che gli restavano: cinque per una maledizione, cinque per una beatitudine, per morire la migliore morte.
    Fu semplice il primo pensiero: maledì il momento in cui lo avevano concepito.
    Non riuscì ad elaborare una beatitudine. Nemmeno in tempi lontani aveva ricevuto una carezza, un sorriso: di cosa poteva essere felice nel momento della sua fine?

     
    • rox 10:15 am on Dicembre 24, 2008 Permalink | Replica

      sempre più bello.
      continua a scrivere che poi faccio copia e incolla e lo leggo tutto insieme!

    • WebmasterMascherato 10:24 am on Dicembre 24, 2008 Permalink | Replica

      grazie, conto su un giudizio obiettivo.

    • rox 1:37 pm on Dicembre 24, 2008 Permalink | Replica

      E’ obiettivo…poi, ovviamente, de gustibus…

    • lu-lu 11:39 pm on Dicembre 26, 2008 Permalink | Replica

      prof,ma c’è differenza tra una morte migliore ed una peggiore??

      Penso che non faccia poi così tanta differenza…

      (A mio avviso Einstein doveva essere felice che ancora riusciva a ricordare. Fa male,ed è sempre doloroso nn aver mai ricevuto un abbraccio o una carezza,ma Einstein aveva i suoi ricordi,le sue esperienze,erano suoi e soltanto suoi e nessuno se ne poteva appropriare)

      Se ha ancora la forza di percepire la mancanza di una carezza è proprio quella una beatitudine;la consapevolezza che gli era mancato qualcosa,e la cosa più bella è rendersene conto.

    • WebmasterMascherato 1:59 pm on Dicembre 27, 2008 Permalink | Replica

      tesi interessante lu, ma io mi attengo a quello che dice umberto Eco nelle Postille a “Il nome della Rosa” dove afferma che l’autore deve sparire dopo aver scritto. L’interpretazione dell’autore danneggia il lettore e le sue meditazioni. E’ pur vero, tuttavia, un altro fatto: non sempre tra autore, narratore e personaggi c’è identità di vedute: spesso (fatto paradossale) i personaggi hanno vita e ensieri “propri”, vivono come viviamo io e te, ma spesso in direzioni che non ci appartengono.

  • Franciscus 6:37 pm on December 18, 2008 Permalink | Replica
    Tags: Agarthi, Alice, Einstein, , racconto, , sogno   

    Sogni di Bambini 1 

    Einstein prese la metropolitana per Agarthi, ma si sentì stanco e chiese di scendere al conducente, Caronte occhi di bracia, che lo scaricò in una galleria buia di fronte ad uno specchio. Il sogno si interrompe, pochi momenti di buio. Il cappellaio matto non riusciva ad attraversarlo, ad andare oltre la sua immagine riflessa; ad ogni tentativo colpiva il vetro con la fronte senza risultato.
    Il cappellaio offrì del the ad Einstein e prese due sedie per far accomodare l’ospite in mezzo alle rotaie. Vincendo la sua australe timidezza, Einstein accennò allo specchio e domandò: “E’ lì la Terra Promessa?”
    “Come posso saperlo? Non l’ho mai vista…”, soggiunse il cappellaio fasciandosi la testa, aggiungendo: “…e se non incontreremo presto Alice saremo spazzati via dalla prossima metro”.

     
    • 5ilviucci4 6:50 pm on Dicembre 18, 2008 Permalink | Replica

      sisi, è il mio prof! ;)

    • WebmasterMascherato 7:01 pm on Dicembre 18, 2008 Permalink | Replica

      se il prof si vede dagli allievi :D sissì è la mia allieva :P

    • davidet89 5:48 pm on Dicembre 19, 2008 Permalink | Replica

      Da far invidia al miglior S.T. Coleridge.

    • Anonimo 10:31 am on Dicembre 20, 2008 Permalink | Replica

      cipicchia che bello! Continua, ti prego…

    • Anonimo 10:32 am on Dicembre 20, 2008 Permalink | Replica

      ehm…anonimo uguale Rox da school mentre gli students si danno ai baccanali prefestivi

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